“Commenti&Analisi” Bipolarismo sindacale – di G.Berta

07/05/2003



            7/5/2003

            IL CONTRATTO DEI METALMECCANICI
            BIPOLARISMO SINDACALE

            di Giuseppe Berta

            IL negoziato per il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici sta per arrivare alla conclusione e anche questa volta, come in occasione del rinnovo precedente, si tratterà di un accordo stipulato soltanto con due federazioni sindacali, quelle della Cisl e della Uil, senza la firma della Fiom-Cgil. Tuttavia, ora diverrà più difficile parlare di un’altra intesa «separata»; sarà piuttosto la verifica che nel movimento sindacale vige ormai di fatto una logica bipolare. Negli anni recenti, sono numerosi gli accordi che sono stati sottoscritti dalle sole Cisl e Uil, con l’opposizione della Cgil. Ciò ha condotto a un crescendo delle tensioni fra le organizzazioni sindacali, che si sono venute progressivamente acutizzate, come è successo alla Fiat negli ultimi mesi. Naturalmente, non siamo di fronte a un’estensione della logica del bipolarismo politico all’area delle relazioni sindacali. La spaccatura fra le confederazioni dei lavoratori non rispecchia un loro diverso allineamento rispetto agli schieramenti parlamentari. Il contrasto tocca il modo in cui si intendono il ruolo del sindacato e lo spazio della sua azione. Nel periodo incerto del dopo-concertazione, la Cisl e la Uil vogliono enfatizzare il loro profilo negoziale e le loro competenze contrattuali, laddove la Cgil ha assunto una caratterizzazione di sindacato-movimento che bada soprattutto a raccogliere e a esprimere una protesta radicale, fino a farsi portatrice di forme di mobilitazione prossime ai settori dell’antagonismo militante. È una lacerazione che non è destinata a comporsi nel breve periodo. Essa incide sulla vita interna delle organizzazioni e ne condiziona gli orientamenti. Non riguarda soltanto i nuclei dirigenti e gli apparati sindacali, ma investe le rappresentanze sui luoghi di lavoro, divise sempre più spesso da polemiche che mettono in discussione la possibilità di tornare, se non a una prospettiva unitaria, a definire linee comuni d’azione. Ne è una riprova il clima che, in una realtà-simbolo come Mirafiori, ha fatto da involucro alle elezioni per il rinnovo delle Rsu, le rappresentanze di base scelte dai lavoratori. Oggi le federazioni di categoria stanno conducendo, alla loro maniera, delle piccole campagne elettorali: lo testimoniano i manifesti e i cartelloni diffusi dalla Fiom. Nulla possono, in questa situazione, gli inviti e i volonterosi richiami all’unità che ogni tanto si leggono anche sui giornali, nel nome di una ritrovata efficacia sindacale in grado di fare da sponda ai mutamenti che investono l’economia e le imprese. Tutto invece spinge verso un confronto aperto fra le due differenti prospettive sindacali: bisogna inevitabilmente che una abbia la meglio perché l’azione collettiva dei lavoratori possa contare. Riesce impossibile pensare a una trasformazione delle relazioni industriali e dell’architettura contrattuale senza che prima prenda il sopravvento un modello sindacale coerente con essa. Più in generale, lo scontro nel movimento sindacale finirà col ripercuotersi nella sinistra, mettendo a dura prova la sopravvivenza entro i Ds di due opposte linee di politica sociale e del lavoro che, prive di una mediazione, possono soltanto paralizzarsi a vicenda.