“Commenti&Analisi” Il condono del lavoro nero (A.Genovesi)

22/10/2004

            venerdì 22 ottobre 2004

            Il condono del lavoro nero

            ALESSANDRO GENOVESI*
            CGIL Nazionale

            La maggioranza di centrodestra vuole depenalizzare il lavoro nero in Italia. Dopo mille condoni, leggi ad personam, un più generale tentativo di abbassare il tasso di legalità e coesione civile nel paese, un discreto e non pubblicizzato (ovviamente) emendamento presentato dall’On. Tofani di An (e uno identico dall’On. Vanzo della Lega) – da inserire nella legge di conversione del decreto sulla proroga degli ammortizzatori sociali – chiede l’abrogazione dei commi 3, 4 e 5 della legge 73 del 2002 sul lavoro nero.

            Una legge, quest’ultima, che aveva mille difetti e che non avrebbe portato a nessuna massiccia emersione di imprese irregolari (come i risultati hanno poi dimostrato, ma questo avvenne non per l’eccesso di sanzioni come cercherò di spiegare); eppure un unico, imprevisto, pregio c’era in quella norma: era stata inserita, come avevano chiesto le parti sociali, una più alta sanzione per le imprese scorrette, visto i mille incentivi economici che la legge riconosceva a quelle che si sarebbero regolarizzate. I commi in questione che si vogliono oggi abrogare sono ovviamente quelli legati alle sanzioni. Essi recitano testualmente: “ferma restando l’applicazione delle sanzioni previste, l’impiego di lavoratori dipendenti non risultanti dalle scritture o altra documentazione obbligatorie, è altresí punito con la sanzione amministrativa dal 200 al 400 per cento dell’importo, per ciascun lavoratore irregolare, del costo del lavoro calcolato sulla base dei vigenti contratti collettivi nazionali, per il periodo compreso tra l’inizio dell’anno e la data di constatazione della violazione”. La legge fu un fallimento nei suoi aspetti promozionali (in 2 anni emersero meno di 4 mila lavoratori) perché basata su una politica di incentivi fiscali a esclusivo beneficio delle imprese (e non dei lavoratori), pensate per di più come corpi separati dal territorio e quindi da politiche di sviluppo in grado di permettere alle aziende di competere una volta alla luce del sole.


            In compenso, in soli 8 mesi (dati Cnel e Agenzia delle Entrate gennaio- settembre 2003), furono però recuperati (nonostante i mille condoni fiscali!) quasi 400 milioni di euro in più. Probabilmente troppo per alcuni del centrodestra e per una classe politica che ha scommesso tutto sull’aumento della precarietà “legale” (vedi legge 30) e sulla compressione dei diritti sociali (vedi welfare e pensioni). Come Cgil abbiamo chiesto a tutte le forze politiche e sociali un impegno affinché tali emendamenti non vengano approvati e chiediamo al Presidente della Commissione Lavoro del Senato di dichiararli inammissibili vista anche l’incongruità con le disposizione del decreto su cui stanno discutendo, relative agli ammortizzatori sociali.

            Sta di fatto che, mentre nei convegni e nei documenti ufficiali di tutti i partiti (si veda il sito di Alleanza Nazionale) quando si parla di lavoro nero è unanime la condanna e l’impegno per contrastarlo, nelle aule del Parlamento qualcuno scrive e presenta emendamenti di tal fatta (l’On. Vanzo è anche il relatore della legge di conversione suddetta). E così, senza troppi clamori, prima si sono trasformati gli ispettori del lavoro in consulenti a pagamento delle imprese (dls. 124/04) alla faccia di un conflitto di interessi che – coerentemente dal loro punto di vista – se non vale per il Presidente del Consiglio perché dovrebbe valere per dei semplici funzionari dello Stato; ora si cerca di ridurre le sanzioni contro il lavoro nero. Ma il Ministro Siniscalco sa che il lavoro nero in Italia produce 16 miliardi di euro l’anno di sola evasione previdenziale? Le organizzazioni datoriali non si sentono prese in giro da un Governo che depenalizza a favore delle imprese più scorrette, che fanno concorrenza sleale sulla pelle di milioni di lavoratori? Soprattutto lo sanno i tanti che, in buona fede, hanno votato Berlusconi (il quale con la scusa della mancanza di risorse gli ha ridotto le prestazioni sociali)? I cosiddetti benpensanti sanno che c’è chi riduce le sanzioni previste per uno dei reati più indegni per un paese civile, quello di far lavorare milioni di uomini e donne senza riconoscergli nessun diritto, nessuna tutela, nessuna protezione?