“Commenti&Analisi” Avviso comune per la Società europea (G.Baglioni)

05/07/2005
    martedì 5 luglio 2005

    ECONOMIA ITALIANA – pagina 22

      ANALISI

        Avviso comune per la Società europea

        Arriva il nuovo modello partecipativo dei lavoratori voluto dalla Direttiva Ue

        Gli obiettivi: garantire i diritti acquisiti e rafforzare le relazioni industriali

          di Guido Baglioni

            Il 2 marzo è stato firmato fra Confindustria, Abi, Ania, Confcommercio, Confservizi e Cgil, Cisl, Uil e Ugl l’avviso comune per il recepimento della Direttiva europea 2001/ 86, che completa lo Statuto della Società Europea ( Se). Con l’avviso, previsto dalla Direttiva, le parti sociali propongono al legislatore la posizione condivisa in merito alla formulazione del testo di legge che dovrà essere emanato, previa consultazione con esse.

            La Direttiva riguarda il coinvolgimento dei lavoratori, in modo che i loro rappresentanti possano esercitare influenza sulle decisioni che sono adottate nell’ambito della società. Tale coinvolgimento si esprime nelle forme dell’informazione, della consultazione, della partecipazione.

            La partecipazione è nettamente la più importante. Essa prevede «il diritto di eleggere o designare alcuni dei membri dell’organo di vigilanza o di amministrazione della società o il diritto di raccomandare la designazione di alcuni o di tutti i membri dell’organo di vigilanza o di amministrazione della società e/ o di opporvisi » ( art. 2, K). L’Unione europea, dopo numerosi tentativi, la ripropone per questi due principali obiettivi: quello esplicito di garantire i diritti acquisiti dei lavoratori in numerosi Paesi; quello meno esplicito di rafforzare le relazioni industriali collaborative per sostenere la competitività dell’economia europea. La Se può essere costituita mediante trasformazione, fusione o holding. In questa sede interessa riprendere la logica del provvedimento, a cominciare dai seguenti tre punti cardine: esso prevede deroghe e facoltà applicative, gli obblighi conseguenti appaiono complessivamente contenuti, non prescrive un modello unico di partecipazione; ampio spazio è riservato alle scelte delle parti interessate e, nel contempo, le funzioni degli Stati membri nell’applicazione della Direttiva appaiono rilevanti; nel gioco delle iniziative di questi due attori, la priorità è assegnata alla via negoziale fra le parti e, in caso di mancato accordo, interviene lo Stato membro.

            Entrando nel merito, vanno sottolineati questi tre aspetti: se nessuna delle società partecipanti era soggetta a disposizioni per la partecipazione prima dell’iscrizione della Se non vi è l’obbligo di introdurre le disposizioni della Direttiva; le parti che negoziano possono decidere di stabilire modalità per la partecipazione e cioè, a seconda dei casi, il numero di membri dell’organo di amministrazione o di vigilanza della Se che i lavoratori saranno autorizzati ad eleggere, designare, raccomandare o alla cui designazione potranno opporsi, nonché le procedure dei relativi adempimenti; tra i numerosi compiti che spettano allo Stato membro, vi è quello che consente la non applicazione delle disposizioni contenute nella Direttiva per le Se costituite mediante fusione ( clausola opting out).

            L’avviso comune firmato dalle parti sociali italiane segue in grande misura il testo della Direttiva salvo su due contenuti: l’accentuazione dei richiami agli accordi interconfederali e ai contratti collettivi nazionali, specie per la formazione della rappresentanza negoziale dei lavoratori, e il non utilizzo della clausola opting out. In occasione della firma, Cgil, Cisl e Uil hanno pubblicato un documento nel quale sostengono la convinzione che l’assetto societario più idoneo per esprimere le istanze di partecipazione è rappresentato dal " modello dualistico" ( perchè prevede la netta ed opportuna distinzione tra gestione e strategia). Per il " modello monistico", le confederazioni indicano una figura terza, con caratteristiche di professionalità, competenza e moralità, consigliere di riferimento dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali.

            Per l’avvenire della Se contano soprattutto due requisiti di base: quante Se verrano costituite giovandosi di condizioni fiscali e amministrative favorevoli e se la società partecipata verrà vissuta non tanto in ragione dei diritti dei dipendenti quanto per la convergenza di apporti e di obiettivi dei suoi attori. Per facilitare l’attivazione di quest’ultimo requisito, indichiamo due soluzioni. La prima consiste nel prevedere una possibile applicazione parzialmente riduttiva della definizione di partecipazione della Direttiva. In pratica, accettando il primo comma — eleggere o designare alcuni dei membri dell’organo di vigilanza o di amministrazione — e modificando il secondo comma; ad esempio limitare il diritto di raccomandazione ad alcuni e non a tutti i membri di tali organi.

              La seconda, non alternativa alla prima, prevede che le parti interessate — azionista o azionisti di maggioranza e organizzazioni sindacali — designino congiuntamente un certo numero di amministratori indipendenti per il consiglio di amministrazione o di sorveglianza.
              Questa proposta allarga la rappresentatività e la legittimazione della figura terza indicata dalle confederazioni sindacali e, come ho già scritto (si veda « Il Sole 24 Ore » del 4 gennaio), può essere applicata anche al di fuori della Se.