“Commenti&Analisi” Il Cencelli della Finanziaria (I.Diamanti)

23/12/2003




MARTEDÌ 23 DICEMBRE 2003

 
 
Pagina 28 – Economia
 
L´INCHIESTA
Sì definitivo alla manovra. Ecco come vengono distribuite politicamente le risorse
Un nuovo manuale Cencelli
per la geografia della manovra
          La legge di bilancio è l´espressione della Casa delle Libertà: troppo eterogenea, priva di bussola

          i partiti Ogni gruppo ha una corrente, a ognuna una concessione
          i localismi Si premiano le amministrazioni dove c´è una giunta amica
          il territorio La Lega difende il Nord, An il Sud. Forza Italia è un arcipelago

          ILVO DIAMANTI


          C´è un´altra politica, che si svolge all´ombra dei grandi progetti e delle grandi parole d´ordine. I conflitti di interesse, le riforme su pensioni e giustizia. La guerra e la pace. C´è una politica di bilancio che procede, furtiva, seguendo fini diversi da quelli dichiarati. Controllo della spesa, riduzione della pressione fiscale e allargamento degli investimenti. Rigore e virtù. Incorniciano un quadro dai contenuti assai diversi. C´è un´altra politica. La politica "reale": che vede partiti, leader, parlamentari intenti a coltivare la pianta del consenso. O meglio: le mille piante del consenso. Grandi, medie, piccole e piccolissime. Come avviene nella costruzione della legge finanziaria; e soprattutto nel decretone che la integra e ne precisa l´applicazione. Proietta una mappa confusa, frammentaria, che, valutata con attenzione, rivela alcuni assi; alcune logiche, da cui è possibile ricavare il disegno sotteso. Perché delinea gli interessi territoriali e sociali a cui si rivolgono gli attori politici di maggioranza.

