“Commenti&Analisi” Come svelare l’inganno (Manin Carabba)

29/11/2004


lunedì 29 novembre 2004

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  Il commento


Come svelare l’inganno
di Manin Carabba


La “detassazione” di Berlusconi è una scelta di grande efficacia mediatica. In primo luogo si deve sottolineare che il “messaggio” è chiaro; ad esso si deve rispondere, da sinistra, con eguale chiarezza. Riconoscere la “serietà” del messaggio non significa evitare la critica, essenziale, dei contenuti sostanziali della decisione annunciata, all’interno della finanziaria 2005. Questa scelta rivela profili contraddittori.
Sono contraddizioni in termini di scarsa consistenza e di debolezza strutturale; in termini di rischio avventuroso per gli equilibri economici; infine in termini di lesione dei principi e dei metodi di una moderna democrazia (metodo e procedure).

I primi due profili (fragilità e rischio) coesistono, anche se potrebbero considerarsi incompatibili in termini logici (e quindi cercheremo di enunciare le ragioni che intrecciano debolezza e avventurismo nelle scelte prospettate dal Governo).

Per contrastare un populismo, a suo modo, efficace, è necessario uscire dalla meccanica di una sterile negazione. Esaminando l’impatto delle decisioni prefigurate dal Presidente del Consiglio bisogna: a) rispondere in termini di “messaggio”; b) analizzare i profili di debolezza; c) analizzare i profili di rischio economico; d) denunciare i rischi di rischio per la democrazia.

a) Il messaggio.

Le critiche rivolte ai contenuti della decisione non debbono indurre a trascurare l’efficacia del messaggio che suona, collegandosi al senso complessivo della proposta, come una indicazione liberista, di apertura verso il mercato e la società civile. Si deve rispondere con un messaggio di pari efficacia, che deve essere accompagnato da contenuti rigorosi e credibili: Non credo (a differenza di Michele Salvati) che l’opposizione possa considerarsi esentata dall’obbligo di precisione e rigore. La stessa credibilità del programma per il 2006 dipende anche dall’efficacia e dalla forza delle proposte alternative di fronte al messaggio della “detassazione”.

Per rispondere al manifesto populista della detassazione occorre, subito, dire qual è l’alternativa: costruendo una proposta di Welfare compatibile col mercato; indicando (nel silenzio della maggioranza) un disegno preciso di federalismo fiscale che coniughi la tutela delle prestazioni essenziali legate al diritto di cittadinanza con quelle dell’autonomia dei governi locali (sussidiarietà verticale) e di apertura verso la società civile (sussidiarietà orizzontale); fornendo indicazioni programmatiche orientate verso il superamento del dualismo fra Mezzogiorno e resto del Paese (che torna a porsi come tema cruciale); prefigurando il modello di compatibilità fra un Welfare e un impegno meridionalista rinnovati e uno sviluppo produttivo compatibile con il mercato e con la concorrenza.


Capisco che questo è un lavoro che deve essere precisato e definito nei prossimi mesi; ma le linee strategiche del messaggio devono essere prospettate ora, nel contesto della difficile battaglia sulla finanziaria 2005.

b) Profili di debolezza.

La manovra, complessivamente di 30,5 miliardi (24+6.5) è molto grande. La “copertura” è fragile e “crudele”.

“Fragile”, perché, come hanno dimostrato la Corte dei conti e i Servizi bilancio delle due Camere (e anche le note interne della Ragioneria), quasi tutte le voci di risparmio di spesa o di maggiore entrata poggiano su “sovrastime” e sono caratterizzate da margini di incertezza molto ampi. “Crudele” perché, pur al netto delle stime azzardate, la conseguenza inevitabile, prima e direttamente sul pubblico impiego e sulla funzionalità dell’attività amministrativa, poi sull’intera costruzione dello Stato sociale, portano verso lo smantellamento della “funzione pubblica” ed aprono la via all’eclissi della “cittadinanza sociale”.


Debole e crudele perché, al di là dei profili di breve periodo, la stagione di Giulio Tremonti ci lascia un rischio di fondo a due facce, che minaccia sia la tenuta strutturale del sistema fiscale e della gestione del debito, logorati da condoni e cartolarizzazioni, sia la possibilità di mantenere, nel medio e lungo periodo (ma con dirette implicazioni anche nel periodo breve) le prestazioni essenziali dello Stato sociale democratico.

c) Profili di rischio economico

Dalla debolezza nasce il rischio. Nel contesto internazionale non sarà la diplomazia segreta di Siniscalco a tutelarci del giudizio severo dei mercati, se il quadro complessivo non reggerà.

Nel contesto europeo perché la forza di una possibile proposta di revisione delle regole del “patto” (sulle quali anche il centro-sinistra deve misurarsi) richiede un Paese con le carte a posto, e non un Governo che, accanto al peso obiettivo dello stock del debito, ed alle incertezze delle proiezioni di medio periodo, porti al tavolo della trattativa una “fiscal policy” tesa sul filo della incertezza.

d) Profili di rischio per la democrazia politica.

Questo aspetto, che investe i metodi e le procedure della costruzione della decisione di bilancio, pur denunciato con chiarezza da numerosi interventi parlamentari dell’opposizione, resta fuori dal “focus” principale dell’attenzione delle forze politiche della sinistra e delle “fronde” interne alla maggioranza (con l’eccezione, importante, rappresentata dalle preoccupazioni manifestate dal Presidente della Camera).
Il Parlamento è stato investito, il 30 settembre, di una proposta complessiva (relazione programmatica, finanziaria, bilancio) del tutto distante dai reali contenuti della manovra. Ne è nata una discussione surreale (alla Camera) fuori dalle regole generali dettate dalle leggi generali sulle procedure di bilancio e, sostanzialmente eversiva dell’equilibrio istituzionale fra Parlamento e Governo, maggioranza e minoranza.


E’ facile immaginare, che, con i tempi stretti restati al Parlamento, il dibattito al Senato e quello, in seconda lettura, alla Camera, avrà spazi incompatibili con una dialettica democratica (probabilmente con il rinnovato ricorso allo strumento del voto di fiducia su maxiemendamenti onnicomprensivi della sostanza delle scelte).
Le procedure di concertazione sono state sostanzialmente eluse, lasciando Confindustria e sindacati in un ruolo forzatamente sterile che può sospingere verso una cattiva dialettica di democrazia sociale tradita.Una proposta chiara di ricostruzione della “democrazia di bilancio” e una proposta di nuova configurazione delle politiche di concertazione e di politica dei redditi (a partire dalla vicina esperienza del 1993 e da quelle più lontane del primo centro-sinistra di Moro, Nenni, Giolitti), devono essere iscritte fra i temi principali del centro-sinistra.