“Commenti&Analisi” Annunci e svolte credibili (P.Ichino)

03/07/2004




sabato 3 luglio 2004

CONCERTAZIONE

Annunci e svolte credibili

di PIETRO ICHINO


L’annuncio del «ritorno alla concertazione», da parte del nuovo presidente della Confindustria, ha avuto tutte le caratteristiche di spettacolarità necessarie perché una svolta politica abbia successo. Ma l’annuncio non basta, così come non bastano, se rimangono allo stato di annuncio, le risposte positive venute da Cgil, Cisl e Uil. Il ritorno alla politica di concertazione ha un senso apprezzabile soltanto se gli aspiranti protagonisti di questa politica condividono, in partenza, una visione chiara dei vincoli a breve e medio termine.

La politica di concertazione ha un senso se le parti sono d’accordo almeno sui problemi che occorre risolvere e sugli obbiettivi da raggiungere. Le confederazioni degli imprenditori e dei sindacati oggi condividono una visione chiara su questi punti?

Il ritorno a una politica di concertazione, inoltre, ha un senso soltanto se ciascuna delle parti interessate ha in mano le leve necessarie per la manovra che può essere concordata. Quali leve hanno in mano, che cosa hanno da offrire, Confindustria e Confcommercio? E Cgil Cisl e Uil sono davvero in grado oggi, come lo furono nel 1992-1993, di negoziare una manovra incisiva e assicurare comportamenti coerenti dell’intero movimento sindacale, al centro e in periferia, nel periodo necessario per realizzarla?


Una delle leve principali su cui occorrerebbe agire oggi è costituita dal costo dei servizi e dell’energia, che in Italia è innaturalmente alto rispetto al resto di Europa e che rende la vita difficile alle imprese da un lato, alle famiglie dall’altro. Qui Confindustria e Confcommercio avrebbero forse qualche cosa da offrire, per l’aumento della concorrenza e la privatizzazione delle imprese ancora in mano pubblica. Avrebbe da offrire parecchio di più il governo, che però si mostra tiepidissimo. Ma occorrerebbe anche una presa di posizione chiara da parte di Cgil Cisl e Uil: sono disposte a operare con decisione per un incremento della concorrenza in questi settori, a costo di perdere qualche tessera tra gli addetti alle aziende interessate? E sono disposte a sfidare davvero il governo a un’intesa su questo terreno, o pensano alla concertazione soltanto per tagliarlo fuori e così vendicarsi degli sgarbi che dal governo in vario modo hanno recentemente subito?


Il paese ha bisogno di un rilancio dei consumi; e questo obbiettivo si coniuga bene con l’interesse di Cgil Cisl e Uil a portare più soldi nelle buste paga dei lavoratori, che hanno sofferto non poco dell’"inflazione relativa" degli ultimi anni. Ma aumentare le retribuzioni si può soltanto se le si collega più strettamente con la produttività aziendale e con quella individuale. Questo significa spostare il baricentro della contrattazione collettiva dal centro verso le aziende; e significa aumentare la parte della retribuzione individuale collegata al risultato del lavoro (con un conseguente aumento, in qualche misura, delle disuguaglianze di reddito tra i lavoratori). Qual è la posizione di Cgil, Cisl e Uil su questo punto?


Il Paese ha bisogno di un forte aumento della popolazione attiva nel mercato del lavoro: più giovani, donne e anziani nelle attività produttive. Gli imprenditori sono disposti a offrire servizi per le lavoratrici madri e flessibilità degli orari nell’interesse di tutti i lavoratori marginali? E i sindacati sono disposti a ridurre la loro ostilità nei confronti delle forme di lavoro non standard?


Il Paese ha un bisogno vitale di un sistema di relazioni sindacali capace di prevenire i conflitti e risolverli senza che si scatenino i veri e propri giochi al massacro a cui si è assistito quest’inverno nel settore degli autoferrotranvieri, in primavera a Melfi, nei giorni scorsi sulla linea ferroviaria Napoli-Reggio Calabria. L’auspicio è che quando, il 15 luglio prossimo, i rappresentanti dell’una e dell’altra parte avvieranno il loro tentativo di concertazione, essi abbiano qualche cosa di chiaro e concreto da proporre anche su questo terreno.

Pietro Ichino
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