“Commenti&Analisi” Con le modifiche un passo avanti (M.Tiraboschi)

06/09/2004


            sabato 4 settembre 2004


            sezione: PRIMA – pag: 1 e 21
            Tiraboschi@unimo.it

            ANALISI

            Con le modifiche un passo avanti
            A maggio il test decisivo sui risultati del riordino
            di MICHELE TIRABOSCHI
            A meno di un anno dall’entrata in vigore della riforma Biagi sul mercato del lavoro il Governo vara un corposo decreto correttivo composto di ben 21 articoli. Qualche anticipazione giornalistica ha lasciato intendere una sostanziosa inversione di rotta, quantomeno con riferimento a uno dei punti qualificanti della riforma, e cioè la nuova disciplina del lavoro a progetto, che intende fare pulizia delle tante collaborazioni coordinate e continuative fittizie. Ma così non è, né avrebbe potuto essere.

            Con l’approvazione del decreto di attuazione della legge Biagi il Governo si era infatti impegnato formalmente a rimetterne in discussione l’intero impianto, mediante un confronto con le parti sociali, ma solo una volta avviato un primo periodo di sperimentazione di diciotto mesi dall’entrata in vigore. La scadenza è dunque rinviata a maggio 2005, quando sarà possibile valutare con maggiore attendibilità il reale impatto sul mercato del lavoro delle molte innovazioni introdotte sulla carta.

            In attesa della verifica sul campo, il Governo non poteva che limitarsi a introdurre quegli aggiustamenti tecnici, invero numerosi, che si sono via via resi necessari o opportuni, per perfezionare la riforma e consentire il pieno decollo dei nuovi istituti, come per il lavoro accessorio e quello a progetto. Lo stesso vale per i contratti di formazione e lavoro, parzialmente mantenuti in vita, in attesa che prenda corpo il processo di regolazione del nuovo apprendistato nella contrattazione collettiva e nella legislazione regionale.

            Nulla di strano dunque che, per conseguire obiettivi ambiziosi come quello di garantire maggiore trasparenza del mercato del lavoro e un sensibile incremento dei tassi di occupazione regolare, si proceda per norme sperimentali. Norme che, secondo la tecnica del try and go, necessitano di un’attenta e continua opera di manutenzione sul campo. La transizione dal vecchio al nuovo diritto del lavoro non può che procedere per gradi e, come dimostra il Pacchetto Treu del 1997, gli effetti si potranno pienamente valutare solo tra qualche anno.

            Ciò nondimeno è fondamentale guidare il cambiamento e sostenere con robusti incentivi o disincentivi le scelte dei destinatari della riforma. Centrale, in questa prospettiva, appare ora il pieno ripristino del vincolo di solidarietà tra committente e appaltatore per i trattamenti retributivi e contributivi dovuti al lavoratore in caso di appalto. Una regola semplice, ma che ha una valenza pratica assai importante, e non solo al fine di garantire una maggiore tutela dei lavoratori coinvolti in processi di esternalizzazione. A ben vedere, infatti, la piena corresponsabilizzazione del committente rispetto ai trattamenti retributivi e contributivi del lavoratore non potrà che indirizzare la scelta di chi intenda appaltare opere o servizi verso imprese solide e altamente qualificate. E questo evidentemente a tutto vantaggio dei processi di specializzazione dell’apparato produttivo del nostro Paese, oggi cruciali per sostenere le sfide della competizione internazionale.

            Vero è che il decreto correttivo interviene su una materia ancora fortemente dibattuta e fonte di tante confusioni e pregiudizi ideologici. C’è il rischio di gettare benzina sul fuoco. Sono del resto di questi giorni i primi grossolani tentativi di avviare un bilancio della riforma. E al sindacato che segnala come la riforma delle collaborazioni coordinate e continuative rischi di tradursi in un nulla di fatto si contrappone un sondaggio di Assolombarda che segnala gli effetti positivi delle nuove forme di lavoro soprattutto là dove la legge è stata recepita e adattata dalla contrattazione collettiva, come nel caso del contratto di inserimento che pare conoscere un vero e proprio boom.

            In vista della verifica del maggio 2005, che dovrà dare il giudizio finale sulla bontà della riforma, si prospetta dunque l’ennesima battaglia sui numeri. Battaglia che potrebbe vedere sconfitto non solo il Governo, che molto ha scommesso sulla capacità delle imprese di far proprie le innovazioni legislative, ma anche le stesse parti sociali che si troverebbero al tavolo del confronto senza possibilità di incidere sulla norma ai fini di un suo miglioramento, sempre possibile e auspicabile. Occorrerà dunque attrezzarsi per tempo al fine di avviare un vero e sistematico monitoraggio della riforma, con parametri e procedure pienamente condivise da tutti quanti sono interessati al buon funzionamento del mercato del lavoro.

            Se ciò non accadrà è facile intuire che ognuno andrà solitario per la sua strada col proprio bagaglio di preconcetti che poco o nulla servono al rilancio del nostro sistema-Paese.