“Commenti&Analisi” Il Governo sbaglia a rifiutare il dialogo con il sindacato (R.Bonanni)

18/05/2004


        sezione: ITALIA-LAVORO
        ata: 2004-05-18 – pag: 21
        autore:

        Intervento
        Il Governo sbaglia a rifiutare il dialogo con il sindacato
        Raffaele Bonanni
        * Segretario Confederale Cisl Responsabile Mercato del Lavoro e Mezzogiorno

        La decisione del Governo di porre la fiducia sulle pensioni è la prova evidente di come questa maggioranza ha inteso, e intende, regolare i suoi rapporti con il sindacato. A pochi giorni dal salvataggio in zona Cesarini dell’Alitalia, nel caso della previdenza si è scelta la strada opposta: quella dello scontro sociale, come se concertazione e confronto fossero optionals da praticare a corrente alternata, a seconda delle convenienze o delle opportunità politiche. È vero: il Parlamento è sovrano in un Paese democratico. Ma la concertazione è proprio l’alternativa al "lobbismo" dei poteri forti, alle scelte unilaterali: è lo strumento per ristabilire il necessario "clima di fiducia" di cui parlano ripetutamente il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, e lo stesso presidente designato di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, quando propone una «nuova assunzione di responsabilità da parte di tutti». Dalla firma del Patto per l’Italia il Governo ha rinnegato le sue stesse scelte: gran parte del lavoro proficuo che avevamo impostato con Marco Biagi è stato spazzato via da decisioni discutibili. Si è scelta una strada miope e autoreferenziale, provocando indugi e ambiguità nell’ala riformatrice del sindacato, e chiusure demagogiche e populistiche nell’ala antagonista. È ciò che è successo nel caso della vertenza alla Fiat di Melfi, dove speriamo non venga disperso il patrimonio della partecipazione e degli strumenti bilaterali sui quali la Cisl aveva speso le sue energie negli anni passati. L’Italia rischia di somigliare sempre più alla Francia, dove l’antagonismo è una prassi praticata sia dai Governi, sia delle stesse parti sociali, in assenza di una politica di mediazione. Oggi siamo di fronte ad un declino complessivo del sistema produttivo italiano, ad un peggioramento del divario tra Nord e Sud. Il rischio è la colonizzazione da parte di altri Paesi, l’uscita dai settori a forte crescita produttiva, per esempio l’elettronica di consumo o l’industria farmaceutica. Almeno 100mila posti sono a rischio. Per questo appare assurdo che il Governo non abbia voluto affrontare finora con il sindacato il nodo della competitività del sistema Italia. Non si è voluto discutere sul tema della riforma del welfare e delle condizioni economiche di milioni di pensionati, i contratti pubblici non vengono rinnovati nei tempi prefissati, l’inflazione ed i prezzi aumentano senza alcun intervento. Nel frattempo si pensa confusamente ad una revisione degli incentivi fiscali, ad una riduzione delle imposte, senza un disegno organico ed una vera politica di sviluppo del Paese. Ecco perché il sindacato ha il diritto di protestare, e di mettere in campo le sue proposte. Non possiamo rimanere inermi. Negli anni ’90 il Paese riuscì a centrare l’obiettivo del risanamento economico e della moneta unica con il più ampio consenso sociale. Ma anche allora il sindacato si oppose duramente a provvedimenti "imposti" con la fiducia parlamentare, mettendo in campo le sue proposte alternative. Questa è la storia e il nostro modello di fare sindacato. La Cisl non ha mai creduto alla logica del "governo amico". Siamo stati e siamo pronti a dialogare con qualsiasi maggioranza. Ma se oggi il Governo Berlusconi pretende di regolare i rapporti con il sindacato a colpi di "machete", trasformando il dialogo sociale in una sterile consultazione, commette un grave errore di sottovalutazione. Un errore che alla lunga potrebbe costare molto caro non solo allo stesso governo, ma a tutto il Paese.