“Commenti&Analisi” Il conflitto sociale motore della democrazia (A.Touraine)

10/07/2003

giovedì 10 luglio 2003 
 
Pagina 16 – Commenti
Il conflitto sociale motore della democrazia
          ALAIN TOURAINE

          È VERO, tanto raramente si riflette sulla democrazia, quanto assiduamente se ne parla e non sembra esserci un motivo preciso per disquisire sulle definizioni formali, come quella di Dahl, e su considerazioni morali piuttosto che politiche, oppure storiche piuttosto che analitiche. Ecco spiegata l´importanza dell´articolo di Michele Salvati (13 giugno scorso). Non ho nulla da dire su ciò che in quell´articolo può forse essere di maggior utilità per gli italiani, vale a dire il monito affinché non si limitino a esprimere disprezzo per Berlusconi. È in qualità di cittadino di un paese democratico che voglio esprimere quanto abbia apprezzato le idee di Michele Salvati e approfondire una questione della massima importanza.
          Affinché il processo decisionale possa partire dal basso, ascendere verso l´alto e lì rimanervi, al riparo da ogni forma di assolutismo, è necessario che siano soddisfatte tre condizioni fondamentali. La prima è che per poter essere presentate al mondo politico le rivendicazioni sociali devono essere sufficientemente definite, trasparenti ed equilibrate. Dal canto suo il mondo politico deve non soltanto saper rispondere alle esigenze della democrazia rappresentativa, ma deve soprattutto essere credibile nelle modalità con cui opera e nella definizione delle sue campagne principali. Infine, la tutela contro ogni forma di assolutismo presuppone che l´affermazione dei diritti individuali, che condizionano tutti gli interventi politici, sia garantita al di sopra delle istituzioni – in particolare a livello costituzionale. Chiarisco subito, tuttavia, che oggi l´ambito di questi diritti si è considerevolmente dilatato. A partire dalla fine del XIX secolo, ai diritti sociali si sono aggiunti i diritti civili, e in seguito – molto più recentemente – i diritti culturali, al cui nucleo potrebbero ascriversi i diritti cosiddetti di "genere", ovvero il riconoscimento dei diritti delle donne e delle minoranze sessuali. L´analisi di Michele Salvati insiste sull´opportunità del senso della misura, in quanto il sistema democratico non può funzionare qualora le richieste che gli sono rivolte non siano contenute, allorché non sia possibile fornire soluzioni quantomeno parziali a problemi a loro volta disomogenei, e infine qualora non vi sia uno scontro diretto con un potere autoritario. Questa riflessione apparentemente marginale in realtà è estremamente importante, perché se una situazione si presenta come rivoluzionaria, come se dovesse implicare delle riforme radicali che esulano dall´ambito di tutti i contesti istituzionali, diverrebbe impossibile parlare di democrazia. Se noi consideriamo la democrazia come un valore supremo, è proprio perché l´epoca delle grandi rivoluzioni si è conclusa, perché crediamo necessario apprendere a gestire le nostre vicende piuttosto che lasciarci travolgere da una tempesta. Ho dunque chiarito, in relazione al livello superiore, quanto la democrazia richieda l´eliminazione più completa possibile di tutte le istituzioni la cui funzione consiste nel mantenere, trasmettere o adattare un ordine consolidato. A tale livello superiore, quello degli interventi dello Stato e delle politiche pubbliche, la cosa più importante è diffondere quanto più possibile il principio dei diritti umani, che fornisce il presupposto non sociale indispensabile al buon funzionamento degli insiemi sociali. La libertà, l´uguaglianza, la giustizia non sono forme di organizzazione sociale, bensì principi che si oppongono a – o cui sono contrapposte – tutte le aspirazioni del potere e del governo, alle quali si piegano molto più volentieri coloro che detengono l´autorità. È dunque del livello inferiore, quello in cui si configurano le rivendicazioni, che occorre innanzi tutto occuparsi. Io credo che sia opportuno pertanto formulare l´ipotesi che non possa esistere una democrazia che non è stata partorita o messa inizialmente in moto da un movimento sociale, che a sua volta potrebbe anche prendere una piega non democratica, ma che deve invece incanalarsi verso la democrazia senza fare del tutto assegnamento sui pregi del sistema democratico stesso. La democrazia sociale, alla nascita della quale abbiamo assistito alla fine del XIX secolo, seguendone quindi lo sviluppo nella seconda metà del XX, fu il frutto dell´impegno del movimento operaio, perfino nei paesi democratici che tardarono maggiormente a riconoscere i diritti sociali, come avvenne negli Stati Uniti e in Francia, a differenza della Gran Bretagna e della Germania. Più precisamente fu il movimento operaio, il sindacalismo, che concertò tutte le varianti del Welfare state che dopo la seconda Guerra mondiale o in anni a noi più recenti hanno trasformato i paesi europei. Il motivo principale del gravissimo e crescente cedimento della democrazia odierna è che essa non porta più in ambito politico le istanze del movimento sociale. Al contrario, si potrebbe quasi affermare che nel mondo occidentale, e negli Stati Uniti più ancora che in Europa, il riconoscimento dei diritti culturali è in regresso, tanto esasperata è diventata la paura dell´insicurezza, del terrorismo, del fanatismo religioso, ecc. Laddove fino a poco tempo fa si udivano ancora appelli alla diversità e al pluralismo, ora si sente difendere il concetto predominante di convergenza dei valori culturali dominanti. A causa del suo attaccamento alla dimensione più internazionalista in tema di difesa dei diritti umani, la Francia è anche il paese in cui è più forte il diniego a riconoscere i diritti culturali, al punto che rischia che in futuro si verifichino degli scontri – scontri che peraltro alcuni sembrano perfino vagheggiare, auspicando che questo paese laico conduca contro l´Islam una lotta altrettanto lunga e risoluta quanto quella combattuta in passato contro la Chiesa cattolica. Così, diventa difficile e pressoché impossibile per una forza politica patrocinare il concetto secondo cui la diversità dei mezzi di modernizzazione non contraddice l´insieme di ciò di cui è fatta la modernità: il razionalismo, la laicità, il riconoscimento dei diritti della persona. Ci fu un periodo in cui il movimento femminile riuscì a innescare delle riforme legali e amministrative sufficienti a far parlare di un´ulteriore passo avanti della democrazia. Tuttavia i progressi ottenuti non comportarono l´affacciarsi di nuove rivendicazioni, così che ora le esigenze o le opinioni femminili non avvertono il bisogno di un´espressione politica.


