“Commenti&Analisi” Cofferati, Ichino e la tradizione Cgil

03/11/2005

      lunedì 31 ottobre 2005

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    Cofferati, Ichino e la tradizione Cgil

      Di Nicola Saldutti

        Due storie per certi versi parallele. L’uscita del libro di Pietro Ichino, che con il suo volume (A che cosa serve il sindacato? ) si chiede se strumenti gloriosi come lo sciopero non rischino talora di diventare routine. E dall’altro il sindaco di Bologna, Sergio Cofferati («non a cuor leggero», come ha confessato lui stesso in questi giorni) che sceglie la linea della legalità nell’amministrare la cosa pubblica, anche a costo di tirarsi addosso un mucchio di contestazioni. Due figli della Cgil, talvolta schierati su fronti opposti, si ritrovano ad affrontare negli stessi giorni in modo riformista due tabù di non poco momento, lo sciopero e il rispetto delle regole.

        La conferma più chiara, forse, che da sempre la Cgil è una riserva di classe dirigente e un serbatoio di riformismo.

        Un riformismo non calato dall’alto, ma costruito dentro le contraddizioni della società.

        Purtroppo però questa grande riserva non riesce ancora a produrre un colpo d’ala in materia di relazioni industriali. E anche l’intervista del segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani a Il Sole 24 ore non scioglie questi dubbi.

        Un peccato, perché la confederazione che fu di Giuseppe Di Vittorio dovrebbe capire che Luca di Montezemolo non è Antonio D’Amato e che in politica le occasioni perse non solo non si ripresentano. Ma anzi diventano un boomerang.