          A) Il primo è l´asse che distingue maggioranza e opposizione. Nella finanziaria si privilegiano i contesti amici. Tanto più se confinano e coabitano con quelli avversi. Per cui si è generosi con la regione governata dal centrodestra, mentre si è più cauti con le città e, magari, il capoluogo, se amministrati dal centrosinistra. E viceversa. Ad esempio, come suggerisce l´inchiesta di Roberto Petrini (da cui ricaviamo i dati proposti in questa riflessione), in vista dei Giochi Olimpici invernali 2006, che verteranno su Torino (amministrata dal centrosinistra), è stato concesso un finanziamento cospicuo (3,5 milioni dal 2005). Ma nel comitato organizzativo sono stati inseriti due membri di nomina regionale e ministeriale (centrodestra), rompendo il sostanziale equilibrio politico precedente. Poi Roma. E´ destinataria di numerosi interventi, legati alla presenza ministeriale. Ma il capitolo su "Roma capitale", di competenza del comune (amministrato dal centrosinistra, sindaco Veltroni) non ha ricevuto finanziamenti. Lo stesso è avvenuto nel Nordest, dove al contesto veneto (amministrazione di centrodestra) sono state attribuite (per infrastrutture e logistica) risorse molto più copiose rispetto al comune di Venezia (giunta di centrosinistra).
          b) Il secondo asse marca la distinzione dei partiti di governo fra loro, impegnati a premiare le aree e/o le categorie e i soggetti a loro più vicini. La Lega, così, si è battuta a favore del rimborso dei crediti d´imposta, per una cifra pari a 3,2 miliardi. Iniziativa che interessa tutto il paese, ma riguarda ? e favorisce – particolarmente il mondo delle piccole e piccolissime imprese del Nord e del Nord Est. Ipotesi, peraltro, bloccata, per problemi di copertura finanziaria, ma compensata, in qualche misura, da altri provvedimenti e contributi: a favore delle comunità montane, della navigabilità commerciale del Po, ecc.
          Parallelamente, AN ha spinto per favorire il Lazio e, insieme all´UDC, il Mezzogiorno. Ottenendo, ad esempio, la proroga degli sconti fiscali ai comuni terremotati di Augusta; oltre alla riproposizione (infinita) dei fondi per il Belice.
          c) Naturalmente, le logiche di partito si incrociano con quelle di corrente e con quelle individuali, interpretate dai singoli parlamentari. I quali, a loro volta, rispondono alle pressioni che arrivano dalla società e dal territorio. Dai gruppi, dalle organizzazioni, dagli ambienti locali. Questo è il terzo asse sulla base del quale si delinea la mappa tracciata dalla legge finanziaria. Si traduce in una pioggia di microiniziative, finanziamenti, volti a favorire il contesto locale amico. E, in particolare, il soggetto economico, sociale, religioso, più vicino.
          Così, il disegno definitivo della legge finanziaria è opera di molte mani, di molti autori. Riflette un complesso gioco di pressioni incrociate. Difficile da regolare. Che, per questo, non presenta un profilo chiaro, obiettivi precisi. Riflette, invece, la molteplicità sociale e territoriale del nostro paese, ne indica e marca le distanze e le differenze. Rispecchia e, anzi, moltiplica, la debolezza del sistema politico in generale. Nella fattispecie, sottolinea la dipendenza dei partiti e della coalizione di governo rispetto ai contesti a cui si rivolgono. Che sono, com´è noto, molti e diversi. La CdL ha, infatti, vinto le elezioni anche perché appare ben distribuita sul territorio, dal punto di vista elettorale. Tuttavia, i partiti che ne fanno parte hanno una geografia molto caratterizzata. E canalizzano interessi molto distinti e distanti. Da ciò l´esigenza di promuovere interventi visibili e caratterizzati, talora, da alto contenuto simbolico. Tanto più in vista delle prossime scadenze elettorali: le amministrative del 2004, le regionali del 2005. Una scadenza che induce i partiti della CdL ad agire ciascuno per proprio conto. Quindi, spesso, contro gli altri. Da ciò la mappa che emerge dalla finanziaria "reale". Confusa, puntiforme, localista, stirata fra diversi punti del paese. Priva di una bussola. Se, in ambito politico e di governo, Silvio Berlusconi riesce ancora a svolgere, per quanto faticosamente, un ruolo unificante, quando si passa alla decisione e alla distribuzione circa le risorse, su base territoriale e di categoria, nel centrodestra non si vedono baricentri. Certamente non lo è FI. Partito nazionale, i cui elettori si distribuiscono da nord a sud, senza soluzione di continuità, FI appare a sua volta un arcipelago di contesti, che rivendicano interessi e domande di segno diverso e contrastante. Per cui FI, invece di "collare" i diversi soggetti e le diverse zone che coabitano nel centrodestra, ne subisce l´azione, rimanendone a sua "scollata"; e contribuisce, invece, ad accentuare le tensioni fra i diversi contesti locali, dove è insediata.
          Tanto più perché le risorse da spartire, in questa fase, sono davvero scarse. La stagnazione internazionale, ma soprattutto quella dell´economia europea e ancor più italiana, rende altamente difficile remunerare richieste tanto diverse. Tende, invece, ad alimentare pressioni e contrasti. A sommergere i buoni propositi e i progetti, per quanto approssimativi, indicati nel DPEF. In altri termini: la filosofia vaga, che ispirava la legge finanziaria in fase di presentazione, viene allargata, anzi "allagata" dalla massa limacciosa dei mille provvedimenti, che muovono da mille punti del paese e della società. Veicolati dai mille diversi attori comprimari che garantiscono sostegno politico ed elettorale alla maggioranza. Un magma, nel quale si distinguono alcune iniziative, che servono a partiti, correnti, gruppi e uomini politici locali, come bandiera. Da agitare contro le opposizioni. Soprattutto contro quelle interne alla coalizione. Per sfidare la concorrenza degli alleati. Le insidie portate dagli amici.
          Succedeva così anche in passato? Certamente sì. Nella prima Repubblica alla distribuzione delle risorse, prevista dalla legge finanziaria, partecipavano anche i partiti d´opposizione. Però: i partiti erano nazionali; organizzati; avevano una maggiore capacità di controllo sul territorio e di mediazione rispetto alle categorie e agli organismi sociali, culturali religiosi. Riuscivano per questo a regolare internamente le divergenze e distinzioni di interessi. Mentre ora le domande sociali e locali si rovesciano sui partiti (ciò che ne resta) in modo diretto, senza mediazione. Infine, le risorse generate dall´economia erano più ampie, vista la lunga stagione di sviluppo che ha accompagnato il dopoguerra. E i vincoli esterni più deboli. Permettevano maggiori margini di manovra, nella spesa. E poi quella era la prima Repubblica. La Repubblica proporzionale. Della in-decisione. Della clientela e della corruzione. La prima Repubblica. Ma questa compagine politica aveva promesso di girare pagina. Trasparenza, pochi obiettivi (chiari), libertà agli attori sociali e di mercato, autonomia e responsabilità dei contesti locali. Non è andata così, finora. Questa seconda Repubblica propone una mappa dell´Italia indistinta, slabbrata, scomposta in particolarismi locali, interessi economici e confessionali, quasi un Cencelli rivisitato. Quanto la prima. Più della prima. che riflette una coalizione politica frammentaria. L´immagine del premier, la rappresentazione mediatica, possono solo simulare, ma non imporre coerenza e identità a questa Italia frammentaria. Causa e riflesso di una (coalizione) politica frammentaria.