“Commenti&Analisi” Come interrompere il circolo vizioso prezzi salari (Baldassarri e Chiarini)

24/03/2005

    giovedì 24 marzo 2005

    sezione: COMMENTI E INCHIESTE – pagina 9

    Le idee / Disinnescare l’inflazione
    Come interrompere il circolo vizioso prezzi salari

    di Mario Baldassarri e Bruno Chiarini

      Il 27 marzo del 1985 viene ucciso Ezio Tarantelli. A 20 anni di distanza ci piace ricordarlo con una breve riflessione su ciò che accadde prima di quell’anno e ciò che si sviluppò successivamente. Il 1985 è un anno particolare per lo sviluppo dell’economia italiana con il consolidamento di un nuovo corso di relazioni industriali che inciderà in maniera sostanziale sul sistema economico e, inevitabilmente, cambierà l’evoluzione dei comportamenti e delle istituzioni nei decenni successivi.

      Nel decennio che parte dalla seconda meta degli anni 70 fino alla metà degli anni 80 si susseguono periodi molto travagliati, contrassegnati da rigide condizioni pregiudiziali poste dalle parti sociali e da accese reazioni della base sindacale che porteranno a una progressiva accentuazione delle divisioni all’interno del movimento sindacale.
      In sintesi: la rincorsa salari prezzi spinge l’inflazione; si perde competitività e si alimentano le svalutazioni della lira; le svalutazioni risospingono verso l’alto l’inflazione e si riparte per una nuova spirale prezzi salari; il potere d’acquisto dei lavoratori occupati non è protetto e i disoccupati aumentano.

      In queste condizioni, i conflitti e le tensioni sui mercati, a iniziare da quello del lavoro, rendevano davvero difficile l’applicazione delle ricette tradizionali di una soluzione d’uscita. Il contributo di Ezio fu quello di creare le condizioni necessarie per ottenere una soluzione alternativa a queste ricette, spingendo i soggetti macroeconomici alla rinuncia dei loro paradigmi sia teorici che ideologici che erano alla base dei loro comportamenti.

      La riforma del meccanismo di indicizzazione dei redditi proposta da Ezio aveva il duplice scopo di disinnescare la dinamica inflazionistica e ridare al sindacato e alle associazioni delle imprese il ruolo che più compete loro: soggetti attivi della contrattazione. Per far questo occorreva convincere questi attori dell’importanza del loro ruolo macroeconomico e delle implicazioni di politica economica che ne scaturivano.

      Riconsiderare il ruolo delle aspettative, o meglio il ruolo delle istituzioni, della politica economica e delle relazioni industriali nella formazione delle aspettative diveniva essenziale.

      La convinzione ( risultata poi vincente) era che il processo di decelerazione dei prezzi può essere realizzato in tempi brevi, e con costi minori in termini di reddito e occupazione, richiedendo politiche fiscali e monetarie meno restrittive e più graduali. Condizione necessaria per ottenere il rientro dell’inflazione e riavviare lo sviluppo è che chi fissa prezzi e salari abbia piena fiducia nel piano di rientro annunciato dalle autorità di politica economica.

      Occorreva rendere le istituzioni credibili, vincolandole in qualche modo a rispettare i loro piani di rientro. Nel caso italiano ciò era possibile cooptando le parti sociali ( sindacati e organizzazioni delle imprese) nel processo di definizione della politica economica, centralizzando la contrattazione collettiva, sincronizzando i contratti, e dando gli strumenti necessari e culturali al sindacato per negoziare il conflitto e costruire un adeguato consenso della sua base.

      Tutto ciò è il riflesso pratico e geniale della letteratura sulle aspettative, sui contratti e sulla reputazione e credibilità che in quegli anni si andava sviluppando specialmente presso le università americane e che trovava ancora seri ostacoli nel mondo accademico italiano. L’annuncio di policy deve essere combinato con quello delle parti sociali, questa è la condizione necessaria per renderlo credibile.

      Significa " giocare d’anticipo sulla politica salariale" per limitare la pressione sulla politica monetaria e quindi sui tassi d’interesse. La soluzione tuttavia, oltre alla condizione necessaria, richiedeva una condizione sufficiente: lo " scambio politico" diviene lo strumento che a fronte della moderazione salariale e del conseguente aumento di credibilità della politica economica, permette di ottenere una seria riforma fiscale sia sul piano delle entrate che su quello delle spese
      (a parità di conto erogato dalle imprese, una riqualificazione della spesa pubblica e un serio recupero dell’evasione fiscale aumentano il salario disponibile ai lavoratori).

      Questa breve riflessione che certamente non rende appieno il contributo di Ezio vuole, a 20 anni dalla sua morte, più che rappresentare un ricordo, sottolineare quanto questo contributo sia stato importante per uscire fuori da una situazione economica e sociale davvero difficile e pericolosa.

      Il 1985 è importante perché Ezio viene ucciso e, paradossalmente, perché inizia a materializzarsi il suo lavoro portato avanti in maniera instancabile con una dialettica unica e con una onestà che è difficile trovare sia nel mondo accademico che in quello economico tout court.

      È con profondo rammarico che constatiamo come l’eliminazione di questo brillante e giovane economista quarantenne da parte di alcuni ignoti squallidi assassini sia stata tremendamente efficace per complicare lo sviluppo economico e le relazioni industriali del Paese. Per molti, infatti, la sua era un’utopia che rischiava di concretizzarsi: era convinto che « l’utopia dei deboli è la paura degli arroganti».

      Ancora una volta aveva ragione.