“Commenti&Analisi” Cgil: rappresentanze, sì alla legge (M.Guzzonato)

19/04/2005

    martedì 19 aprile 2005

    L’INTERVENTO

      Cgil: rappresentanze, sì alla legge
      «Ma serve il dialogo con la Cisl»

        Mauro Guzzonato
        Segretario confederale della Cgil
        Responsabile d’organizzazione

          Il dibattito sulla democrazia sindacale e sulla rappresentatività affonda le sue radici in tempi assai lontani. Troppo poco se ne parla ed è interessante che il Corriere della Sera abbia aperto (con l’intervento del Prof. Ichino) un dibattito su un tema assai caro alla Cgil. Sul tema democrazia – rappresentatività sarebbe sbagliato nascondere difficoltà, posizioni diverse fra Cgil, Cisl e Uil, che trovano ragione e origine nella concezione stessa di sindacato, nell’esperienza storica di ciascuno. Resto convinto che l’avvio del confronto nella Commissione interconfederale sia un segnale positivo, una comune volontà di tornare a discutere insieme sui temi forieri, nel recente passato di dolorose lacerazioni. Due considerazioni generali. La forte ostilità e la dura contrapposizione che il governo Berlusconi e la sua maggioranza hanno sferrato verso le organizzazioni della rappresentanza sociale e, in particolare, del sindacato. Un’azione sistematica e coerente di marginalizzazione del loro ruolo, della loro possibilità di interlocuzione concreta, non solo scenografica e formale. Inoltre nella lunga transizione italiana, il bipolarismo zoppicante e imperfetto costringe alla formazione di due eterogenee coalizioni, nelle quali le posizioni marginali rischiano di pesare assai di più della loro forza reale. Se la mediazione dentro i poli diviene l’elemento inamovibile (come sta avvenendo dopo il voto delle regionali) quale spazio può aprirsi per un confronto vero con il sindacato e le forze sociali? Partecipazione e voto democratico – insieme alla forza associativa – come antidoti ad una visione sbagliata, in cui tutto il potere è nell’esecutivo.

            Partiamo dal punto più controverso: la Cgil ha una posizione maturata e sedimentata nel tempo a cui non intende rinunciare: l’indispensabilità del sostegno legislativo, strumento che conferisce obblighi e diritti in modo paritario, pluralistico, accertabile, esigibile. Si discuta in modo aperto e approfondito quale tipo di legge serve, come arrivarci sul piano del consenso politico e legislativo, avvalendosi anche dei contributi della cultura giuridica del lavoro.

              L’obiezione di fondo che viene portata alla necessità di una legge – in particolare da parte della Cisl, come ribadito da Bonanni – è, tuttavia, tutt’altro che peregrina e priva di fondamento. Il timore è quello di ledere, per via esterna, l’autonomia e la sovranità del sindacato e consegnare al quadro politico – sempre soggetto a modificazioni – modalità decisionali fondamentali.

                La risposta è nella tipologia della legge, che sia di sostegno, leggera, non troppo prescrittiva e invasiva, in grado di fissare pochi ma fondamentali principi e diritti generali, lasciando ampia autonomia alle parti.

                  Condizione è ricercare, con pazienza, una posizione comune tra i sindacati che potrebbe, in seguito, essere discussa e negoziata con le imprese. Solo a quel punto, anche attraverso sperimentazioni concrete, potrebbero crearsi le condizioni di consenso politico, nell’auspicio di un quadro parlamentare più favorevole ad una legislazione di sostegno. Non partiamo da zero, possiamo infatti contare sull’esperienza forte e positiva del pubblico impiego; l’intesa – pur nella sua parzialità – tra Fim-Fiom e Uilm è un importante contributo. L’obiettivo della Cgil è che sia vicino il giorno della ricomposizione del mondo del lavoro sulla democrazia. Che piattaforme e accordi abbiano la validazione dei lavoratori, che possa esserci per tutti un "election day" del lavoro, un grande significato politico, non solo per il sindacato, ma per l’intero sistema democratico.