“Commenti&Analisi” Cisl e Uil tra il tavolo e la piazza (M.Unnia)

29/10/2003

ItaliaOggi (il punto)
Numero
255, pag. 1 del 28/10/2003
di Mario Unnia

Cisl e Uil tra il tavolo e la piazza

Chi tocca le pensioni rischia molto, ed è il governo, ma rischia anche chi si oppone in modo sbagliato alla riforma, e sono i sindacati. Questa è la morale che si può trarre dalla mobilitazione generale del 24 novembre scorso, e da quel che seguirà.

Il rischio più grave è che si torni non al punto di prima, bensì a una situazione ancora più arretrata, e forse a nuovi rapporti tra sindacati e partiti. Cominciamo col ricordare che la proposta di riforma del governo, proprio per il fatto di rinviare il tutto al 2008, ha un valore tattico e un obiettivo preciso. È rivolta a Bruxelles e serve per mettere le mani avanti: vuole accreditare l’avvio, seppur differito, di un intervento strutturale sulla previdenza con lo scopo di fare accettare le numerose una tantum della Finanziaria e di accreditare la nostra buona volontà in vista dell’eventuale sfondamento del vincolo comunitario del 3% del deficit nel corso del 2004. Un’eventualità, questa, che tutti gli osservatori accreditano come probabile, a meno che si verifichino in corso d’opera dei mutamenti di segno positivo non prevedibili, e che è imputabile a una situazione sbilanciata dei conti pubblici che non si corregge nei tempi brevi. Un atto di buona volontà, torno a dire, che ci consenta domani, a dispetto del nostro immane debito pubblico, di non rispettare il vincolo, che invece è tollerato per la Francia e la Germania più virtuose di noi.

Una maggiore consapevolezza dei ristretti margini in cui piaccia o non piaccia è obbligato a operare il governo, avrebbe dovuto suggerire alla Cisl e alla Uil un atteggiamento più responsabile. Non incaponirsi sulla verifica della spesa pensionistica prevista per il 2005 e diluire la negoziazione senza arrivare alla prova di piazza, avrebbe consentito di superare la scadenza della Finanziaria e andare a vedere il gioco della sinistra: che i margini siano obiettivamente stretti risulta dal fatto che l’Ulivo, che ha amplificato la protesta, non è stato in grado di presentare alcuna proposta alternativa.

L’aver condiviso lo scontro in piazza con la Cgil è stato dunque un calcolo miope per i sindacati moderati. E non è servito, come vedremo, perché c’è da aspettarsi una rincorsa alla ricerca del compromesso, ma proprio allora cominceranno i guai, la proposta finale del governo non potrà che essere peggiore. Il passaggio dalla situazione attuale a quella post 2007 verrebbe modulato in modo da ridurre, si dirà, l’effetto correttivo sui conti della previdenza: si tratta solo di un impegno per il futuro, che potrà essere modificato, e che non ha alcun effetto reale nel breve, salvo rendere meno affidabile la volontà di riforma al tavolo negoziale di Bruxelles. Si insiste sulla separazione del costo dell’assistenza da quello della previdenza: anche se concesso, consentirebbe ai sindacati di ergersi a difensori dei loro associati, ma non sposterebbe di una lira il bilancio pubblico globale. E l’accanimento sulle categorie autonome, 6 milioni di lavoratori che non sono rappresentati dalla Triplice, avrebbe ancora una volta il sapore di una rivincita demagogica.

Ma data la stura ai cambiamenti, ci saranno i rilanci, e non sappiamo dove si fermeranno i politici. Valga per tutti il segnale che viene da Alleanza nazionale: la proposta di agganciare l’aggiornamento delle pensioni a quello dei salari, una riedizione della scala mobile di cui ci eravamo felicemente liberati dopo discussioni e voto popolare. Cisl e Uil saranno disposte ad appoggiarla?

Mentre si svolgeranno le negoziazioni, Cisl e Uil hanno dichiarato di essere decise a tornare in piazza con la Cgil, i Cobas, gli studenti, i centri sociali e i no global, se gli esiti non saranno di loro gradimento. Insomma, non abbandoneranno la piazza per poter ricattare il governo e il parlamento. Se sarà così, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti commetteranno un altro errore. Per questi due sindacati il referente politico è costituito da un blocco di partiti che comprende l’Udc, An, Forza Italia, la Lega e anche una parte della Margherita, e in ogni caso non coincide con il referente della Cgil, costituito dai Ds, una parte della Margherita e la sinistra. L’autonomia sindacale è sacrosanta, ma non può prescindere dal misurarsi con la politica: i sindacati, come tutti gli interessi organizzati, necessitano di un rapporto privilegiato con una o più forze politiche, il che non significa collateralismo passivo, bensì scambio negoziale, un processo fisiologico nella vita delle democrazie. Questa intesa ha dei canoni di comportamento, delle regole che disciplinano i livelli di alleanza e di dissenso, con dei limiti ben precisi. In politica gli sgarbi non si dimenticano. Tornando alla vicenda pensioni, il centrista Follini, uno dei massimi amici di Pezzotta, ha fatto capire che non ha gradito quanto è successo, e non è il solo: perché seguire pedissequamente la Cgil in piazza significa lavorare contro i propri referenti, a favore del referente di Guglielmo Epifani, ovvero per i Ds, i Verdi, i Comunisti italiani, Rifondazione.

Ma c’è di più. La situazione politica dopo la fine del semestre europeo si annuncia particolarmente turbolenta e gravida di conseguenze: non si esclude che lo scontro in atto tra Fazio e Tremonti possa portare a una crisi al buio, che farebbe esplodere le contraddizioni che si sono accumulate nell’ultimo anno, ma al tempo stesso renderebbe ancora più ardua la possibilità di sbloccare lo stallo in cui è caduta l’economia. Di fatto, con il loro ambiguo comportamento, Cisl e Uil concorrerebbero a rendere più complicata l’uscita dalla crisi di cui parla il governatore. È fuor di dubbio che due anni di instabilità politica non possono giovare ai pensionati e agli occupati di cui i sindacati si professano benevoli tutori.

Se la linea annunciata non avrà un sollecito messaggio correttivo, Pezzotta corre il rischio di una robusta fronda in casa Cisl.