          Questo è il concetto che vorrei annettere all´apprezzabile analisi di Michele Salvati: l´ordine politico non è maggiormente democratico se è indipendente dalle forze esterne che premono su di lui. Anzi, è proprio quando un movimento sociale si oppone alle forme costituite di dominazione e di funzionamento che i meccanismi democratici possono intervenire per evitare una lacerazione senza fine tra il conservatorismo e lo spirito rivoluzionario. Forse la frammentazione o la dissoluzione delle forze politiche è prodotta anc h´essa dall´assenza di questo primum movens, perché come definire la destra e la sinistra del mondo globalizzato se non tenendo presente che la destra si prefigge di parlare a nome delle forze più globali e più impersonali, prima di tutto il mercato, mentre la sinistra, che conferisce maggior importanza agli attori piuttosto che al sistema, è per sua natura più sensibile al necessario riconoscimento dei diritti sociali e culturali?
          È opportuno sottolineare la necessità di ridare priorità alle istanze e ai conflitti sociali, non tanto affinché questi soverchino le istituzioni politiche, ma al contrario, affinché siano in grado di trattare e di trasformare quelle rivendicazioni sociali in istanze di modelli democratici. È questo il trionfo della democrazia.
          La condizione imprescindibile per rafforzare la democrazia è che i nostri paesi, congiuntamente, a livello di Europa, siano capaci di elaborare e di proporre un progetto mondiale, che si contrapponga apertamente alle modalità di raffronto imposte dagli Stati Uniti, e che faccia assegnamento su una ricerca paziente e al tempo stesso fruttuosa di percorsi verso la modernità che non identifichino quest´ultima con le forme più estreme di modernizzazione – tra le quali vanno inclusi il laicismo o il repubblicanesimo alla francese. In altre parole, a ridare vita alle istituzioni democratiche sarà più di ogni altra cosa l´elaborazione da parte dell´Europa di una politica mondiale.


          (Traduzione di Anna Bissanti)