“Commenti&Analisi” con la Cgil si apre il tempo di un nuovo dialogo (B.Ugolini)

11/07/2005
    sabato 9 luglio 2005

    L’opinione

      Adesso con la Cgil
      si apre il tempo
      di un nuovo dialogo

        Bruno Ugolini

          Un congresso che sembra seppellire l’unità sindacale, per passare al «pluralismo convergente», magari attraverso la costruzione di una «grande Cisl». Nello stesso tempo un congresso che rilancia un futuro costruttivo con Cgil e Uil. Il tutto sotto la regia di un acclamato Savino Pezzotta.

            Eppure, quando a suo tempo era stato prescelto alla successione di D’Antoni, qualcuno aveva pensato ad una specie di re Travicello, destinato ad essere rapidamente detronizzato. Non è andata così. E oggi la Cisl sembra voler riannodare le fila interne ed esterne. L’assise ha visto emergere una comune visione con Cgil e Uil sullo stato delle cose. Sulle guerre e sul terrorismo, così dolorosamente ritornato alla ribalta nelle ultime ore. Ma anche sull’operato del governo. Ed è qui che scatta, semmai, un ultimatum: o serie misure per risollevare l’economia o elezioni anticipate.

              E c’è stato anche un passo avanti sulla tormentata vicenda del nuovo sistema contrattuale. Quello che dovrebbe prendere il posto dell’accordo del 1993. La Cgil con Guglielmo Epifani, calorosamente accolto dai congressisti, aveva dichiarato la disponibilità a riprendere la discussione per formulare una proposta unitaria da fare approvare poi dai lavoratori. Pezzotta lo ha preso in parola, puntando su una accelerazione dei tempi.

              Quel che è apparsa poco convincente è la convinzione che oggi la difficoltà a fare i contratti, a rivalutare le buste paga, derivi da quel fatidico accordo del 1993. Come se fosse stato quello ad impedire ai dirigenti sindacali di contrattare. Come se il famoso tetto anti-inflazione fosse stato una specie d’intoccabile spada di Damocle e non un dato sul quale concordare. Con la possibilità, in caso contrario, di riprendere la propria libertà d’azione. E del resto così è avvenuto, anche se poi i rapporti di forza non hanno permesso risultati straordinari. Ma in definitiva, sono questi che contano.

                Certo, tali rapporti si costruiscono, alle volte, anche attraverso scambi. Per questo si è parlato, a proposito di nuovo modello, di leva fiscale, di prezzi e tariffe, di flessibilità rimodulata. Un complesso di interventi che però portano non solo ad un accordo con Montezemolo, ma ad un vero e proprio patto sociale. Come nel ‘93. Uno sbocco che appare inverosimile a fine legislatura e con interlocutori ciechi e sordi.

                  Ma la Cisl di Pezzotta forse già pensa al domani. Ha riflettuto – come del resto sta facendo la Cgil – su come stare nei gorghi del bipolarismo. I vecchi punti politici di riferimento della prima repubblica non ci sono più e nessuno può immaginare riferimenti con la galassia dei partiti esistente nei due poli. E allora la Cisl intende imboccare con più coraggio la strada dell’autonomia. E immaginare di diventare oggi il più grande sindacato italiano, la «grande Cisl», magari la casa comune dei lavoratori cosiddetti moderati, dei riformisti veri. Un modo per considerare la Cgil la casa dei radicali. Ma è davvero così? Non lo è mai stato ieri, non lo è oggi. La stessa Cisl, del resto, è sempre stata ricca di energie radicali. La vera casa comune dovrebbe essere, semmai, quella con dentro tutte le confederazioni. Come sta avvenendo a livello mondiale dove proprio un italiano, Emilio Gabaglio, sta tessendo le fila, per concentrarli in un’unica organizzazione, con sindacati laici cristiani, ex comunisti.