“Commenti&Analisi” Cgil a geometria variabile

07/05/2003


            Mercoledì 7 Maggio 2003

            SINDACATO TRASVERSALE.
            S’AVANZANO NUOVE ALLEANZE

            Cgil a geometria variabile
            Fiom a contratto vietato

            Il cofferatiano per eccellenza (Passoni) dà del siderale a Epifani

              «La proposta contenuta nella relazione del segretario generale di schierare la Cgil, in quanto tale, per il sì è in evidente contraddizione con la sua stessa analisi, foriera
              di confusione nel mondo del lavoro e fra gli elettori, circa il senso ed il nesso fra la scelta tattica di oggi e la prospettiva strategica della Cgil». Achille Passoni è un sindacalista che non ama le luci della ribalta, ma ama la chiarezza, anche nel linguaggio. E l’ordine del giorno presentato ieri al Comitato direttivo della Cgil, in alternativa – nella parte relativa al referendum sull’articolo 18 dello Statuto – alla relazione del segretario generale Guglielmo Epifani, ne conferma queste caratteristiche. Passoni, nei giorni scorsi, è stato l’unico dei segretari cofferatiani di vecchia data (gli altri sono Giuseppe Casadio e Carlo Ghezzi) a non esprimere pubblicamente il suo dissenso sulla linea di Epifani a favore del sì, scegliendo di spiegare le sua posizione nel parlamentino confederale. Lo ha fatto con chiarezza: esiste (Catilina docet) una «siderale distanza e un’assoluta incompatibilità fra le lotte per i diritti, condotte dalla Cgil nel 2002 e nei primi mesi del 2003, il consenso di massa registrato (…) ed il referendum».
              E, scritto dall’uomo che diresse l’organizzazione della manifestazione del 23 marzo a Roma, con quasi tre milioni di persone, appare una sorta di interpretazione autentica di quella vicenda. In più, Passoni, 51 anni, milanese, è uomo di strettissima osservanza cofferatiana e non a caso uno degli animatori di Aprile, l’associazione del correntone diessino. La sua tesi è che la Cgil non debba schierarsi nella battaglia referendaria.

              La presentazione dell’ordine del giorno-Passoni è la novità più rilevante della prima giornata del Direttivo della Cgil che oggi passerà alla votazione. Solo a qual punto si capirà l’articolazione e il peso del dissenso in Cgil sul «sì per le riforme e per i diritti» – qualcosa di più di un sostegno tecnico – pur tuttavia espresso «a titolo personale» (che non vuol dire propriamente la Cgil) da Epifani, nella relazione introduttiva, nella quale ha comunque precisato che la confederazione non aderirà ai comitati referendari. Molto dipenderà anche dalla scelta di Epifani, se vorrà trasformare il voto in una espressione di fiducia nei suoi confronti oppure no. Oltre alla relazione di Epifani e all’ordine del giorno di Passoni, ieri, sono stati presentati altri documenti: quello del segretario confederale Marigia Maulucci, a favore dell’astensione, e quello dell’area dei riformisti (Antonio Panzeri, Aldo Amoretti e Agostino Megale) per la libertà di voto; infine l’area di Rifondazione (Ferruccio Danini e Carlo Baldini) che propone una campagna per il sì.

              La partita si gioca tutta oggi e non è affatto detto che vengano posti in votazione tutti gli ordini del giorno.
              La sinistra sembra intenzionata ad incassare la vittoria, votando la relazione di Epifani, e interpretando il fatto come uno spostamento a sinistra dell’asse politico della Cgil. La pattuglia dei riformisti ha già marcato la sua presenza e potrebbe confluire nel documento-Passoni dove dovrebbero trovare anche Casadio e Ghezzi.
              Di certo nella Cgil si apre una nuova fase con la prima vera prova politica interna per Epifani che non è detto ne esca rafforzato. L’impressione è che possa avviarsi una stagione a maggioranze variabili, di difficile gestione e che richiederebbe una fortissima leadership. Ma è tutto da verificare anche quanto questo sia compatibile con la linea unitaria emersa nel congresso di Rimini del 2002.
              Lo stesso percorso che ha portato Epifani a schierarsi per il sì (il pressing di alcune categorie e strutture territoriali) è stato criticato da Passoni che ha parlato di «limiti evidenti» e della necessità di «determinare condizioni sempre più adeguate all’esercizio del confronto libero e democratico al nostro interno». Intanto è arrivato l’accordo separato per i metalmeccanici.
              Epifani non è riuscito ad evitarlo.