“Commenti&Analisi” Copertura cercasi disperatamente (S.Lepri)

20/05/2005
    venerdì 20 maggio 2005

    Pagina 3 – Economia

    analisi
    TECNICI AL LAVORO PER TROVARE LE RISORSE CHE CONSENTANO LA RIDUZIONE DEL CARICO SULLE IMPRESE
    Copertura cercasi disperatamente
    Sotto tiro anche le imposte indirette
    Alemanno: senza le rendite finanziarie, voglio vedere come faranno
    Esclusi i condoni, mentre si studiano misure per sostenere le famiglie

    Stefano Lepri

      ROMA
      MENO Irap già dall’acconto di novembre. Ma chi lo paga? Una crescita delle imposte indirette sembra in questo momento l’ipotesi più quotata. All’intervento in più anni per trasformare l’Irap togliendo dall’imponibile il costo del lavoro non è ormai contrario nessuno. Ma con la procedura per deficit eccessivo all’ordine del giorno dell’Ecofin del 7 giugno, il governo italiano non è certo in grado di prendere decisioni che quel deficit aumentino ancora. A metà anno è difficile attuare nuovi tagli della spesa, specie in aggiunta allo sforzo già in corso per far funzionare il tetto del 2%; il carico fiscale che si toglie da una parte finirà probabilmente da qualche altra prima di fine anno.

      Commenta ora il ministro Gianni Alemanno: «Io ho avanzato la proposta di rivedere la tassazione sulle rendite finanziarie. Se ci sono ipotesi più efficienti, ben vengano, ma voglio proprio vedere come faranno». A una maggiore aliquota sugli interessi di titoli di Stato e sulle obbligazioni – la scelta meno impopolare possibile secondo An, Udc e altri – Silvio Berlusconi ha detto no. Mentre il ministro dell’Economia Domenico Siniscalco ha proclamato che «la stagione dei condoni è finita». Dunque, in mancanza d’altro, si ritorna a parlare di aumenti alle imposte indirette (quelle che colpiscono i consumi) su cui del resto si erano già fatte alcune ipotesi di lavoro nelle settimane scorse.

      Qui sta il nodo: come favorire la competitività delle imprese, obiettivo generalmente accettato, senza suscitare contraccolpi troppo violenti da qualche altro lato. La previsione che quest’anno il deficit pubblico arrivi al 4,5% (oltre il 4% già praticamente ammesso da Siniscalco) fatta ieri a palazzo Chigi dal presidente della Confcommercio Sergio Billé, è comune a diversi centri studi. E la trattativa su tre tavoli che il governo ha ieri deciso di aprire con le parti sociali pone il governo davanti a una lista di richieste confliggenti da inserire in una legge finanziaria 2006 che già dovrà ridurre il deficit di una quindicina di miliardi (dal 4,6% verso il 3,5% del prodotto lordo).

      La lista si allunga. Alla Confindustria va bene una riduzione lineare dell’Irap sul costo del lavoro; e in più piacerebbe una riduzione di certi oneri sociali gravanti sulle buste-paga, come per maternità e per assegni familiari (2,14% della retribuzione lorda), che, gli industriali lo sostengono da anni, sarebbe più corretto porre e carico di tutta la collettività come tasse. Ma la Confcommercio obietta che le piccole imprese, con pochi dipendenti, non guadagnerebbero quasi nulla da uno sgravio lineare dell’Irap, e contropropone un meccanismo con una esenzione minima per tutti; in più teme ogni inasprimento fiscale che possa riflettersi sui consumi.

      Ma una volta aperto il discorso del «cuneo fiscale» (il divario tra busta-paga netta e costo del lavoro per l’impresa) Cgil, Cisl e Uil vorrebbero anche uno sgravio a favore dei lavoratori, per dare più soldi in tasca alle famiglie. Una misura di questo genere (o in alternativa l’esclusione degli aumenti salariali dall’imposta sui redditi, che però è tecnicamente piuttosto complicata) faciliterebbe il rinnovo dei contratti di lavoro nel settore privato. Ma si tratta di interventi molto costosi, che potrebbero arrivare fino a 3-4 miliardi di euro.

      Quanto a tutelare il potere d’acquisto delle famiglie, il governo ieri ha ipotizzato interventi a favore dei redditi molto bassi, senza specificare. Si tratterebbe probabilmente di intervenire sulle deduzioni dall’imposta sui redditi, aumentando l’area esente, anzi la «no-tax area» come è di moda dire adesso. Una cifra che gira è circa 1 miliardo di euro, sempre per la legge finanziaria 2006. In più, e al di fuori dei tre «tavoli», il ministro Mario Baccini ha annunciato che il suo partito, l’Udc, rilancia il «quoziente familiare» per l’imposta sui redditi (aiuterebbe le famiglie numerose) che era stato già accantonato perché troppo oneroso; e ha aggiunto l’idea di uno sconto fiscale sui canoni di locazione.

        Il terzo tavolo riguarderà i tagli alle spese. Su questo punto ci sono per ora le proposte del viceministro Mario Baldassarri (An) di incidere con grande decisione sugli acquisti delle amministrazioni pubbliche per beni è servizi, recentemente ritornati a salire dopo diversi tentativi di contenerli.