“Commenti&Analisi” Enasarco rivede statuto, ma non basta (F.De Gregorio)

20/09/2005
    martedì 20 settembre 2005

    pagina 38

      L’intervento

        Enasarco rivede statuto
        ma non basta

          di Fulvio De Gregorio*
          *segretario generale Cisal

            Che la fondazione Enasarco, l’ente dei rappresentanti, fosse in mano alla Confcommercio non lo diciamo noi ma lo titolano tutti i giornali, che più volte, a proposito della gara degli immobili recentemente abortita, hanno definito il presidente Porreca uomo di Sergio Billè. Non sorprende più di tanto, perciò, la ratio della delibera che il cda ha adottato il 14 settembre per riformare ancora una volta lo statuto, dopo che la Federagenti e altre associazioni ne avevano denunciato al ministro Maroni la palese illegittimità.

            Evidentemente nel Dna di chi sostiene il presidente Porreca lo spirito commerciale prevale sul buon senso e sulle previsioni normative. Per dirla con chiarezza, gli amministratori hanno dovuto riconoscere, come chiedevamo, che tutte le associazioni più rappresentative hanno titolo a essere chiamate dal ministro del lavoro a far parte del cda. Ma, surrettiziamente, hanno introdotto nuovi paletti per escludere le associazioni non allineate.

              In buona sostanza, la riforma, per essere valida, dovrebbe tradursi in provvedimenti che mettano realmente sullo stesso piano le associazioni di categoria, non condizionando, come prevede la nuova delibera del cda, il riconoscimento del ministero alla stipula di accordi di gestione o all’adesione a norme regolamentari che non erano richieste dal decreto legislativo n. 509/94 e dallo statuto originario.

                Ma c’è di più. La normativa transitoria che il cda tenta di introdurre prevede testualmente: ´Nella sola fase di prima applicazione del presente statuto in deroga ai requisiti previsti dall’articolo 8 e dall’articolo 13 nella composizione degli organi della fondazione sarà mantenuta la partecipazione di tutte le associazioni presenti negli organi in scadenza, assicurando il medesimo livello’.

                  In proposito va detto che l’iter per il rinnovo degli organi collegiali è già in corso e la procedura è stata attivata prima dell’eventuale approvazione da parte del ministro delle modifiche dello statuto e pertanto non può che essere regolato dalla normativa vigente.

                    La salvaguardia del livello di partecipazione delle associazioni attualmente presenti nel cda, infine, sa di lottizzazione da prima repubblica e preoccupa moltissimo se letta in funzione del progetto, non accantonato, di procedere alla vendita del patrimonio immobiliare. Auspichiamo, pertanto, che il ministro Maroni intervenga ancora una volta per garantire che tutto si svolga nel rispetto delle norme e delle libertà sindacali. (riproduzione riservata)