“Commenti&Analisi” Fluido e stabile, il doppio volto del mercato – di D.Marini

14/02/2003

          Venerdì 14 febbraio 2003
          ANALISI
          Fluido e stabile, il doppio volto del mercato

          DI DANIELE MARINI

          Il varo della riforma del mercato del lavoro
          giunge dopo un lungo percorso costellato
          di ostacoli e di ritardi, oltre che
          funestato dall’assassinio del suo maggiore
          ideatore, Marco Biagi. L’introduzione di regole
          che aumentassero la flessibilità del mercato
          del lavoro erano necessarie. Gli stessi
          imprenditori, interpellati alcuni mesi addietro
          dalla Fondazione Nord Est per Il Sole-24
          Ore («L’Italia delle imprese») avevano sottolineato
          la necessità e l’urgenza di realizzare
          la riforma del mercato del lavoro, come uno
          degli aspetti fondamentali per accrescere la
          competitività delle imprese.
          L’aspettativa e la filosofia generale dei
          provvedimenti è di rendere meno ingessato
          il mercato del lavoro. È evidente che gli
          strumenti normativi non funzionano in sè,
          ma in relazione alla congiuntura economica
          nazionale e internazionale. E, in particolare,
          ai contesti sociali ed economici in cui si
          applicano. Diventa interessante, allora, provare
          a ipotizzare nelle realtà concrete dei
          diversi mercati del lavoro locali i possibili
          effetti. Il mercato del lavoro conosce molte
          peculiarità, è fortemente articolato e ha meccanismi
          di funzionamento diversificati.
          Soprattutto in alcune aree del Paese, dove
          l’economia si è fondata sulla presenza delle
          Pmi, la flessibilità è, in realtà, da tempo un
          aspetto presente, quasi un fattore endogeno.
          È una risorsa sulla quale le imprese e gli
          stessi lavoratori hanno potuto contare e sviluppare,
          con reciproco vantaggio. Una flessibilità
          che le imprese hanno messo a frutto.
          Per la loro capacità di rispondere alle diverse
          esigenze dei committenti, per sapere occu-
          pare mercati di nicchia, per le dimensioni
          contenute. Perchè c’era una manodopera vasta
          e disponibile, flessibile alle richieste del
          lavoro, a più lavori. Il Nord-Est è un testimone
          privilegiato della flessibilità.
          Oggi, però, quest’area va oltre la richiesta
          di flessibilità: necessita di fluidità e stabilità.
          Non sembri un paradosso. Ma la flessibilità
          diventa progressivamente una caratteristica
          delle imprese, più ancora che della manodopera.
          Perché quest’ultima è una risorsa scarsa.
          È diventata carente (a causa del declino
          demografico) e meno disponibile (in virtù
          dell’aumento di scolarità e delle aspettative
          delle giovani generazioni). Ciò sospinge le
          Pmi in una situazione di affanno. Alla ricerca
          di manodopera, anche in una fase di
          crescita rallentata. Che spinge le imprese a
          cercare soluzioni organizzative flessibili per
          attrarre (e mantenere) la manodopera disponibile.
          Necessitano di una maggiore stabilità
          del personale, soprattutto di quello professionalizzato,
          che in questa situazione può invece
          mobilitarsi alla ricerca di migliori condizioni
          occupazionali. Ma, nel contempo, le
          Pmi abbisognano di una fluidità della manodopera.
          Sia sul versante di una maggiore
          contiguità fra scuola e lavoro. Sia nel senso
          di potere disporre di forza lavoro in relazione
          alle fluttuazioni della domanda e delle
          commesse.
          È su questo versante, in particolare, che
          le nuove norme introdotte potranno venire
          incontro alle aspettative delle Pmi. Ma anche
          di quella parte di popolazione che attende
          strumenti flessibili di inserimento lavorativo,
          che consenta loro di coniugare il lavoro
          con altre sfere di vita individuale.