“Commenti&Analisi” Dopo la piazza (D.Di Vico)

24/10/2003




venerdì 24 ottobre 2003

DOPO LA PIAZZA
Il tempo della piazza e la partita di Cgil, Cisl e Uil

di DARIO DI VICO

      ROMA – Questa mattina le bandiere di Cgil, Cisl e Uil torneranno a riempire le piazze d’Italia. E le grandi confederazioni riceveranno con tutta probabilità una conferma della loro intatta capacità di mobilitazione. Del resto nella lunga vigilia che ha preceduto lo sciopero generale si è finito per discutere più della sua rappresentazione mediatica via Rai che della sua legittimità. Risultato: oggi incroceranno le braccia non solo i lavoratori aderenti alle tre grandi confederazioni ma anche l’Ugl e la Cisal. Il no alle proposte elaborate dal governo non potrebbe essere dunque più largo. I cortei forniranno la rappresentazione visiva che quello che il sociologo del lavoro Aris Accornero chiama «il ciclo lungo dell’unità sindacale» si è interrotto ma non si è chiuso definitivamente. Anzi. Basta guardarsi indietro e rivedere alla moviola le grandi manifestazioni contro l’articolo 18 per poter apprezzare la novità.
      Ma non è tutto. Nonostante nel sindacato, segnatamente nella Cgil, ci sia chi è già pronto a stilare una lunga lista di prossimi scioperi e manifestazioni, nessuno pensa che la lotta contro i progetti previdenziali del governo possa servire a rifondare la politica. Si è visto che caricare di troppe valenze anche le più condivisibili lotte sindacali è un’operazione di corto respiro e finisce per lasciare sul terreno solo una lunga scia di incomprensioni e di orfani politici. Si è affermata, dunque, in questi mesi una linea che ha risindacalizzato le confederazioni e le ha di nuovo unite. Ciò che manca, a questo punto, è una vera e organica piattaforma rivendicativa sui temi del welfare, di quello dei padri e di quello dei figli. Non è chiaro come Cgil-Cisl-Uil immaginino il futuro delle protezioni sociali in un Paese che declina, continua ad avere un gigantesco debito pubblico e, cosa altrettanto grave, mostra una società «con le pile scariche» in cui i figli restano in famiglia ben oltre i trenta anni.
      Dunque, i sindacati riempiendo le piazze conquisteranno il loro bonus, dimostreranno di avere consensi. E ciò, di fronte a una società politica fibrillante, fatta di coalizioni più o meno profondamente divise al proprio interno, un peso ce l’ha. Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti dovranno però decidere cosa fare di quel bonus. Potranno metterlo in frigorifero, scadenzare la mobilitazione delle prossime settimane per «durare un minuto in più del governo», come si usava dire una volta. Insomma potranno stabilire che è preferibile vivere di rendita, di una rendita sempre meno cospicua ma comunque ancora sufficiente a garantire gli attuali gruppi dirigenti di Cgil-Cisl-Uil.
      I tre leader sindacali hanno però davanti a loro un’altra via. Potrebbero, come è accaduto nel corso degli anni 90, rimettere il sindacato al centro della vicenda politica italiana. Il contesto dell’Italia di allora, che usciva con le ossa rotte da Tangentopoli e temeva di restare fuori dall’Europa, non è quello di oggi. E men che meno c’è bisogno di una nuova supplenza sindacale. Però se il bonus guadagnato in piazza Epifani, Pezzotta e Angeletti lo spendessero mettendo in campo una chiara e credibile proposta di riforma previdenziale, la novità sarebbe di grande impatto e potrebbe anche mettere in difficoltà il governo. Senza voler togliere il mestiere a nessuno potrebbe essere proprio la Cisl a fare la mossa del cavallo. Come? Un’ipotesi potrebbe essere quella di accettare, nel solco della riforma Dini formulata a suo tempo con il contributo del sindacato, di rimettere in discussione il suo «storico» no all’estensione del metodo contributivo pro rata, che ha il pregio di legare maggiormente la misura della pensione ai contributi versati. Con un’operazione così coraggiosa Pezzotta potrebbe candidarsi a guidare un rinnovata stagione dell’unità sindacale, cogliendo quel successo politico che Sergio D’Antoni mancò
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