“Commenti&Analisi” Enit, regioni e strategie (G.Maresu)

08/10/2004


           
           
           
           
          Turismo
          Numero 241, pag. 16
          del 8/10/2004
          L’intervento

          di Gavino Maresu *
           * Docente di Gestione delle imprese e degli eventi turistici Università di Genova
           
          Enit, regioni e strategie
           
          Di riforma dell’Enit si parla da oltre un decennio e l’argomento è reso ancora più attuale in seguito alla riforma del Titolo V della Costituzione, che ha demandato alle regioni la competenza in materia di turismo. Partendo da questo, le regioni hanno quindi elaborato una proposta di riforma tendente sostanzialmente ad assumere il controllo pieno dell’ente, con sei amministratori designati da loro su 11, in quanto organismo al servizio delle stesse, pur sottolineandone la mission fondamentale di ´promozione all’estero dell’immagine turistica unitaria delle varie tipologie di offerta turistica italiana’.

          La Costituzione però attribuisce competenze a ogni singola regione nei limiti del proprio territorio: ciò ha determinato una produzione legislativa totalmente difforme riguardo sia alle attività e professioni turistiche sia all’assetto organizzativo degli organismi di promozione regionali, con piani di marketing che spesso individuano nelle altre regioni gli avversari da battere per conquistare i mercati.

          Non è approdato ad alcun risultato neanche l’accordo sui ´Principi per l’armonizzazione, la valorizzazione e lo sviluppo del sistema turistico’, sottoscritto in sede di conferenza permanente stato-regioni il 14 febbraio 2002 ed emanato con dpcm il 13 settembre dello stesso anno.

          Le regioni infatti hanno continuato a legiferare (o a non legiferare) senza coordinamento né armonizzazione: basta esaminare il dossier distribuito dalle stesse nel corso della recente Conferenza sul turismo a Genova in tema di sistemi turistici locali, da cui risulta che alcune pensano di avere già strutture rispondenti a tali assetti, altre di ´essere più avanti’, altre di non avere intenzione di conformare la loro organizzazione a tali assetti.

          La verità è che, proprio sul tema della promozione, le regioni sono in totale disaccordo tra loro; rimane quindi un mistero come possano invece accordarsi al tavolo di comando dell’Agenzia da loro ipotizzata, tanto più che si tratterebbe di conciliare la promozione della Marca Italia con le risorse turistiche delle regioni italiane.

          Riusciranno in quella sede ad anteporre il superiore interesse nazionale (principio che non riesce neanche a entrare nella cosiddetta legge sulla devolution in discussione in parlamento), a quelli di bottega? Attualmente, i piani triennali di promozione dell’Enit vengono elaborati anche sulla base dei singoli programmi regionali, dopo aver acquisito il parere della conferenza permanente stato-regioni, sentito il comitato tecnico Enit-regioni, come recita l’attuale statuto, che si rifà alle leggi 292/1990 e 203/1995, che lo hanno riformato. Già ora l’Enit ha una struttura di bilancio che si rifà alle norme del codice civile e i contratti e le convenzioni che stipula sono disciplinati in base al diritto privato.

          L’Enit può quindi promuovere, congiuntamente alle regioni e ad altri soggetti di diritto privato, la costituzione di società, consorzi e fondazioni, oppure vi può partecipare; può avvalersi della collaborazione di ogni altro ente od organismo pubblico o privato per raggiungere i propri fini istituzionali; può infine fornire, dietro corrispettivo, pareri, consulenze e servizi promozionali. Al suo consiglio di amministrazione partecipano con pieno diritto anche i rappresentanti nominati dalle regioni.

          Che cosa manca in sostanza all’Enit per agire con efficacia ed efficienza sui mercati? Mancano soprattutto le risorse finanziarie, ma manca, allo stesso tempo, una strategia nazionale condivisa dalle regioni, che continuano a disperdere milioni di euro sui mercati in aperta concorrenza fra di loro, partecipando in maniera inadeguata ai piani integrati di promozione.

          Continuano a essere insufficienti gli investimenti e la partecipazione dei privati agli stessi piani e in particolare al ´Club Italia’; risultano merce rara i ´club di prodotto’ da essi costituiti (con qualche piacevole eccezione).

          La parcellizzazione e miniaturizzazione delle imprese italiane postulano invece la realizzazione, da parte delle stesse, di un sistema di alleanze e di interrelazioni solidali pubblico-private, organizzate per segmenti e tipologie di turismi, perché la competizione internazionale non si gioca tra imprese, ma tra territori, sistemi integrati di offerta specializzati.

          La riforma ipotizzata dalle regioni non è quindi finalizzata alla costituzione di un organismo agile, snello, dotato di risorse adeguate e marketing oriented, al servizio della Marca Italia, bensì alla creazione di una struttura al loro servizio, attraverso il totale controllo dei suoi organismi decisionali e di gestione.

          Le regioni cioè si preoccupano più del controllo dei processi di produzione che non della sostanza dei prodotti e dei servizi erogati e delle strategie poste in essere.

          In quanto alla partecipazione dei privati alla gestione dell’ipotizzata Agenzia, i t.o. italiani dovrebbero prima farsi un esame di coscienza sul ruolo da essi esercitato nell’incoming: l’Enit infatti promuove l’offerta italiana all’estero. Loro, in massima parte, fanno l’esatto contrario.