“Commenti&Analisi” I sindacati, la rappresentanza e il sistema maggioritario (P.Ichino)

25/03/2005

    venerdì 25 marzo 2005

      RAPPRESENTANZA

        I sindacati, la rappresentanza e il sistema maggioritario

          di Pietro Ichino

            Maggio 2003: il contratto dei metalmeccanici viene firmato soltanto da Cisl e Uil, su posizioni molto lontane da quelle della Cgil, maggioritaria nel settore. Gennaio 2005: dopo lunga trattativa, Cisl e Uil si accordano con la Cgil sulla piattaforma rivendicativa per il rinnovo del contratto, su posizioni vicine a quelle iniziali della confederazione maggiore. 11 marzo 2005: durante una manifestazione dei metalmeccanici a Roma il segretario della Cisl, Savino Pezzotta, viene fischiato da un gruppo di manifestanti della sinistra sindacale, che gli rimproverano l’accordo separato di due anni fa.

            12 marzo: Pezzotta protesta che i fischi sono ingiustificati perché oggi Cisl e Uil hanno ritrovato l’unità d’azione con la Cgil. Intanto, però, la trattativa per il rinnovo del contratto è bloccata: il 22 marzo il direttore di Federmeccanica, Roberto Biglieri, avverte che il settore è in grave crisi e che, se la base della trattativa è quella proposta da Cgil, Cisl e Uil, il contratto non verrà rinnovato.

            Quello di Biglieri non ha l’aria di un bluff: i margini di trattativa sono oggi persino più stretti di due anni fa. Cisl e Uil si ritrovano di nuovo a dover scegliere se restare allineate con la Cgil, così evitando i fischi in piazza, oppure aprire da sole una trattativa con Federmeccanica sulle misure necessarie per far uscire il settore dalla crisi: una profonda ristrutturazione del sistema retributivo e della disciplina degli orari, una scommessa comune tra imprese e lavoratori con sacrifici sicuri oggi e, nelle aziende che avranno vinto la scommessa, premio da spartire equamente domani, possibile ma non certo.

            La scelta va molto al di là della questione del rinnovo di un contratto. È la scelta tra due modelli di sindacato: da una parte il sindacato che si fida poco della controparte imprenditoriale e persegue la sicurezza e il benessere dei lavoratori mediante standard legislativi e collettivi elevati, inderogabili e uniformi sul piano nazionale; dall’altra il sindacato che punta su di una scommessa comune con il management, quindi è disponibile ad aumentare il peso della parte del reddito collegata alla produttività o alla redditività dell’azienda rispetto alla parte fissa; ed è disponibile al decentramento contrattuale e all’adattamento degli standard alle condizioni regionali e aziendali.

            Nessuno può affermare a priori che uno dei due modelli sia intrinsecamente migliore rispetto all’altro; anche perché la bontà del secondo dipende in larga parte dalla qualità del management col quale la «scommessa» viene stipulata. Ma una «unità sindacale» costruita sul compromesso, una ibridazione tra quei due modelli – ammesso che essa sia possibile – non sembra costituire oggi una prospettiva preferibile rispetto a quella di un confronto aperto e civile tra di essi, fondato sul riconoscimento reciproco di piena legittimità. Per questo occorre una legge che consenta la scelta tra i due modelli, abilitando a contrattare per tutti la coalizione sindacale maggioritaria, a livello di settore o di azienda.

              A ben vedere, se due anni fa il diritto vigente avesse impedito la «firma separata» del contratto dei metalmeccanici, probabilmente sarebbe stato meglio anche per le stesse Cisl e Uil. Perché i termini della questione sarebbero stati più chiari. Quel contratto ha potuto essere stipulato da Cisl e Uil da sole, ma di fatto applicato a tutta la categoria metalmeccanica, perché, a sessant’anni dall’entrata in vigore della Costituzione, non è stata ancora emanata una legge che regoli la materia. In questo ritardo la Confederazione di Pezzotta, insieme alla Confindustria, ha la responsabilità principale: è la Cisl a opporsi a una legge sulla rappresentanza sindacale, che invece la Cgil chiede da sempre a gran voce. Col rifiuto di questa riforma, la Cisl si è cacciata in un vicolo cieco.

              Certo, se ci fosse stata una buona legge sulla rappresentanza sindacale, nel 2003 Cisl e Uil non avrebbero potuto rinnovare da sole il contratto dei metalmeccanici. Ma a quel punto, poiché la Cgil non sarebbe riuscita a ottenere quel che chiedeva dalla Federmeccanica, il mancato rinnovo del contratto sarebbe stato chiaramente imputabile alla sua linea massimalista; e oggi, dopo due anni di digiuno contrattuale, quella linea sarebbe in crisi.

              Senza quella regola, il «contratto separato» stipulato da Cisl e Uil ha tolto le castagne dal fuoco alla Cgil, evitandole la responsabilità di infliggere ai lavoratori due anni di quaresima continua. Viceversa, se oggi il contratto non verrà rinnovato, la responsabilità non sarà della sola Cgil, ma anche di Cisl e Uil che le si sono accodate.

              Cisl e Uil non devono avere paura della regola maggioritaria, neppure nel settore metalmeccanico che le vede oggi in minoranza. Perché la crisi morde; le imprese hanno urgente bisogno di una controparte sindacale con la quale poter negoziare strategie nuove; e un sindacato che paralizza la contrattazione alla lunga è sempre perdente.