“Commenti&Analisi” Il Welfare si riforma anche aiutando i giovani (Brunetta/Cazzola)

18/07/2003




        Venerdí 18 Luglio 2003
        Proposte




        Il Welfare si riforma anche aiutando i giovani


        DI RENATO BRUNETTA
        E GIULIANO CAZZOLA

        In un recente studio della Fondazione De Benedetti viene sostenuta la tesi (condivisibile) che il ripetersi dei rinvii allontani e renda sempre più difficile la prospettiva della riforma delle pensioni. L’età dell’elettore mediano (quello che viene preso di mira dai programmi dei partiti) si innalza sempre più, fino ad inoltrarsi in una fase della vita nella quale il momento della quiescenza (e della qualità della prestazione connessa) diventa la principale preoccupazione per una fascia di elettorato, molto compatta e determinata nella difesa delle proprie aspettative. Oltre a questo pericolo, lo studio ne individua un altro non meno insidioso: il formarsi di un’innaturale coalizione tra giovani non emancipati e anziani, nel senso che, all’interno dei rapporti familiari, i figli considerino la pensione anticipata del padre non già un atto iniquo nei loro confronti, ma una sorta di polizza per la loro condizione di non autosufficienza. Non a caso si stima che gli aiuti delle famiglie ai giovani non ancora completamente autonomi ammontino a 80 miliardi di euro l’anno. Così, anziché liberarsi delle proprie catene, i giovani finirebbero – nel privato – per fare "blocco sociale" con quei padri e nonni che li hanno condannati – nel pubblico – ad una vita professionale precaria, trasformandoli in tanti irriducibili Peter Pan. Qualunque Governo, con pretese di innovazione, (l’esperienza del 15 giugno francese è ancora viva) cercherebbe di sparigliare il gioco delle coalizioni conservatrici e di inserire elementi di contraddizione tra le generazioni. Così, a fianco di un piano coraggioso di riforma delle pensioni, il Governo dovrebbe promuovere un pacchetto di misure a favore dei giovani, avvalendosi in parte delle risorse risparmiate nel campo della previdenza. Sugli interventi di riordino pensionistico abbiamo già proposto soluzioni che vanno da un’estensione pro rata del calcolo contributivo ad una revisione delle "finestre" fino ad un vero e proprio ridisegno della normativa del pensionamento di anzianità che arrivi a fissare entro il 2014 dei nuovi requisiti (62 anni di età con 40 di versamenti contributivi ovvero 42 anni di anzianità di servizio a qualunque età anagrafica). Tale limite del pensionamento anticipato diventerebbe, poi, la futura soglia di accesso al pensionamento di vecchiaia a regime (che sarà flessibile da 62 a 67 anni con relativa correzione attuariale). Si è altresì calcolato che queste misure, con l’aggiunta di un contributo di solidarietà, sarebbero in grado di determinare risparmi cumulati (nel prossimo triennio) per 4,7 miliardi di euro. Parte di queste risorse potrebbero essere impiegate, appunto, nel piano a favore dei giovani, nei settori della previdenza e dei diritti sociali, della formazione e della casa.
        Pensioni. Gli iscritti alla Gestione dei parasubordinati presso l’Inps (escludendo quanti abbiano un’altra copertura previdenziale) riceverebbero – magari con un approccio graduale – un trattamento equivalente a quello riconosciuto ai lavoratori autonomi, ai quali è riconosciuta, da subito, un’aliquota di accredito del 20%, nonostante l’aliquota di computo arrivi a regime (al 19%) solo nel 2014. Soltanto ai parasubordinati si applica un regime che accredita, nel montante contributivo per la pensione, la quota corrispondente a quella che di volta in volta, secondo le scadenze di legge, viene pagata. Ciò avviene nonostante il forte attivo della Gestione. La misura proposta comporterebbe maggiori entrate per circa un miliardo di euro in tre anni, che sarebbero compensate, tuttavia, da un sostanziale incremento dell’aliquota di accredito. In connessione, poi, con la riduzione (fino a 5 punti) dell’aliquota contributiva per i nuovi assunti a tempo indeterminato vanno organizzate, con la necessaria gradualità, soluzioni che armonizzino la ritenuta pensionistica per tutte le tipologie di lavoro subordinato o economicamente alle dipendenze. Altri diritti sociali. Vengono estesi, prioritariamente, ai soggetti atipici il trattamento economico di malattia e l’assegno al nucleo familiare. L’estensione avverrà con gradualità triennale e tenendo conto delle specificità dei rapporti lavorativi.
        Formazione professionale. Attuare la Finanziaria 2003 circa il finanziamento di iniziative di formazione dei parasubordinati. Una quota pari al 10% degli introiti derivanti dall’abolizione del divieto di cumulo tra pensioni di anzianità e redditi da lavoro (tanto mediante la sanatoria, quanto grazie al versamento una tantum). Si stima che si tratti, nel 2003, di 8 milioni di euro. Poiché gli effetti delle sanatorie si esauriscono, le ulteriori risorse per gli anni a venire saranno a carico del contributo di solidarietà. Nella regolazione del contratto di progetto di cui alla legge Biagi viene previsto un diritto alla formazione per il lavoratore, nel senso che l’orario di lavoro dovrà tenere conto degli impegni di studio del prestatore. Viene finanziato un piano triennale per il conseguimento dell’obbligo e l’alfabetizzazione informatica. La frequenza dei corsi di recupero da parte dei ragazzi è la condizione per riconoscere un reddito di ultima istanza alla famiglia. Politica della casa. Nel quadro della dismissione degli immobili degli enti previdenziali gli appartamenti sfitti sono posti in vendita, con i benefici riconosciuti ai locatori, alle giovani coppie. Gli enti pubblici che smobilizzino, fuori dalla cartolarizzazione, il loro patrimonio edilizio devono riservarne una quota alle giovani coppie. Le Prefetture, nelle città a più alta densità abitativa, promuovono un coordinamento delle disponibilità abitative per reperire appartamenti in affitto per giovani, con l’applicazione di canoni calmierati per i primi cinque anni. Si può pensare ad una sorta di Fincasagiovani, un fondo partecipato dallo Stato, dai maggiori enti previdenziali e dalle banche, che eroghi mutui agevolati per l’acquisto dell’abitazione da parte di giovani. Lo Stato copre una quota degli interessi. Queste ed altre proposte simili possono realizzare un più alto livello di equità sociale e disinnescare la mina di un conflitto intergenerazionale che è insito nelle contraddizioni di un modello di solidarietà ingiusto e squilibrato.