“Commenti&Analisi” Caro Epifani, basta con i rinvii (S.Pezzotta)

14/07/2005
    giovedì 14 luglio 2005

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      Contratti

      Caro Epifani, basta con i rinvii

      Pezzotta: abbiamo perso un anno, adesso basta

        Il leader della Cisl: «O raggiungiamo un accordo entro metà settembre o si vada alle consultazioni»

        di Savino Pezzotta

          Con l’acume che gli è proprio, Pietro Ichino ha voluto commentare su queste colonne, le conclusioni del XV Congresso della Cisl. Ringrazio lui e il Corriere di quest’attenzione.Vorrei avanzare alcune puntualizzazioni
          alla luce dei deliberati congressuali. Alla Cisl stanno a cuore due questioni tra loro complementarie strettamente intrecciate: una politica economia tesa all’innovazione, al recupero di competitività, in grado di affrontare i problemi del settore industriale, del Mezzogiorno, della tutela dei redditi e la riforma delle relazioni sindacali e del modello contrattualre.

          Mentre per la politica economica molto dipende dalle scelte del Governo e pertanto dal come si determinerà la prossima legge finanziaria e dalla possibilità che su di essa vi possa essere un vero confronto di merito, per quanto riguarda le relazioni sindacali le responsabilità stanno tutte in capo alle parti sociali.

          La proposta della Cisl è chiara e lineare: rilanciare una nuova concertazione e la politica dei redditi; superare l’eccesso di frammentazione contrattuale, mantenendo il livello nazionale come strumento per tutelare il potere d’acquisto e per garantire l’universalità dei diritti e delle tutele normative e rafforzando la contrattazione decentrata, collegandola ai risultati d’impresa (produttività, redditività, qualità), alla gestione dei tempi, alle situazioni territoriali e al riconoscimento delle professionalità; estendere le pratiche partecipative a livello aziendale; sperimentare nuove sedi autorevoli per la composizione dei conflitti e individuare forme d’arbitrato. Un anno fa, il 14 luglio 2004, si era avviato un confronto con la Confindustria nel quale si tentava di verificare se esistevano le condizioni per affrontare la riforma del modello contrattuale e delle relazioni sindacali, purtroppo fu bruscamente interrotto dalla Cgil. E’ passato un anno e la vicenda rimane aperta. Si sono avviate delle commissioni unitarie che però non sono ancora riuscite a raggiungere una posizione comune. Nessuna indisponibilità da parte nostra a riprendere il confronto, ma i tempi della sua chiusura devono essere chiari: abbiamo proposto la metà del mese di settembre per arrivare ad un’intesa unitaria in modo da poter avviare un percorso di confronto con le nostre controparti, partendo da quelle private. Se questo non sarà possibile la Cisl aprirà un dibattito con i suoi associati. Il sindacato non può permettersi il lusso che tutti parlino di modelli contrattuali, di nuove relazioni sindacali, di concertazione senza avere in campo una propria proposta.

          Come conciliare il pluralismo sindacale con la necessità di regolare e dirimere i conflitti tra organizzazioni egualmente sovrane e legittimate dall’adesione di milioni di lavoratori, è la seconda questione che ha richiamato l’attenzione di Pietro Ichino. Abbiamo piena consapevolezza che le sole regole non consentono di risolvere conflitti strategici tra le organizzazioni: quando il dissenso concerne questioni che mettono in gioco la loro ragion d’essere, la loro identità, il fondamento dei rapporti con i loro associati, non sono accettabili regole che ne possano annullare identità e natura, che possano rendere inoperante il pluralismo. Per queste ragioni la Cisl non intende adottare un modello come quello, pur autorevolmente, suggerito da Pietro Ichino che, assegnando la rappresentanza monopolistica alla «cosiddetta» coalizione vincente, determinerebbe l’annullamento del pluralismo sindacale, per significativi periodi di tempo; si tratterebbe, in sostanza, di adottare il metodo della democrazia politica nell’ambito delle relazioni industriali. Nelle quali, però, il problema non è vincere o perdere per governare, ma raggiungere risultati concreti attraverso il metodo della negoziazione.

          Nella proposta del professor Ichino la maggioranza sindacale regna e governa e il confronto è sostanzialmente rimandato ai giochi elettorali delle rappresentanze. A mio parere sarebbe un immiserimento dell’idea partecipativa che dovrebbe orientare le moderne relazioni sindacali. Il pluralismo sindacale può funzionare anche con le mediazioni, come dimostra l’attività contrattuale di questi anni che, giova ricordarlo, non è stata poca cosa. Inoltre occorre tenere presente che la validazione di un contratto non è semplice ma chiama in causa come si costruiscono le piattaforme, come si conducono le trattative, le azioni di lotta e le consultazioni tra gli associati e i lavoratori, nonché la questione del modello sindacale di riferimento. Non si può ridurre tutto ad un’unica decisione.

            La vicenda contrattuale è molto complessa e non può essere confinata in un meccanismo maggioritario. Né mi sembra questo un buon metodo per indebolire i massimalismi, che dalla competizione maggioritaria troverebbero elementi per essere rafforzati. Non è affatto detto che i lavoratori arginino spinte massimaliste specie quando innestano motivi e obiettivi segnatamente politici sulle vicende contrattuali. Le regole possono consentire, in determinati momenti, di trovare soluzioni efficaci, ma sempre quando esiste una solida volontà di fare le cose insieme. La nostra forte ritrosia a regolare per legge la rappresentanza nasce da quest’insieme di considerazioni e dal rifiuto di una visione neoclassista delle lotte, della negoziazione e degli accordi. Il metodo che preferiamo è quello negoziale con le controparti e del confronto, del dialogo e della mediazione tra sindacati.