“Commenti&Analisi” Competitività: il Sud affonda (S.Billè)

07/03/2005

    domenica 6 marzo 2005

    Competitività
    il Sud affonda

      Sergio Billè*
      * Presidente di Confcommercio

        Ogni volta che sul palcoscenico della politica romana vanno in scena i problemi del Mezzogiorno sembra di assistere ad un’opera verdiana: cento orchestrali, sciami di comparse, suggestive scenografie, sfoggio di lustrini in platea e nel foyer. Poi, dopo un paio d’ore di spettacolo, si smonta tutto e si passa ad altro. E’ quel che è accaduto anche in occasione dell’avvio del confronto sul piano nazionale per lo sviluppo e la competitività. Ma con una riduttiva variante: siccome i problemi più urgenti, anzi impellenti, erano quelli delle fabbriche del Nord ormai con il fiato corto, per il Sud ci si è dovuti questa volta limitare solo a qualche «refrain» di circostanza.

        Non mi sembra il caso di stracciarsi le vesti per questo. Primo, perché con le risorse che questo piano ha messo in preventivo (che poi sono quelle della legge finanziaria), non si può certo, per il Sud, fare un granché. Secondo, perché Dio ci liberi dalle discussioni onnicomprensive su quel che potrà essere e non essere il futuro prossimo venturo del sistema-Paese.

        Resta però il fatto che – fra pericoli di default dell’industria e nuovi e sempre possibili sforamenti dei conti pubblici – tutti i bei discorsi che sono maturati, in questi anni, sullo sviluppo del Mezzogiorno rischiano davvero di sfilacciarsi al punto da diventare inconsistenti. E di questo, invece, c’è proprio di che scandalizzarsi.

        E veniamo al nocciolo del problema. Dovrebbe essere ormai chiaro che, senza un grande impulso o, se volete, una scossa elettrica da 100 volts ai piani per la realizzazione di infrastrutture e di servizi di base, il Mezzogiorno rischia di restare, per quanto riguarda costi di produzione, qualità e quantità di impianti e livelli di competitività, in coda all’Europa dei 12 e forse anche a quella dei maturandi 25. Molte imprese italiane stanno, infatti, rapidamente «delocalizzando» in Polonia, in Slovenia e persino in India, ma di arrivi di questo tipo, nel Mezzogiorno, non c’è, invece, ancora quasi traccia. Per cambiare questa situazione occorrerebbe irrigare il Sud con un torrente di risorse. Invece, l’irrigazione, quando c’è, viene fatta con un annaffiatoio che basta sì e no per tenere in vita i gerani sul balcone.

        Inoltre: come si può pensare che i 100 milioni di turisti cinesi che verranno presto dalle parti dell’Europa possano scegliere la Sicilia invece che la Francia, la Spagna o l’Italia del Nord se, per raggiungere, ad esempio, le bellezze di Piazza Armerina o di Selinunte, devono viaggiare su una diligenza che, se non è ancora a cavalli, poco ci manca? Essi preferiranno spendere lo scarso tempo a disposizione viaggiando sui velocissimi Tgv francesi che, in un lampo, li possono portare da Parigi alla Costa Azzurra. E non credo che si possa dare loro torto.

        Non sono fra quelli che continuano a ripetere che, nella lotta alla criminalità organizzata, fenomeno diffuso in tutto il Mezzogiorno, non si è fatto fino ad ora nulla di serio. Risultati, invece, ce ne sono stati e continuano ad esserci. E’ chiaro però che, fino a quando non verrà seriamente potenziata l’infrastruttura di un’economia legale che sappia davvero produrre a largo raggio ricchezza e occupazione, molti degli strumenti utilizzati per la lotta contro le organizzazioni criminali resteranno purtroppo armi spuntate.

        Io non ho perso la speranza che un giorno o l’altro anche questi problemi possano essere risolti. Del resto, quando si tratta di lottare per la sopravvivenza, l’adrenalina che va in circolo può fare miracoli. Anche questa adrenalina però servirà a poco se istituzioni, finanza, banche, imprese e anche sindacati non cominceranno ad interagire fra loro di più e meglio di quanto abbiano cercato di fare fino ad oggi. Leggo che l’ex ministro dell’Economia, Tremonti, per «sbrecciare» in qualche modo il muro delle incomprensioni fra questi soggetti, propone ora l’istituzione di una banca del Mezzogiorno, cioè di una struttura che pensi ed agisca con spirito meridionalista. L’idea non mi sembra da buttare, ma resterà solo un’idea?