“Commenti&Analisi” Correzione di rotta (M.Deaglio)

15/07/2005
    venerdì 15 luglio 2005

    Prima Pagina

      Correzione di rotta

        di Mario Deaglio

          Le dichiarazioni del presidente del Consiglio sulla nuova priorità che sarà data alla lotta all’evasione segnano un marcato cambiamento nella strategia fiscale del governo, impegnato nella stesura finale del Dpef. Un anno e mezzo fa, infatti, lo stesso presidente del Consiglio aveva fornito un’implicita giustificazione all’evasione, dichiarando che, quando il carico fiscale è elevato, non è immorale evadere le imposte. Nel frattempo la pressione fiscale non è diminuita, ma anzi è leggermente aumentata, eppure l’evasione, ieri definita «non immorale», oggi viene ritenuta «intollerabile».
          Pur nella brevità di una dichiarazione estemporanea, il messaggio che deriva da questo cambiamento di giudizi è molto chiaro: le imposte potranno essere ridotte (uno dei punti chiave del programma del governo) solo se gli italiani smetteranno di autoridursele con l’evasione, il che è come dire che un’eventuale riduzione di aliquote deve essere compensata dall’aumento della base imponibile. Nel loro complesso, quindi, i contribuenti pa- gherebbero una cifra analoga a quella di prima, il che implica l’accantonamento del progetto di un rilancio dei consumi basato sullo stimolo derivante da una riduzione dei tributi.

          Se dai contribuenti nel loro complesso si passa alle singole categorie, è chiaro che la riduzione dell’evasione deve essere ottenuta mettendo sotto indagine soprattutto i lavoratori autonomi, e in particolare i liberi pro- fessionisti, e certi settori di piccola impresa, che hanno le maggiori possibilità (accentuate da vari provvedimenti adottati fino a circa un anno fa) di sottrarre parti cospicue dei loro redditi allo sguardo del fisco. Su questi redditi deve compiersi gran parte dell’aggiustamento richiesto dall’Europa.

          Il governo viene in sostanza gradualmente spinto, dagli sforamenti del patto di stabilità e dalle pressioni europee, a politiche che non gli sono congeniali – il che pone un problema di cre- dibilità – e il cui disegno complessivo non appare ben definito. Occorre inoltre considerare che la lotta all’evasione, se può avere significato nel Dpef – ossia nel quadro di una programmazione triennale – non può, da sola, modificare le prospettive della prossima legge finanziaria. La lotta all’evasione, infatti, richiede tempi piuttosto lunghi per essere veramente efficace, e non basta un arco di dodici mesi; pur rappresentando un filone importante di azione pubblica, non è la bacchetta magica che risana istantaneamente i conti dello Stato.

          Ci si trova quindi al punto di partenza, con la necessità di spingere subito sull’acceleratore per facilitare l’uscita dalla recessione stessa e l’impossibilità concreta di farlo. E non può essere d’aiuto la descrizione, da parte dello stesso premier, di un’Italia ricca «con due telefonini a testa»; quest’immagine si applica sicuramente solo a una parte degli italiani e chi ci ga- rantisce che uno di quei due telefonini non sia frutto dell’evasione fiscale?

        mario.deaglio@unito.it