“Commenti&Analisi” Il costo della vita è troppo alto? (L.Paolazzi)

15/09/2003



    Domenica 14 Settembre 2003

    ANALISI
    Il costo della vita è troppo alto? Non è tutta colpa dell’euro
    Nelle indagini dell’Istat c’è già l’effetto mpneta unica


    di LUCA PAOLAZZI

    Un numero, tante opinioni. Mai come dall’arrivo dell’euro le cifre sull’inflazione sono diventate argomento preferito di conversazione che ha sopravanzato perfino la chiacchera metereologica sui capricci del tempo.
    Sui prezzi gli italiani riescono miracolosamente ad andare tutti d’accordo: i rincari sono fortissimi e l’inflazione vera, quella sperimentata dalle nostre tasche, è molto più alta di quella misurata dall’Istat. «Ma dove vanno a fare la spesa quelli che producono le statistiche?», è il commento unanime.
    In realtà, spesso la confusione lede la capacità di valutazione. Anzitutto, si confondono i livelli con le variazioni. Se, infatti, conversate con qualcuno e gli chiedete una prova dei forti rincari non vi indicherà una variazione percentuale (l’aumento del prezzo della pizza) ma un costo (quello della pizza, appunto).
    La seconda confusione è tra variazioni anche significative di alcuni prezzi (per dire: le zucchine sono aumentate del 35%, i campeggi del 30%) e la loro incidenza sull’insieme della spesa (quanti zucchine e servizi di campeggio effettivamente acquistiamo). La terza confusione è tra l’esperienza individuale e i dati complessivi dell’intera nazione. È vero: i secondi sono una media e il consumatore medio non esiste in carne e ossa; ma quella media vuol dire che a fronte di persone che hanno una borsa della spesa rincarata di più ce ne sono altre per le quali è rincarata di meno.
    Quest’ultimo aspetto rimanda direttamente alla completezza del paniere e alla validità delle rilevazioni. Ricordardiamone alcune caratteristiche. Prima, il paniere è composto da 960 prodotti. Sono pochi? Sicuramente sì rispetto alla varietà degli acquisti non solo dell’intera nazione, ma anche di un singolo consumatore: basta pensare a quanti tipi di biscotti o di acque minerale o di saponi o di magliette comperiamo. Nel paniere ce n’è uno che rappresenta tutti gli altri. Questa riduzione in scala è inevitabile, come lo è quella necessaria a riportare su una cartina stradale il territorio di una regione o di una nazione. Una cartina in scala uno a uno è perfettamente inutile. La scala usata dall’Istat non è troppo piccola? No. Anzi, secondo il Fondo monetario, che valuta la bontà delle statistiche di ciascun Paese, è perfino troppo grande, ci sono troppi prodotti nel paniere.
    Seconda, il paniere viene cambiato ogni anno. Non regge quindi l’accusa che sia vecchio. Terza, ogni mese vengono rilevati 300mila prezzi in 29mila negozi e l’affitto di 10mila abitazioni, in 81 capoluoghi di provincia (dove risiede l’86,9% della popolazione italiana); l’estensione della rilevazione supera quindi abbondantemente qualunque esperienza individuale. Quarta, anche i pesi del paniere (cioè quanto ogni singolo prezzo contribuisce alla dinamica complessiva) sono ricalcolati ogni anno, sulla base della composizione della spesa dei consumatori, e ciò spiega il peso degli affitti e dell’Rca auto (per ulteriori approfondimenti si rinvia a www.istat.it/Comunicati/Fuori-cale/allegati/Paniere-20/ comun-paniere2003.pdf.).
    Tutto ciò non significa che l’avvento dell’euro non abbia dato una spinta ai prezzi. In Italia molto più che nelle altre nazioni di Eurolandia, come dimostra la coincidenza tra il changeover e il riallargarsi della forbice nei prezzi al consumo. Ma questa spinta, appunto, è già inglobata nei dati Istat. Lo dicono i numeri, che non sono mai stati un’opinione.