“Commenti&Analisi” Beati i ricchi: saranno più ricchi (Galapagos)

30/06/2004






   
30Giugno 2004
POTERI


 
RIFORMA FISCO
Beati i ricchi: saranno più ricchi
GALAPAGOS


Berlusconi non molla e agli alleati di governo manda a dire che la riduzione della pressione fiscale è cosa fatta. Almeno sulla carta. Già, perché il problema non è ridurre le tasse, ma trovare le risorse necessarie a finanziare la riduzione. E qui le cose si complicano. Anche perché una riduzione della pressione fiscale come vorrebbe fare Berlusconi, seppure nell’ipotesi più ridotta, è estremamente costosa: almeno 14 miliardi di euro, secondo uno studio pubblicato ieri dal Corriere della sera. E trovare 28 mila miliardi di lire non è facile, visto che bisognerà, oltretutto, sforbiciare la spesa pubblica con una manovra da 6-7 miliardi di euro per la seconda parte del 2004 per non inciampare nell’early warning che la Ue è pronta a lanciare. La «riforma» fiscale messa a punto dai tecnici di Tremonti per rispondere ai desideri e alle promesse elettorali di Berlusconi è estremamente semplice. Si basa su due sole aliquote: 23% per i reddito fino a 33 mila euro lodi l’anno e 33% per i redditi oltre i 33 mila euro. In più una no tax area per i redditi fino a 7.500 euro lordi l’anno.

In realtà Berlusconi avrebbe voluto fare di più. Sempre due aliquote, ma la prima del 23% da applicare a tutti i redditi fino a 100 mila euro e la secondo (33%) per i redditi superiori ai circa 200 milioni di lire all’anno. Ma chi ci guadagna e chi ci rimette con una riforma cosi? Lo studio del professor Massimo Baldini dell’università di Modena, pubblicato ieri dal Corrierone è estremamente chiaro e illuminante. Partiamo dai «poveracci», quelli con meno di 10 mila euro l’anno. Il risparmio fiscale sarà di 17 (diciassette) euro di media l’anno. Non va molto meglio per chi ha redditi compresi tra i 10 e i 20 mila euro l’anno: in media vedranno la loro pressione fiscale ridursi di 49 euro l’anno, ovvero 4 euro al mese. Per la classe di imponibile che oscilla tra i 20 e i 30 mila euro l’anno, il risparmio medio per contribuente sarà invece di 412 euro, cioè 35 euro al mese.

E’ interessante notare che, secondo i dati fiscali, circa il 90% dei contribuenti italiani ha redditi fino a 30 mila euro lordi l’anno, ma a questa massa di contribuenti sono destinati meno di 3,8 miliardi di euro di tagli fiscali su un totale di 14 miliardi. All’inverso emerge che la riforma di Berlusconi premierà soprattutto chi guadagna più di 30 mila euro l’anno: si tratta di circa il 10% della popolazione che si approprierà di tagli fiscali per più di 10 miliardi di euro, poco meno del 75% della cifra totale destinata ai tagli di imposte.

Il risparmio medio, infatti, sale da 1.223 euro per i redditi compresi tra i 30 e i 40 mila euro, a 4.401 euro per quelli tra i 70 e gli 80 mila euro per toccare i 7.559 euro di media per quelli compresi tra i 100 e i 110 mila euro. Meglio di tutti, in termini percentuali e assoluti, va a chi ha redditi superiori ai 110 mia euro l’anno: risparmieranno in media 15.514 euro di Irpef. Da notare che per alleggerire la pressione fiscale di chi percepisce redditi superiori ai 110 mila euro costerà all’erario 3,258 miliadi di euro, poco meno di quanto costerà alleggerire la pressione fiscale per i 9/10 dei contribuenti a più basso reddito.

Una riduzione della pressione fiscale simile a quella esposta non farebbe che peggiorare la distribuzione dei redditi e ingesserebbe definitivamente le classi sociali. In pratica sarebbe la seconda puntata della riforma fiscale avviata con l’abolizione dell’imposta sulle successioni e le donazioni. Oltretutto servirebbe a poco da un punto di vista economico: per i redditi più bassi, infatti, la capacità di spesa, cioè di consumo, crescerebbe impercettibilmente (pochi euro al mese) e non contribuirebbe al rilancio della domanda. E. invece, tutto da dimostrare la teoria berlusconiana che il maggiore risparmio dei redditi più alti si trasformi automaticamente in investimento: la quota di risparmio (sul reddito) degli italiani è infatti tra le più alte del mondo, mentre gli investimenti ristagnano.