“Commenti&Analisi” Commercio abbandonato (S. Billè)

10/05/2004


SABATO, 8 MAGGIO 2004
 
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IL PROBLEMA DEI SERVIZI
 
Commercio abbandonato da chi governa il paese
 
 
SERGIO BILLÈ


      Il consumatore oggi chiede al commercio due cose: la prima è di poter usufruire di un sistema di servizi che sia abbastanza ampio ed efficiente da soddisfare tutte le sue esigenze. La seconda è essere messo in condizione di scegliere il tipo di servizio che, in ogni momento, può soddisfare maggiormente la sua domanda di consumo. Per questo il settore del commercio si sta strutturando in modo da poter offrire un sistema «integrato» che faccia leva, da un lato, su una larga gamma di negozi che, proprio perché operanti all’interno di ogni tessuto urbano, siano di facile accesso e, dall’altro, su strutture di media e di grande distribuzione. Insomma, gli uni come le altre, sono oggi indispensabili a soddisfare un tipo di domanda che si sta facendo sempre più esigente ed anche sempre più articolata.

      Chi, sull’uno come sull’altro versante, non riesce a soddisfare la domanda esce dal mercato. Sembra tutto facile ma, invece, non lo è per una serie di motivi che credo valga la pena di spiegare. 
      Il primo è che, mentre si sta realizzando una liberalizzazione del mercato commerciale, non si sta facendo quasi nulla e comunque troppo poco per creare o potenziare quelle infrastrutture di base che soddisfino le esigenze sia di chi fa impresa in questi settori sia di chi vuole fare acquisti. Manca insomma una programmazione che consenta di «integrare» questi servizi in un quadro di sviluppo di tutta la politica economica. E questo non è un rebus da poco perché fino a quando non si farà qualcosa di serio per risolvere il problema, ad esempio, della mobilità – integrazione dell’urbanistica generale con quella commerciale – o quello dell’individuazione di modelli di sviluppo che soddisfino le diverse esigenze di ciascuna parte del territorio, commercianti e consumatori continueranno a muoversi in un mercato che produrrà, agli uni e agli altri, più costi che benefici. E’ una politica miope che rischia di non portare questo paese più da nessuna parte.
       Il commerciante, fra tasse generali, imposte locali e sempre più pesanti oneri per la conduzione e l’approvvigionamento delle merci, è oggi costretto a versare alle amministrazioni pubbliche circa il 53% dei propri ricavi. Quanto di questo denaro che affluisce nelle casse dello Stato viene impiegato per investimenti nelle infrastrutture? A conti fatti, non più del 6,5% cioè una miseria.
       Il consumatore, da parte sua, paga in media, sul suo reddito, il 42,5% di tasse spesso trattenute alla fonte. In cambio dovrebbe avere infrastrutture che, ad esempio, facilitando la sua mobilità ne diminuisca i costi. Ma questo non accade o accade assai di rado. E parlo del disagio dei consumatori ma dovrei parlare anche di quello dei turisti costretti a muoversi, nei centri urbani, con difficoltà e con sempre maggiori oneri.
       Per concludere, abbiamo uno Stato che è latitante quando si tratta di affrontare, in concreto, i problemi su cui si innesta una vera politica di sviluppo ed è poi, invece, fin troppo presente quando si tratta di passare all’incasso. Si diano da fare le amministrazioni pubbliche per affrontare e risolvere finalmente questi vitali problemi e il nostro mercato, anche quello commerciale, diventerà tra i primi del mondo. Ma quanto dovremo aspettare perché ciò accada?
      Sergio Billè
      presidente nazionale Confcommercio