“Commenti&Analisi” Inquietudine nella Quercia (M.Franco)

04/01/2006
    mercoledì 4 gennaio 2006

      Pagina 6 – Primo Piano

      La Nota

      L’attendismo degli alleati,
      inquietudine nella Quercia

        Massimo Franco

          Piero Fassino ritornerà dalle vacanze messicane fra stasera e domani. E a via Nazionale lo descrivono tranquillo: pronto ad affrontare la direzione diessina dell’11 gennaio, senza discostarsi troppo dalla linea difensiva delle ultime settimane. Sembra che il segretario la consideri l’unica scelta contro intercettazioni giudicate penalmente assai poco compromettenti; ma imbarazzanti dal punto di vista politico e dell’etica di sinistra. Dietro questa trincea costruita con sacchi di diplomatica sicurezza, tuttavia, si indovina un partito preoccupato di dover camminare per mesi con i piedi nel fango; e irritato dai silenzi, giudicati ingenerosi, di alleati come Romano Prodi e Francesco Rutelli.

          Ma soprattutto, a creare ansia è la sensazione che con la campagna elettorale le «rivelazioni» si possano moltiplicare; e che il caso Unipol sia un grimaldello per approvare provvedimenti chiesti da mesi dal governo. Ieri il presidente del Senato, Marcello Pera, ha evocato esplicitamente una legge contro le intercettazioni telefoniche. Ricordando le oltre 100 mila linee sotto controllo, Pera ha parlato di «soluzioni condivise da maggioranza e opposizione, anche con strumenti di urgenza». E Roberto Castelli ha spedito gli ispettori del ministero della Giustizia alla Procura di Milano.

            Sono mosse percepite come potenziali polpette avvelenate. Avallarle, per i Ds, significherebbe mostrarsi timorosi di quanto potrà emergere; e di dare ragione alle tesi sostenute da tempo da Palazzo Chigi. Respingerle, però, comporta il rischio di assistere ad uno stillicidio progressivo di rivelazioni che cominciano a disorientare l’elettorato dell’Unione. Il tentativo di proteggere il parlamentare Fassino attraverso un’iniziativa della giunta per le autorizzazioni, appare un’arma a doppio taglio. Ed è stato registrato con gelido disinteresse dal presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini.

              Insomma, i capi diessini saranno pure tranquilli. Ma i rapporti fra l’Unipol di Giovanni Consorte, ormai ex e sotto inchiesta, e Fassino e Massimo D’Alema, hanno preso una piega inaspettata. Le lettere sull’Unità di ieri erano un collage dell’inquietudine dei militanti. Non è tanto in discussione la tenuta dell’asse fra segretario e presidente del partito: gli attacchi della minoranza sembrano fatti più a futura memoria, che con la speranza fondata di un cambiamento prima del voto del 9 aprile. Ma il punto interrogativo, dilatato dalle intercettazioni in violazione del segreto istruttorio, è come i diessini ci arriveranno.

                Gli inviti ad ammettere «i gravi errori» con l’Unipol provengono dagli alleati. Le parole ruvide ma lucide dette al Corriere dal segretario del Prc, Fausto Bertinotti, sono un monito: almeno quanto la parsimonia verbale dimostrata fino a ieri dal presidente della Margherita e da Prodi. Anche se in quest’ultimo l’attendismo nasconde una preoccupazione: che il partito di Fassino e D’Alema, perno dell’Unione, riemerga non solo segnato come immagine, ma sfiancato elettoralmente dalle indagini sulle scalate bancarie spericolate dell’Unipol. Il silenzio berlusconiano, invece, è rotto da un affondo ufficioso: «Si stanno facendo male da soli».