“Commenti&Analisi” I sindacati e il miraggio dell´unità – di G.Giugni

06/02/2003

6 febbraio 2003

Pagina 17 – Commenti
 
 
I sindacati e il miraggio dell´unità
          GINO GIUGNI

          L´evento più significativo nel tormentato mondo della sinistra appare oggi l´avvenuta rottura in atto dell´unità sindacale. La memoria torna indietro nel tempo di sessant´anni e risale al famoso Patto di Roma, di cui i lettori, anche i più giovani, avranno avuto, si spera, conoscenza in un modo o nell´altro. Il Patto del 1944 fu voluto da Buozzi, Grandi e Di Vittorio, tre nomi ormai passati alla storia, l´uno di parte socialista, l´altro di parte democristiana e l´altro infine di parte comunista. L´unità così costruita durò per così dire lo spazio di un mattino. Gli eventi s´accavallarono e al posto dell´unità subentrò la realtà della scissione. Nel giro di pochi anni, e cioè a partire dal 1950, si realizzò una nuova condizione d´equilibrio, nacquero così le tre confederazioni che ancora detengono il campo, e cioè la Cgil, la Cisl e la Uil. Nello svolgersi del periodo turbinoso del dopoguerra restò tuttavia valido un punto fermo. L´unità sindacale costituiva ancora un sogno, coltivato da pochi dirigenti, e in misura molto maggiore da una vasta base. Nel frattempo il mondo sindacale così scisso riuscì comunque a dar vita ad una intensa attività di contrattazione di gran lunga superiore a quella che fu propria di paesi a noi omogenei, come la Francia e il Belgio. Nella prassi contrattuale si affermò, come dato di fatto rilevante, il comportamento unitario tenuto dalle tre organizzazioni sindacali, la cui unità di azione fu sapientemente gestita da Angelo Costa, allora ben noto presidente della Confindustria.
          Cambiarono gli anni e passarono i decenni, l´unità restò un sogno coltivato da alcuni sindacalisti, convinti che prima o poi si sarebbe realizzato.
          Il fatto nuovo intervenne negli Anni ’60 prendendo forma gradatamente; il primo segno che una prospettiva di tale natura stava lentamente maturando fu quando le Acli, in questo periodo guidate da Livio Labor, più tardi iscrittosi al Psi, indissero un convegno a cui parteciparono alcuni importanti dirigenti ad alto livello delle tre confederazioni. Fu un´operazione di cui nessuno, salvo pochi, tra i quali Piero Boni allora dirigente della Cgil, acquistò coscienza. Fu un evento politico che assunse l´aspetto di un vero e proprio miracolo. Nel giorno del convegno del ’64 non accadde apparentemente nulla, ma il fatto nuovo fu che il carrozzone dell´unità si mise, anche se stentatamente, in moto. E, sostenuto dal clima dell´autunno caldo, che sarebbe esploso di lì a poco, quello che appariva non altro che un sogno alimentato da pochi stava evolvendosi in un esito positivo.

          L´obiettivo stava per essere toccato con mano quando emersero gravi resistenze. L´operazione negativa fu dovuta in particolare al sindacato dei braccianti della Cisl e ad una parte della Uil. Inoltre la Cgil, forte della propria condizione di maggioranza, abbandonò il progetto di unità che a breve si trasformò in un pallido simulacro, quale fu il patto federativo o, nel linguaggio polemico, la "Trimurti sindacale".
          Non è il caso di percorrere passo per passo le vicende di quasi venti anni. Un episodio va tuttavia sottolineato ed è lo scontro sul referendum relativo alla scala mobile, voluto da Berlinguer ma sconfessato dalla maggioranza degli elettori. Ma anche allora prevalse la volontà unitaria, fu superata alla meglio la grave prova e si aprì la strada verso la realizzazione di significative intese, tra le quali il patto di concertazione del ’93.
          Purtroppo il clima politico in atto non giocò a favore d´un tentativo ancora troppo fragile di realizzazione dell´unità, e il colpo di grazia intervenne con il radicale cambiamento politico che ebbe luogo nel ’94 e che tuttora realizza i suoi effetti.
          La recente battaglia sull´articolo 18 è l´evento nuovo, che ha determinato e determina un profondo riflesso sui rapporti sindacali. Prima di recitare un requiem all´unità sindacale si può ancora forse solo sperare nel miracolo che si verificò negli Anni ’60, quando quasi improvvisamente il tema in questione si attualizzò. Oggi tuttavia non sembra un esito probabile, perché nel rapporto tra le confederazioni sindacali si è introdotto un fattore lacerante. Non v´è più una battaglia frontale tra operai e padroni, come dicevano gli slogan del passato, ma si è aperta una breccia profonda nell´ambito del movimento sindacale oggi impegnato su vari e nuovi fronti.
          La divaricazione fra i sindacati ha origini diverse. Tra queste, vi è un fattore storico legato alla differente concezione del movimento sindacale, che per la Cgil deve essere aperto anche ai non iscritti, mentre per la Cisl deve soprattutto privilegiare il rapporto con i propri associati. Inoltre, in tempi più recenti, si è aperta una competizione tra le organizzazioni (Cgil e Cisl soprattutto), ciascuna delle quali cerca di legittimarsi come interlocutore privilegiato del governo (a seconda dei diversi orientamenti politici), con la speranza di vedere così incrementati i propri consensi a scapito dell´altro sindacato. Qualunque previsione è per ora impossibile. Ma tocca agli uomini di buona volontà la realizzazione del miracolo.