“Commenti&Analisi” I commercianti nemici inediti del governo (G.Turani)

29/06/2005
    SUPPLEMENTO AFFARI & FINANZA di Lunedì 27 Giugno 2005

      COPERTINA pag. 1

        il punto

          I commercianti nemici inediti del governo


            Giuseppe Turani

              C’era da aspettarselo, ma comunque ha fatto una certa impressione vedere un’organizzazione certo non rivoluzionaria (e nemmeno particolarmente progressista) come i commercianti schierarsi apertamente contro il governo. E non solo perché non sono arrivati i famosi sconti fiscali (grosso modo in Italia si pagano esattamente le stesse tasse di prima, se non di più). La protesta dei commercianti è arrivata, e robusta, perché il governo ha mancato sopratutto su un punto: la crescita. Al suo insediamento aveva promesso un’Italia ricca, benestante, quasi holliwodiana, e invece, quattro anni dopo, ci si ritrova in recessione e senza alcuna idea su come si può fare per uscirne.

              Anzi, il governo sembra persino reticente sul fatto che la recessione esista. Ogni tanto dice che c’è, ma lo fa sempre a mezza bocca e sempre con l’aria di dire che questa comunque non è una cosa importante e le cose che contano sono altre (ma quali?).

              I commercianti, che hanno visto scendere i consumi degli italiani del 4 per cento nel giro di un solo anno, non sembrano più disposti, però, a far sconti o a attendere l’arrivo di qualche miracolo. Chiedono misure immediate per poter tornare dietro i loro banconi a fare un po’ di soldi, ma sanno benissimo che non accadrà niente di tutto ciò.

              I consumi sono giù un po’ perché, oggettivamente mancano soldi e i prezzi sono saliti (colpa anche dei commercianti), un po’ perchè la congiuntura è cattiva, ma soprattutto perché la gente non ha fiducia. Non crede alle promesse del governo e teme che dietro l’angolo ci sia il peggio, tipo qualche nuova stangata fiscale, l’introduzione di altri ticket, aumenti nelle tariffe. E quindi la gente rimane prudente. Non spende e riduce le proprie spese su tutto: vacanze, cibo, vestiti, benzina. In sostanza, questa è un’Italia spaventata da un governo che aveva promesso mare e monti e che, alla fine, tutto quello che è riuscito a produrre di visibile, di concreto, è stata una robusta recessione. Recessione che è unica nel panorama europeo. E per la quale, quindi, non può invocare la cattiva congiuntura internazionale (che poi tanto cattiva fino a oggi non è stata). La sfiducia dei commercianti (e del loro presidente Billé) è quindi di tipo radicale. Sanno benissimo che senza un ritorno di fiducia difficilmente i consumatori torneranno festosi davanti alle loro vetrine. E sanno anche che questo governo tutto può fare, meno che far tornare la fiducia.

                E quindi chiedono saggiamente un nuovo governo. Purtroppo, dovranno aspettare anche loro, come tutti noi.