“Commenti&Analisi” Gli Usa lottano contro il terrorismo spiandoci tutti (C.Lo Re)

09/07/2003

ItaliaOggi (Economia e Politica)
Numero
161, pag. 6 del 9/7/2003

Carlo Lo Re



Via Echelon, si vara Tia.

Gli Usa lottano contro il terrorismo spiandoci tutti

Dopo Echelon il progetto Tia, ma il controllo da solo non basta

Come se il quasi totale fallimento strategico di Echelon (sostanzialmente utile solo per vicende di spionaggio industriale) non bastasse, secondo numerose fonti, come l’autorevole New York Times, il Dipartimento della difesa statunitense avrebbe oggi allo studio un’estesissima rete telematica in grado di accedere a informazioni personali, transazioni elettroniche e banche dati in tutto il pianeta.

Il progetto, dal nome oltremodo pretenzioso di Total information awareness (Totale consapevolezza dell’informazione, in sigla Tia) è nato all’interno del Darpa (Defense advanced research projects agency), un’agenzia preposta all’elaborazione di innovativi progetti di difesa.

A differenza di Echelon, in grado di tenere sotto controllo solo telefonate, fax ed e-mail, il nuovo sistema dovrebbe consentire anche la raccolta di informazioni personali quali dati bancari, transazioni effettuate con carte di credito o bancomat, piani di viaggio e financo scontrini di negozi e supermercati.

Miliardi di elementi che un avveniristico sistema informatico dovrebbe riuscire a elaborare e mettere in connessione. Perché è proprio questo finora il limite (enorme, a nostro avviso) di Echelon e di tutto quel comparto dello spionaggio degli ultimi decenni che va sotto il nome di Sigint (Signals intelligence): troppi i dati raccolti e ben poche le analisi svolte.

Insomma, la collection (ossia la raccolta di informazioni) da sola non può assolutamente bastare. Per un’efficace opera di contrasto al terrorismo internazionale occorre innanzitutto analizzare i dati raccolti, compararli, far sì che essi abbiano qualcosa da dire.

Ma purtroppo, invece che investire in analisti, ancora una volta Washington preferisce investire in megastrutture che poco o nulla possono fare se non adeguatamente supportate dal fattore umano.

A guidare il progetto Tia il Pentagono ha chiamato il 65enne contrammiraglio John Poindexter, il consigliere per la sicurezza nazionale di Ronald Reagan, dimessosi in seguito allo scandalo Iran-Contras.

Poindexter ritiene auspicabile la creazione entro il 2007 di un immenso database (fisicamente collocato presso la sede dell’Army intelligence and security command, il comando per lo spionaggio e la sicurezza dell’esercito americano che si trova a Fort Belvoir, in Virginia) in cui far confluire foto, targhe, scontrini di parcheggi, ricette mediche, cartelle cliniche e quant’altro.

Ancora una volta, quindi, l’attenzione viene puntata sulla raccolta di informazioni, che però tanto più è vasta, quanto più risulta quasi rallentare il processo di intelligence. In parole povere, il progetto Echelon e questo nuovo progetto Tia sono paragonabili alla segreteria telefonica di un privato che, rientrato a casa la sera, si ritrova migliaia di messaggi da ascoltare.

Com’è ovvio, a nessuno di noi verrebbe in mente di servirsi di un simile strumento, ma i responsabili dei principali servizi di informazione e sicurezza dell’Occidente (probabilmente anche perché pressati dai continui tagli al bilancio che prima dei tragici fatti dell’11 settembre caratterizzavano le politiche di Washington e Londra) continuano invece a inseguire il sogno di una macchina che esegua il lavoro di decine di migliaia di uomini, senza arrendersi all’evidenza che solo una Humint (Intelligence umana) opportunamente addestrata e motivata può efficacemente difendere il mondo dal terrorismo e dai cosiddetti stati canaglia.

Ma a prescindere dalla sostanziale scarsa utilità di tale filosofia di intelligence, vi sono poi altri rilievi da muovere al Tia.

Come già per i precedenti Echelon e Carnivore, anche il Tia finirà inevitabilmente per violare la privacy di milioni e milioni di ignari cittadini, che si troveranno schedati e monitorati come criminali.

Insomma, come alcuni hanno già evidenziato, gli Usa utilizzerebbero l’argomento terrorismo come pretesto per meglio controllare il pianeta. Perché, sia chiaro, un tale sistema di intercettazione delle comunicazioni coinvolgerà tutti, impiegati, massaie, giornalisti, politici, ministri, senza alcun rispetto per la sovranità nazionale di qualsivoglia stato.

Un’altra forte perplessità è poi suscitata da talune convinzioni espresse da Poindexter, che si dice sicuro di poter contribuire alla lotta al terrorismo tramite la creazione di questa enorme banca dati anche perché essa analizzerà i consumi su scala planetaria. Il progetto Tia dovrebbe monitorare anche gli scontrini della spesa e proprio grazie a questi che il contrammiraglio è certo di poter scovare terroristi e criminali.

Indubbiamente, una grossa partita di Semtex acquistata tramite carta di credito salterebbe subito all’occhio, ma non è propriamente a questo che Poindexter si riferisce. Il responsabile del nuovo Echelon intende prima individuare una sorta di ´idealtipo’ del terrorista, quasi un identikit che ne contempli abitudini, preferenze, gesti quotidiani, e poi utilizzare il Tia per sorvegliare le mosse di chi in qualche modo rientri nel profilo tracciato.

Tutte le dichiarazioni fin qui rilasciate da Poindexter puntano sulla possibilità del Tia di schedare i consumi. Tale insistenza non è però da considerare una mera ingenuità. Essa purtroppo evidenzia un dato allarmante: come spesso accade, l’approccio degli Usa a problemi globali appare troppo ancorato a criteri esclusivamente americani. Poindexter sta organizzando una macchina enorme che può avere una sua grande utilità nella caccia ai numerosi assassini seriali che operano in territorio statunitense, ma che si rivelerà un fallimento nella lotta al terrorismo.

Forse il contrammiraglio ha in mente un’idea di terrorista plasmata sulla classica iconografia del serial killer, ma la lista della spesa di un kamikaze islamico, questo è certo, ben poco potrà esserci utile. Amaramente viene da considerare come proprio in tale ostinata concezione dell’uomo quale consumatore stia una delle differenze che contribuiscono oggi a rendere assai profondo il solco fra Stati Uniti ed Europa.