“Commenti&Analisi” E’ urgente un patto per lo sviluppo (M.Venturi)

07/05/2004



 
 
 
 
Numero 109, pag. 1 del 7/5/2004
Autore: Marco Venturi (presidente Confesercenti)
 
E’ urgente un patto per lo sviluppo
di Marco Venturi
 
 
L’economia italiana sta attraversando un periodo turbolento caratterizzato dalla perdita di produttività e di competitività delle imprese, da un forte calo della fiducia dei consumatori e un altrettanto significativa contrazione dei consumi.

La tendenza negativa del pil, in continuo calo dopo gli anni 70, ci dice che il paese arretra. Le crisi dell’Alitalia, della Parmalat e della Fiat, la continua emorragia di posti di lavoro nella grande impresa, l’impossibilità di crescita di quella piccola e media, prospettano una crisi del Sistema paese.

Di fronte a questo quadro, preoccupa l’incapacità di mettere in campo politiche per l’innovazione e per il rilancio dell’economia, puntando invece su misure-tampone, finalizzate unicamente a fare cassa.

La situazione in cui versa l’economia nazionale richiede la realizzazione di un vero patto per lo sviluppo forte e condiviso, realizzato con la partecipazione di tutti gli attori sociali. Non è più tempo di finti tavoli e trattative sottobanco, come è stato fatto finora. Non servono trovate a effetto pre-elettorali e nuovi annunci, quando cittadini e imprese sono ancora in attesa di vedere realizzati quelli precedenti.

C’è bisogno di un approccio serio e unanime per avviare le riforme necessarie, a cominciare da quella delle pensioni, ormai ineludibile. Occorre però discutere il merito dei provvedimenti, abbandonare la linea del ´fare cassa’ e trasferire invece i risparmi sulle politiche sociali.

Il Patto di stabilità rimane fondamentale per realizzare la prospettiva di una nuova Europa, ma non deve diventare una gabbia che ci penalizza rispetto al mondo avanzato e in via di sviluppo. I paletti vanno bene, ma la rigidità eccessiva finisce per impedire la ripresa economica. Per questo è opportuno che restino fuori dal patto gli investimenti per innovazione, ricerca, scuola, formazione e infrastrutture strategiche.

C’è bisogno di maggiori margini per la realizzazione di una riforma fiscale vera che porti il prelievo sotto al 40%, considerando prioritari gli interventi a favore delle famiglie meno abbienti. Un nuovo fisco che agevoli le piccole e medie imprese, a cominciare da un intervento forte e innovativo sull’Ires che, a fianco all’attuale aliquota del 33%, ne affianchi una seconda ridotta al 23% per le imprese con ricavi fino a 500 mila euro, consentendo così alle pmi di attuare una gestione più imprenditoriale dell’azienda.

C’è bisogno di una riforma del credito, di una forte pressione sulle banche affinché allentino i cordoni nei confronti delle pmi, rendendo loro più facile l’accesso ai finanziamenti, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno.

Le eccessive richieste di garanzie patrimoniali hanno agevolato solo le grandi imprese, spesso con risultati fallimentari, mettendo invece fuori gioco quelle di piccole dimensioni. Bisogna invertire la marcia, anche in fatto di contributi pubblici, anch’essi troppo orientati verso le grandi aziende.

C’è bisogno di intervenire sulle infrastrutture: mentre infatti l’Italia è tra i primi posti in Europa per i livelli tariffari, è al 10° per la dotazione infrastrutturale. Servono aeroporti, porti turistici, un più moderno sistema viario e una più efficiente rete idrica.

C’è bisogno di una politica di rilancio del turismo, a partire da una riduzione dell’Iva al 5% che ci permetta di reggere la concorrenza degli altri paesi europei, Francia e Spagna in testa.

Anche nel commercio occorre intervenire per frenare una politica troppo rivolta a favore della grande distribuzione organizzata che sta fortemente penalizzando i piccoli negozi, contribuendo così alla graduale desertificazione dei centri urbani e alla monopolizzazione delle zone periferiche da parte di supermercati, ipermercati, e hard discount.

Le piccole e medie imprese in generale segnano il passo, perdendo terreno in termini di modernizzazione, competitività e potenzialità occupazionali. Lo stallo decisionale prodotto dalle spaccature all’interno delle forze politiche, la sfiducia diffusa per la mancanza di interventi capaci di restituire alle famiglie italiane potere d’acquisto, i danni provocati ai risparmiatori dal moltiplicarsi dei crac finanziari, hanno generato una crisi dei consumi che rende sempre più difficile il rilancio dell’economia.

Non è più rinviabile dunque una politica economica che restituisca ai cittadini fiducia e alle imprese la forza necessaria per tornare a investire in sviluppo e modernizzazione, a creare nuovi posti di lavoro e a recuperare competitività.