“Commenti&Analisi” Il falso mito della ricchezza nascosta (A.Recanatesi)

27/06/2005
    lunedì 27 giugno 2005

      Pagina 29

        I CONTI IN TASCA

          L’economia in nero
          e il falso mito della ricchezza nascosta

            Il sommerso è già compreso nel calcolo del Pil, se venisse
            scoperto non ci sarebbe nessun aumento del prodotto
            Anzi, la recessione diventerebbe ancora più pesante

              di Alfredo Recanatesi

                L’ECONOMIA sommersa non è una riserva occulta di produzione del reddito che se fosse considerata nelle statistiche ufficiali trasformerebbero la recessione o la stagnazione in crescita, o una riserva di imponibile da tassare per rimettere a posto i conti pubblici. Tutt’altro: l’economia sommersa è quella parte dell’attività economica che sarebbe posta fuori mercato se fosse in qualche modo costretta ad emergere e dovesse, dunque, applicare i contratti di lavoro ai propri dipendenti, pagare i contributi obbligatori, versare le tasse stabilite dalla legge. Se emergesse, si dissolverebbe come neve al sole determinando una contrazione del Pil e, dunque, aggravando la recessione. Il prodotto dell’economia sommersa, infatti, è già compreso nel calcolo del Pil nazionale, ricostruito induttivamente attraverso indicatori indiretti quali il livello dei consumi o l’impiego di energia elettrica. Se dovesse emergere e si dissolvesse perché non competitivo con le condizioni del mercato, farebbe venir meno l’apporto che comunque da al Pil nazionale.

                La formazione di un sistema economico parallelo a quello ufficiale risale agli anni ’70. Allora le rivendicazioni economiche e sociali si scontravano con un sistema economico che non era in grado di sostenerle. Lo scontro alimentava tensioni sociali che tendevano a degenerare sempre più nella eversione politica ponendo problemi che non avevano soluzione all’interno delle leggi e delle regole formali. Così si cominciò a consentire che la pressione sulle risorse pubbliche, ed in particolare sulla spesa per lo Stato sociale, cominciasse a compromettere gli equilibri della finanza pubblica, avvitando quella spirale che sarebbe poi esplosa all’inizio del decennio passato, mentre la pressione sulle risorse dell’economia privata fu ammortizzata lasciando che parte di questa si affrancasse dai vincoli e dai costi imposti dal rispetto delle leggi e delle regole. Non è superfluo aggiungere che questa parte dell’economia, quella sommersa, non è cosa tanto diversa e distinta da quella emersa. Una attività solo sommersa difficilmente potrebbe reggersi: non si può fare tutto in nero, acquisti, vendite, paghe, incassi, pagamenti, locali, energia, trasporti. Il sommerso è piuttosto una estensione dell’emerso; attività produttive contabilizzate e dichiarate solo in parte, acquisti di materie prime e semilavorati fatturati solo in parte, vendite formalizzate allo stesso modo. Quasi sempre l’attività sommersa è svolta da aziende emerse, censite, ufficiali; o subfornitori di aziende emerse che producono in nero una quota di produzione aggiuntiva (tipico il caso dell’abbigliamento griffato realizzato da piccole aziende in Italia e fuori).

                L’economia sommersa è la conseguenza dell’incapacità del sistema produttivo di impiegare tutti i fattori della produzione disponibili – essenzialmente il lavoro – a condizioni coerenti con l’evoluzione, lo sviluppo, il benessere di un Paese come l’Italia. L’economia sommersa non è l’evasione fiscale, ma si avvale dell’evasione fiscale come mezzo indispensabile alla sopravvivenza. È l’economia che altrimenti non ce la farebbe, che negli anni ’70 fu aiutata, se non addirittura promossa, per risolvere le drammatiche tensioni di quel tempo e che da allora si perpetua come area di attività senza alternativa. Anche oggi non viene combattuta come si potrebbe perché una vittoria della legalità aprirebbe acutissimi problemi sociali in molte delle zone più problematiche del Paese e creerebbe serie difficoltà a molte delle imprese emerse che si reggono in quanto "sommergono" una parte della loro attività. Sono molti i casi nei quali l’emerso e il sommerso si sostengono e si integrano a vicenda.

                  Se questa è a realtà, allora non solo l’economia sommersa non è una ricchezza, ma è la espressione di alcune delle tante contraddizioni dalle quali l’Italia non riesce a venir fuori. Tanto meno può essere una riserva, per tirar su gettito fiscale e contributivo ed ammansire i partner europei, preoccupati per la evoluzione della finanza pubblica italiana. Non è un caso che molti ci abbiano già provato senza alcun risultato. A mettere in un qualsiasi piano programmatico un recupero di risorse dall’economia sommersa a copertura di misure per tonificare l’economia o per sostenere il potere d’acquisto delle famiglie, si farebbe presto; ma crederci poi sarebbe un’altra cosa.