“Commenti&Analisi” Decreto Tremonti, opportunità di dialogo tra istituzioni (G.Venturini)

25/05/2004



 
 
 
 
ItaliaOggi Turismo
Numero 124, pag. 16 del 25/5/2004
Autore: di Guido Venturini *
* direttore generale Touring club italiano
 
L’intervento
 
Decreto Tremonti, opportunità di dialogo tra istituzioni
 
Pensare positivo è elemento fondamentale per poter risolvere i problemi che una società complessa come quella italiana ha di fronte. Questa regola è sempre più importante ed è stata la molla che ha ispirato, in tanti momenti difficili, l’agire e il fare che ha caratterizzato gli ultimi sessant’anni di questo paese: dal miracolo economico del dopoguerra all’avvio dell’Europa al superamento dei parametri di Maastricht e all’inserimento della nostra moneta nell’euro, per ricordare solamente alcune delle tappe importanti della storia economica recente del nostro paese.

Il turismo è per l’Italia una grande e ancora possibile occasione. Qualche dato: il 6% del pil nazionale è il valore direttamente imputabile al turismo, valore che raggiunge l’11% del pil se si collega a questa voce il sistema dei servizi e della produzione, declinati lungo l’intera filiera. In ambito turistico, si parla del 9% degli occupati, dato sicuramente sottostimato, se riflettiamo sulle numerose professionalità occupate stagionalmente e all’interno dei nuclei familiari.

Assume importanza sempre più rilevante il poter disporre di dati certi, condivisi e aggiornati. Il ministero dell’economia e delle finanze può e deve affrontare questo primo tema alla luce della sua esperienza e delle sue competenze.

Perché? Perché solo conoscendo la dimensione fisica e quantitativa del fenomeno si possono ragionevolmente mettere in campo progetti e investimenti che abbiano fondate possibilità di successo e di ritorno economico. Diversamente, gli audaci faranno solo scelte nel buio, i pavidi saranno sempre in ritardo per eccesso di prudenza.

Come? Attraverso un concerto di informazioni che convergano in un unico ´punto’ scientificamente autorevole, fornite dal complesso e variegato insieme dei soggetti, che concorrono a costruire l’economia del turismo; tanto più questi soggetti potranno usufruire, in modo tempestivo e trasparente, degli stessi dati di ritorno aggregati e interpretati, tanto più essi saranno disponibili a elaborarli e a fornirli in modo responsabile, innescando un primo circuito virtuoso di collaborazione tra centro e periferia.

Sono trascorsi oltre due anni dall’introduzione della legge 135 in materia di turismo, che ha completamente virato le responsabilità legislative sui soggetti del territorio. Non è importante stabilire se questa è stata la prima legge portavoce di uno spirito dell’Italia federale; mi pare importante dire se questa legge sta funzionando e se ha raggiunto i suoi obiettivi.

Queste considerazioni presentano entrambe evidenti lacune. Riprendere l’entusiasmo sulla grande opportunità per lo sviluppo del paese, ammettendo le difficoltà e riavviando il gioco di squadra, affrontando tutti insieme il problema delle statistiche, dei dati e dei valori che ci stanno dietro, può essere non solo una buona prova di modernità, ma anche uno splendido laboratorio, dove iniziare, insieme con tutti i soggetti sperimentando nuove formule. In una parola, ´fare sistema’.

Partendo dall’intervento svolto dal ministero dell’economia e delle finanze, sorge spontanea una domanda: perché il decreto Tremonti sulla ´individuazione di nuove aree territoriali omogenee e aggiornamento delle territorialità delle attività turistico-alberghiere’, del 18 marzo 2004, ha suscitato tante reazioni?

La risposta è semplice: l’economia del turismo non è privilegio di pochi, ma, a dimostrazione di quel concetto di museo diffuso, così caro al Touring club italiano, è invece patrimonio e attività di moltissimi. Si pensi alla pubblica amministrazione che, in questo settore, non è un soggetto omogeneo: vi partecipano governo centrale, regioni, province, comuni, comunità montane, enti di gestione, agenzie.

Si pensi agli operatori economici con le loro categorie, associazioni, camere di commercio, consorzi, grande e media impresa, ma più precisamente piccole e micro imprese.

Si pensi che questa attività economica così frammentata sul territorio, ma anche così delicata nel suo equilibrio e nella sua stessa natura di opera d’arte, paesaggio, città, borgo, coinvolge per definizione tutti i cittadini, che vi risiedono dentro e intorno e che sono, di volta in volta, custodi e tutori e, in altri casi, fruitori e consumatori.

Da ultimo, non possiamo dimenticare i turisti. Non lo siamo anche noi, ogni volta che ci troviamo a realizzare quegli spostamenti che caratterizzano in maniera così rilevante la modernità di questi anni?

Ciascuno di noi è tutti i giorni turista con i suoi spostamenti e osserva, giudica, ricorda. Ognuno di noi coltiva dentro di sé il senso del bello con una sensibilità che fa cogliere appieno il senso della delicatezza e dell’irresistibilità dello straordinario patrimonio del museo diffuso che è l’Italia. Il decreto Tremonti ha suscitato tante reazioni perché ha toccato nel legittimo orgoglio, nel senso di appartenenza, luoghi esclusivi e unici, piccoli o grandi che essi siano.

Occorre che il ministero dell’economia e delle finanze trasformi il dibattito acceso da molti soggetti che gravitano intorno al mondo del turismo in un’occasione unica, quella di partecipare da leader alla riflessione cardine, che pone il turismo nel ruolo di motore importante per il futuro del nostro paese.

Certo, il tema non potrà essere sviluppato solo quantitativamente, ma dovrà individuare anche quegli elementi di qualità che non possono non caratterizzare l’offerta di oggi e, soprattutto, di domani.

Si pensi alla certificazione di qualità, alla sostenibilità del turismo, alla sua valorizzazione in termini culturali, alla gestione ambientale e alla responsabilità sociale che ne derivano.

Alcuni passi sono necessari nell’immediato, come suggerisce il senso del decreto.

In tale logica, appare urgente fare un primo passo importante: guardare i nostri principali competitori e allinearci ai loro vantaggi e ai loro comportamenti, cercando, là dove è possibile, di migliorare in modo originale il nostro quadro fiscale, normativo, legislativo e autorizzativo rispetto al loro.

Se il senso di questo ´sasso’, lanciato in un grande lago, è quello di muovere le acque e attivare in maniera virtuosa queste iniziative, il decreto avrà avuto un suo ruolo positivo.