“Commenti&Analisi” Donne, il lavoro che non arriva più (C.Saraceno)

08/02/2005

    martedì 8 Febbraio 2005

      ALLARME ITALIA: DIMINUISCE IL TASSO DI OCCUPAZIONE FEMMINILE

        Donne, il lavoro che non arriva più

          Chiara Saraceno

            I dati più recenti sul mercato del lavoro non sono del tutto rassicuranti. E’ vero che nel terzo trimestre del 2004 la disoccupazione è diminuita del 7,4% rispetto allo stesso trimestre del 2003. Tuttavia ciò non è avvenuto a causa di un contestuale aumento degli occupati, bensì dell’aumento della popolazione inattiva: che non cerca (non cerca più) lavoro. Non si tratta delle conseguenze, per così dire, fisiologiche, dell’invecchiamento della popolazione. All’aumento degli inattivi ha contribuito infatti, nelle parole dell’ISTAT, «la rinuncia, soprattutto da parte delle classi di età più giovani e della componente femminile del Mezzogiorno, a intraprendere concrete azioni di ricerca di un impiego».

              La diminuzione della offerta di lavoro giovanile di per sé può non rappresentare un fenomeno negativo. Al contrario, può essere un indicatore di più alti tassi di scolarizzazione; quindi può essere un segno positivo di investimento in capitale umano in un paese caratterizzato ancora da bassi livelli di formazione. Questa può forse essere in parte la spiegazione della diminuzione della offerta di lavoro sia tra i maschi che tra le femmine nel Nord Est. Anche se la diminuzione tra le seconde, pur contenuta (-1,1%), è sempre più che doppia di quella degli uomini.

                E’ la diminuzione sia del tasso di attività che di occupazione femminile a rappresentare una vera e propria inversione di tendenza, che desta preoccupazione per i suoi esiti sulla autonomia economica delle donne e per il benessere delle famiglie. Per la prima volta in più di dieci anni, l’aumento nel tasso di occupazione complessivo è molto contenuto (0,4% su base annua) e soprattutto non è trascinato dall’aumento della occupazione femminile. E per la prima volta negli ultimi anni le donne in età da lavoro rinunciano a presentarsi sul mercato dal lavoro. Ciò non dipende certo dal fatto che siamo in un regime di pieno impiego femminile. E’ noto infatti che l’Italia ha uno dei più bassi tassi sia di occupazione che di attività femminile in Europa e nei paesi OCSE.

                L’aumento recente è stato significativo, ma non eclatante e soprattutto molto lento. Gli ultimi dati suggeriscono che si è già fermato, e che potremmo essere di fronte ad una inversione di tendenza. Ciò avviene proprio nelle regioni in cui il tasso di occupazione femminile era più basso non solo a motivo di una domanda di lavoro inadeguata, ma anche della maggiore difficoltà che sperimentano le donne in quelle regioni a conciliare responsabilità familiari e lavoro remunerato, data la grave assenza di servizi di cura per i bambini e per gli anziani fragili. In queste regioni nell’arco di un anno l’offerta di lavoro femminile è diminuita del 3,9%. In particolare, il tasso di attività femminile (che comprende sia le occupate che le persone in cerca di occupazione nella fascia di età 15-64 anni) e quello di occupazione femminile sono scesi rispettivamente dell’1,7% e del 2%.

                  L’obiettivo di raggiungere nel 2010 il 60% di donne occupate e il 70% di occupati complessivi non solo è ancora lontano; si allontana decisamente. Ed anche in questo campo si allarga il divario tra il Sud e il resto del paese.

                    La diminuzione del tasso di attività femminile nel Mezzogiorno, e contestualmente del tasso di disoccupazione complessivo, segnala forse che stiamo tornando alla situazione tipica fino agli anni sessanta: quando, a fronte di una domanda di lavoro scarsa e discriminatoria, a difficoltà a tenere insieme famiglia e lavoro, a pressioni provenienti dalla aspettative familiari, le donne non si presentavano neppure sul mercato del lavoro, o ne uscivano dopo il matrimonio e la nascita dei figli. Stanche, o scoraggiate, di una promessa di integrazione nel mercato del lavoro che non si realizza, tornano nella definizione più rassicurante di casalinghe – «non forze di lavoro».

                      Lisbona, addio?