“Commenti&Analisi” Epifani, un’altra intervista delle occasioni mancate

21/12/2004

    martedì 21 dicembre 2004

    pagina 2

    EDITORIALE

      EPIFANI.
      Un’altra intervista
      delle occasioni mancate

        A leggere il titolo dell’intervista che Gugliemo Epifani ha rilasciato alla Repubblica e che il quotidiano ha pubblicato in apertura della prima pagina, il nostro cuore si è riempito di speranza. «Crisi grave, serve un’intesa tra le forze sociali». Era ora, vien da dire. Sono mesi che Luca di Montezemolo non fa che rilanciare il suo invito e sono mesi che la Cgil invia segnali di disponibilità formale ai quali non segue nulla di concreto. Il confronto tra i metalmeccanici sul contratto resta impantanato nei soliti veti incrociati. Cgil, Cisl e Uil hanno firmato con Confindustria un protocollo di intesa sulle politiche per il mezzogiorno, ma si tratta di questioni di medio periodo.

        Epifani striglia anche le forze dell’opposizione, impantanate anch’esse in discussioni sulla redistribuzione di poltrone che non hanno ancora occupato. Il segretario della Cgil invita a smetterla di litigare su questioni tutto sommato secondarie per prendere atto che l’emergenza economica è la vera priorità nazionale. E, per tamponare il declino il primo passo è un accordo tra Confindustria e sindacati. Bene. Il discorso sul metodo non fa una piega. A questo punto, veniamo al merito. E qui la lettura dell’intervista ci fa subito scendere dalla speranza alla delusione. Nonostante occupi un’intera pagina, non riusciamo a trovare nessuna vera novità sui contenuti.

        Anzi, Epifani mette subito le mani avanti: «Possiamo trovare una intesa sugli obiettivi, ma senza il governo questi impegni finiscono per avere un’efficacia relativa. E l’esecutivo di centrodestra ha ormai scelto un’altra strada». Insomma, sarebbe bello se sindacati e imprenditori si mettessero d’accordo, ma è il governo ad impedirlo. E’ vero che il governo non ha offerto nulla ai sindacati (per lo meno a quelli dell’industria, perché per il pubblico impiego è stato generoso) né alla Confindustria (si attende ancora il provvedimento collegato, ma è chiaro a tutti che non ci sarà nulla di sostanzioso). Ma per quel che riguarda il rapporto con le imprese, siamo sicuri che non ci sia niente da scambiarsi? A cominciare dal contratto dei metalmeccanici? Epifani esclude che si possano immaginare «interventi al ribasso sui salari e sui diritti». Ma si possono immaginare altri interventi, non al ribasso? Il segretario Cgil non lo dice. Poco più in là ammette che «per arrestare il declino ci vorrebbe una terapia fortissima». Quale? Quella di Giuliano Amato del 1992 con una finanziaria monstre da 92 mila miliardi di lire? O una operazione tipo Lama-Agnelli del 1974 che, a fronte della scala mobile per tutelare i salari dall’inflazione, «offriva» la pace sociale e l’allungamento dell’orario effettivo di lavoro? Ci vorrebbe «una chiara volontà politica. Che purtroppo non c’è», insiste Epifani. Ha ragione, ma la volontà di fare che cosa, il segretario Cgil continua a non spiegarlo né ai lettori della Repubblica né ai suoi associati. Peccato. Sembrava una intervista importante. Finirà anch’essa nell’elenco delle occasioni mancate. A meno che il collega Roberto Mania non abbia conservato nel suo taccuino una seconda puntata. Se è così, l’aspettiamo, prima di arrivare a conclusioni affrettate.