“Commenti&Analisi” Divisi dagli Usa – di G.De Luna

03/04/2003



            3/4/2003

            PERCHÈ È FALLITA LA MANIFESTAZIONE DELLA DESTRA
            DIVISI DAGLI USA

            Giovanni De Luna

            L´IDEA di una manifestazione di piazza a sostegno degli Usa si è insabbiata presto. Per la verità, era subito sembrata una scommessa troppo azzardata. L’idea di Giuliano Ferrara di scuotere i partiti del centro-destra sollecitandone testimonianze più tangibili di entusiasmo nei confronti dell’equazione «Stati Uniti uguale democrazia» era destinata a entrare in rotta di collisione con la storia e con le identità profonde di quei partiti. Prendiamo Alleanza nazionale. L’epica dei «ragazzi di Salò» appartiene al suo patrimonio genetico; il partito di Fini ha chiesto e ottenuto che tutti, anche gli avversari politici, riconoscessero non solo la loro buona fede, ma anche l’intrinseco valore del loro sacrificio. Bene quel sacrificio fu compiuto nel nome della difesa della patria contro gli «invasori» angloamericani; «invasori» e non «liberatori» come venivano invece considerati dai partigiani. Ora, qualsiasi fascista o ex-fascista che abbia un minimo di rispetto per il proprio passato non può non interrogarsi seriamente su quanto avviene nel deserto dell’Iraq, rielaborando i termini di quel sacrificio anche attraverso l’amarezza del confronto tra le folle plaudenti che facevano ala all’ingresso degli Alleati nelle città italiane e gli scenari di lotta che segnano invece le città irachene (tra lo sbarco alleato in Sicilia, il 10 luglio, e il crollo del regime, il 25 luglio, passarono solo 15 giorni, e la Rsi nacque solo dopo l’arrivo dei tedeschi). Quanto alla Lega appare molto più sensibile all’equazione «Baghdad uguale Lepanto» che a quella «Stati Uniti uguale democrazia», sedotta dalla prospettiva dello «scontro di civiltà», attenta a riportare le ragioni della guerra ai suoi tradizionali motivi di politica interna (no ai profughi, espulsioni facili, blocco dell’emigrazione dai paesi arabi, ecc…) Forza Italia, infine; a deprimere il suo elettorato è soprattutto l’andamento della borsa. In tutti i soggetti sociali che ne affollano le file, il pragmatismo è uno dei valori chiave: certamente, vanno bene i motivi «ideali» della guerra, (l’abbattimento di un tiranno, l’espansione della democrazia), a patto che l’economia tiri, i risparmi siano salvi, le prospettive per il futuro certe. L’impressione è che, anche nel sostegno alla guerra, la coalizione di governo ritrovi la sua compattezza grazie alla capacità di aggregazione rappresentata dalla certezza di essere dalla parte del più forte. Dagli Usa ci si sente protetti e rassicurati; non più di questo: troppo poco per identificarsi nella loro storia.