“Commenti&Analisi” Chi boicotta Bolkenstein sta preparando l’autogol (M.Ferrera)

26/04/2005

    martedì 26 aprile 2005

    Chi boicotta Bolkenstein
    sta preparando l’autogol

      di Maurizio Ferrera

        Il caso ha voluto che il processo di ratifica della nuova Costituzione europea si sia intrecciato con l’iter legislativo di un provvedimento molto controverso: la cosiddetta direttiva Bolkenstein, volta a creare un mercato senza frontiere nel settore dei servizi. Soprattutto in Francia, l’ostilità dei sindacati e della sinistra nei confronti di questo provvedimento ha alimentato un clima di sospetto nei confronti dell’intero processo di integrazione: e a farne le spese potrebbe essere proprio la nuova Costituzione, che rischia di essere bocciata nel referendum del 29 maggio. La prospettiva è doppiamente drammatica, non solo per l’instabilità che ne deriverebbe in tutta l’Ue, ma anche perché la bocciatura sarebbe il frutto di diagnosi superficiali e di preoccupazioni largamente immotivate. La direttiva Bolkenstein si propone di eliminare gli ostacoli alla libera circolazione di una vasta gamma di servizi, dalla distribuzione commerciale al turismo, dall’intermediazione immobiliare alle consulenze professionali: ostacoli che frenano il grande potenziale di crescita di queste attività. La paura dei sindacati è che la liberalizzazione possa indebolire i sistemi nazionali di protezione. Che cosa avverrebbe se una società basata in Lituania potesse offrire prestazioni in Francia (poniamo servizi di pulizia o di trasloco) trattando i propri dipendenti secondo gli standard lituani, molto inferiori a quelli francesi? Inizierebbe una sorta di "gara al ribasso" fra Paesi – sostengono i sindacati – con l’obiettivo di ridurre tutele e retribuzioni dei lavoratori. Ma vi è un secondo timore. L’eliminazione delle barriere oggi esistenti potrebbe togliere ai governi alcuni strumenti per il governo di settori delicati come sanità e servizi sociali. Pensiamo alle norme che disciplinano la vendita dei farmaci, le prestazioni mediche o i servizi alle persone. Senza questi strumenti, la logica di mercato avrebbe la meglio sulla logica della coesione sociale.

          I timori dei sindacati non sono del tutto infondati. Tuttavia il polverone che si è levato in Francia intorno alle possibili conseguenze negative della direttiva Bolkenstein è non solo esagerato ma anche controproducente, per almeno tre ragioni. Innanzitutto, le conseguenze negative possono essere evitate tramite modifiche al testo della direttiva. Il Parlamento europeo ha già apportato una serie di emendamenti che escludono esplicitamente tutto il settore del welfare e rafforzano le salvaguardie contro i fenomeni di dumping sociale. In altre parole, vi sono soluzioni "tecniche" per rendere la liberalizzazione dei servizi compatibile con il mantenimento di adeguati standard di protezione sociale. In secondo luogo, boicottare la direttiva Bolkenstein significa contrastare una delle poche riforme che potrebbe dare impulso alla crescita economica europea nei prossimi anni. Il futuro del nostro continente (e dei suoi costosi sistemi di welfare) dipende essenzialmente dallo sviluppo dei settore terziario. Va poi anche detto che molti degli ostacoli oggi esistenti alla libera circolazione non tutelano le categorie più deboli, ma favoriscono quelle più forti (come le libere professioni).

            Infine, la campagna "anti-liberista" dei sindacati e della sinistra francese è controproducente perché rischia di far naufragare un testo costituzionale che non ha nessun legame con la direttiva Bolkenstein, ma anzi promuove molti obiettivi che stanno a cuore ai sindacati. Il testo include infatti una Carta dei diritti fondamentali (compresi i diritti sociali) che dà finalmente un contenuto concreto alla cittadinanza Ue. Se il 29 maggio in Francia vinceranno i "no", sarà una sconfitta anche per l’Europa sociale. Un esito paradossale, che non conviene davvero a nessuno.