“Commenti&Analisi” Difendere i soldi di chi lavora (T.Boeri)

26/07/2005
    martedì 26 luglio 2005

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    Difendere i soldi di chi lavora

      Tito Boeri

        SOLDI dei lavoratori messi da parte per proteggersi da eventi avversi e una fonte di finanziamento a basso costo per le imprese. Il Trattamento di fine rapporto ha svolto nella sua lunga esistenza questa duplice funzione. In periodi di inflazione superiore al 6%, per fortuna un lontano ricordo, il Tfr offriva addirittura un rendimento reale negativo ai lavoratori, era una manna per le imprese che potevano lucrare coi prestiti loro concessi dai dipendenti. E’ stato al contempo un ammortizzatore sociale per i lavoratori con lunghe anzianità aziendali, una somma, la «liquidazione», di cui poter fruire in caso di perdita del posto di lavoro o verso la fine della propria carriera lavorativa per questioni di salute oppure per comprare una casa per sé o per i propri figli. Oggi si vuole che il Tfr diventi un accantonamento per la vecchiaia che possa integrare pensioni pubbliche sempre più magre, fornendo al lavoratore rendimenti da capitale gestito, anziché fissati per legge. Essendo il Tfr un salario differito, è giusto che questo cambiamento nella sua destinazione d’uso avvenga con il consenso dei lavoratori. Meno giustificato forse, ma comprensibile, che anche le imprese vogliano dire la loro in proposito. Il governo farà dunque bene a tenere conto dell’avviso comune presentato ieri da sindacati ed associazioni di categoria, un documento che mette in discussione l’impianto del decreto approntato dal governo per il trasferimento del Tfr ai fondi pensione.

          E’ un’operazione, questa, che non può essere condotta in porto senza il consenso dei sindacati. Perché molti sondaggi condotti in questi mesi dicono che i lavoratori sovrastimano i rendimenti del Tfr e delle pensioni pubbliche mentre sottostimano quelli della previdenza integrativa e hanno più fiducia nel sindacato che negli esperti, nel governo o nella Commissione europea. Un sindacato alleato del governo nel promuovere il decollo della previdenza integrativa saprebbe anche riguadagnare consensi fra i lavoratori più giovani, quelli che hanno più da guadagnare dal trasferimento del Tfr ai fondi. E un sindacato più attento ai giovani potrebbe essere domani un alleato, anziché un nemico, nel completare la riforma del sistema pensionistico pubblico.

          Si può oggi venire incontro alle parti sociali, migliorando al contempo il decreto del governo. Bene concedere un trattamento fiscale di favore per i fondi pensione, come richiesto dai sindacati. Il decreto introduce aliquote molto basse (tra il 9 e il 15%) e uniformi per le prestazioni dei fondi, a tutto vantaggio dei contribuenti più ricchi. Meglio invece detassare contributi e rendimenti, in linea con quanto avviene nel resto d’Europa. Servirebbe di più a incentivare i lavoratori, che hanno spesso orizzonti brevi, ad alimentare col Tfr i fondi pensione. Certo detassare i contributi riduce le entrate correnti, mentre detassare le prestazioni è un modo di passare la patata bollente ai governi futuri. Quanto alle richieste delle imprese, invece di prevedere misure ad hoc, sarebbe meglio varare subito quella mille volte promessa riforma dell’Irap in modo selettivo, riducendo il prelievo soprattutto sui salari più bassi, quelli pagati dalle imprese più piccole, le stesse che hanno maggiormente da perdere dallo smobilizzo del Tfr.