“Commenti&Analisi” Ipotesi sorpasso alle Politiche (R.Mannheimer)

06/04/2005

    mercoledì 6 marzo 2005

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    Ipotesi sorpasso alle Politiche
    All’Unione 60 seggi più del Polo

      di Renato Mannheimer

        Qualcuno ha definito l’esito delle regionali di domenica e lunedì un evento storico. Altri, memori di «terremoti» simili avvenuti nel passato, hanno suggerito maggiore cautela. Di certo, il risultato elettorale, pur somigliante, almeno in parte, a quello delle europee dell’anno scorso, ha sconvolto gli equilibri politici. Alcuni elementi possono aiutare a valutare la reale natura del fenomeno.

        1) Quanti voti ha perso il centrodestra?

          La CdL ha subito un’erosione sia a causa dell’astensione, sia per defezioni a favore della coalizione opposta. I passaggi diretti sono più facilmente rilevabili confrontando il risultato odierno con le regionali precedenti, svoltesi nel 2000, dato che la percentuale di votanti è grossomodo la medesima. Una accurata analisi, prontamente effettuata dall’Istituto Cattaneo di Bologna, mostra come, considerando i voti ai candidati presidenti, il centrosinistra abbia guadagnato, rispetto ad allora, oltre due milioni di voti, a fronte di una perdita di entità quasi analoga da parte del centrodestra. Si tratta grossomodo del 7% dei votanti nel loro complesso. Che, ciò che è più importante, rappresentano quasi un settimo (13,8%) dei voti che il centrodestra ottenne nel 2000. E’ ragionevole pensare che gran parte di costoro sia passata dalla CdL all’Unione.

            E’ la prima volta da molto tempo che una elezione è caratterizzata da un così ampio flusso da una coalizione all’altra. Ma occorre ricordare che le ultime elezioni per il Parlamento, svoltesi nel 2001, videro una affluenza assai maggiore (di quasi il 10%) delle regionali dell’anno precedente e che una parte consistente di questi elettori «in più» scelse il centrodestra.

              Successivamente la partecipazione elettorale è ritornata a calare, ciò che ha portato a una contrazione dei consensi per la CdL, manifestatasi anche nelle europee dello scorso anno. Di qui l’ipotesi, più volte verificata dagli studi scientifici, che la gran parte dell’elettorato della CdL si sia in qualche modo «smobilitata» non recandosi più a votare. Insomma, la CdL ha perso sia a causa delle defezioni, sia per i flussi verso l’astensione. I secondi paiono maggiori delle prime. Considerando dunque le ultime politiche, in vista di quelle del 2006, il centrodestra dispone dal punto di vista quantitativo, di un mercato potenziale più ampio tra chi, avendolo scelto nel 2001, ha poi deciso di astenersi.

                2) Chi, nel centrodestra, ha perso di più?

                  L’erosione di consensi della CdL, si è concentrata perlopiù su FI, come peraltro si era già verificato alle europee del 2004. Il partito del presidente del Consiglio ha perso circa 7 punti rispetto al 2000 e quasi 10 rispetto alle politiche del 2001. Le altre componenti della coalizione mostrano erosioni inferiori se non addirittura – è il caso della Lega – degli incrementi. Con tutta probabilità, FI è stata colpita in quanto espressione diretta di Berlusconi. Priva di tradizioni di appartenenza ideologiche (tuttora presenti in An) o di specifici radicamenti territoriali (come la Lega) essa subisce direttamente l’andamento dei consensi per il Cavaliere. E paga, quindi, più di altri, il sentimento di delusione nei confronti dell’attività di governo presente in alcuni settori dell’elettorato dei centrodestra.

                    3) Dove la CdL ha subìto perdite maggiori?

                      Il dato che ha giustamente più colpito tutti gli osservatori è il calo di consenso – e la conseguente perdita – nelle Regioni meridionali. Ma, considerando il risultato del 2000, l’indebolimento maggiore si è verificato in Lombardia, ove l’erosione supera un quinto dei voti delle regionali precedenti. Ancora, i cali più consistenti si sono manifestati in generale nei contesti più urbanizzati. Vale a dire, in quelle che erano considerate le roccaforti del centrodestra.

                        4) Quali saranno le conseguenze future?

                          L’esito delle elezioni avrà da subito effetti importanti negli equilibri interni al governo. In particolare, il relativo successo della Lega potrebbe rafforzare le richieste e il ruolo del movimento di Bossi. Ma, al tempo stesso, la perdita di tutte le Regioni meridionali in gioco costituisce un segnale che, probabilmente, verrà raccolto dalle componenti della CdL che maggiormente si oppongono ad una eccessiva caratterizzazione «leghista» delle scelte di governo.

                            Sul piano dei rapporti di forza parlamentari, un primo computo (effettuato in ISPO da Paola Merulla e Serena Scocchia), sulla base dei risultati per provincia (in assenza, per ora, dei dati per ciascun collegio) mostra che, se se i voti fossero serviti per assegnare i seggi per la Camera, avremmo assistito ad un significativo cambio di maggioranza.

                              Le Regioni interessate al voto, infatti, esprimono 522 deputati, di cui 393 nella quota maggioritaria e 129 in quella proporzionale. Nel 2001 il maggioritario assegnò 171 parlamentari all’Ulivo e 222 alla Casa delle Libertà. Il proporzionale diede 59 deputati al centrosinistra e 70 al centrodestra. Oggi questa proporzione potrebbe addirittura invertirsi, specie per effetto del voto nel meridione. L’Ulivo avrebbe nel complesso 291 seggi, mentre la Cdl 231. In totale, dunque, si assisterebbe allo spostamento di 60 seggi da una coalizione all’altra. Ciò muterebbe radicalmente le maggioranze. E colpirebbe probabilmente in misura radicale la componente di FI.

                                Si tratta però, di una mera esercitazione di calcolo. Poiché, se fosse stata una elezione politica, avremmo assistito ad una campagna elettorale con candidati ed argomenti differenti. Nessuno può dire, dunque, in che misura il risultato di oggi sarà replicato l’anno prossimo. Dipende più che altro dalla capacità del centrodestra di riconquistare i suoi elettori, quelli transfughi e quelli astenuti. Ma, come in certe relazioni sentimentali, questa volta, forse, le promesse non bastano più.