“Commenti&Analisi” Anatomia di una guerra – di R.Atkinson, P.Baker, T.E.Ricks

14/04/2003
      Lunedì 14 aprile 2003
     
     
    Pagina 12 – Esteri
     
         l´attacco
        Fretta, errori e vittorie
        anatomia di una guerra
        I generali volevano sul terreno 600 mila soldati
    L´azione militare sul terreno partì in anticipo, "spiazzando" gli agenti infiltrati
    Fra le "sorprese" ci fu la mancata rivolta degli sciiti nel sud e la resistenza dei Feddayn
    Nemmeno la rapida conquista di Bagdad era stata prevista: e si temeva la guerriglia

    RICK ATKINSON
    PETER BAKER
    THOMAS E. RICKS


            BAGDAD – Per i due generali il 27 marzo era sicuramente il peggior giorno da quando aveva avuto inizio la guerra. Fuori da Najaf William S. Wallace, comandante del quinto corpo d´armata, e David H. Petraeus, comandante della 101esima divisione aerotrasportata, sedevano su seggiole pieghevoli, in pieno deserto, a riflettere su quanto male stesse andando la guerra. Nassirya si era rivelata un pericoloso terreno di battaglia per i convogli americani. Un´unità dell´esercito era caduta in una imboscata, in sole 24 ore 36 soldati e marines avevano perso la vita, erano stati fatti prigionieri o erano dati per dispersi. La mattina seguente le prime cannonate degli elicotteri Apache erano state ricambiate dall´artiglieria nemica, che ne aveva abbattuto uno e crivellato altri 33. Poi una terribile tempesta di sabbia aveva bloccato a terra gli elicotteri, aveva fatto inceppare le altre armi, aveva rallentato l´avanzata e soprattutto aveva demoralizzato i soldati. E ancora non si era iniziato a combattere contro la Guardia Repubblicana, che si presumeva li avrebbe accolti con armi chimiche. Wallace al termine dell´incontro con Petraeus si era lasciato sfuggire che i comandanti americani avrebbero dovuto modificare la loro strategia.
            Esattamente 13 giorni più tardi, Bagdad è caduta. Ciò che si è concluso con una vittoria militare che ha rovesciato il governo iracheno in soli 21 giorni, è stato tuttavia caratterizzato da fasi di incertezza, da errori clamorosi, da successi imprevisti. Questo articolo è un po´ l´anatomia di questa guerra, così come è stata descritta da dozzine di diverse fonti militari, da vari comandanti, compreso chi ha avuto un ruolo di spicco nel processo decisionale, sia sul campo di battaglia che a Washington.
            L´inizio della guerra è stato caotico e pieno di imprevisti. E´ stata criticata la decisione del generale Tommy R. Franks, comandante in capo delle forze americane, di iniziare con un giorno di anticipo l´offensiva di terra, poiché questo avrebbe in qualche modo ostacolato la resa dei reparti iracheni. «Non fummo in grado di far pervenire le istruzioni per la resa, se non quando i nostri erano già loro addosso» racconta il tenente colonnello George Smith, stratega dei marines. La capitolazione della 51esima divisione meccanizzata irachena, a ridosso della frontiera con il Kuwait, avrebbe incoraggiato altre unità irachene a seguire il suo esempio.
            Secondo una fonte delle forze speciali, l´aver dato inizio ai combattimenti in anticipo ha disturbato i tentativi di raccolta delle informazioni da parte di centinaia di agenti che si erano clandestinamente introdotte in Iraq il 20 marzo. L´esiguo lasso di tempo trascorso in territorio nemico prima dell´attacco, ha «gravemente impedito» le possibilità di «instaurare un rapporto con i gruppi dell´opposizione e di condurre la guerra con loro». Il cambio nei piani, in sostanza, avrebbe portato all´imprevisto successo iniziale dei Feddayn di Saddam e avrebbe alimentato la speranza che il governo potesse combattere e sopravvivere.
            Una volta partita, l´invasione americana ha proceduto speditamente, con i marines incaricati di raggiungere i giacimenti petroliferi di Rumaila nel sud dell´Iraq per evitare che venissero dati alle fiamme, e con la terza divisione di fanteria in moto verso nord. Ma il 22 e il 23 la guerra ha rivelato le prime sorprese: i musulmani sciiti del sud non hanno accolto le truppe americane come liberatori e non si sono ribellate al regime. Al contrario, la violenza con la quale le truppe sono state accolte dai Feddayn ha colto di sorpresa parecchi comandanti: «Nassirya si è rivelata molto più dura da conquistare di quanto avessimo previsto», ha detto il colonnello Larry K. Brown, a capo delle operazioni dei marines in Iraq.
            Il 23 marzo, una domenica, è stato il giorno peggiore: dopo l´imboscata alla 507 esima compagnia di manutenzione dell´esercito, costata la vita o la prigionia a 12 soldati, anche dal fronte è giunta una pessima notizia. Prima dell´alba di lunedì 24 marzo, gli elicotteri Apache dell´undicesimo reggimento di aviazione erano partiti per attaccare la Guardia Repubblicana. Al ritorno, il comandante Wallace del quinto corpo riferì ai suoi superiori che il reggimento aveva subito danni tali da non poter più essere operativo.
            Lunedì fu quindi il primo di tre terribili giorni, con vento e tempeste di sabbia che costrinsero a terra gli elicotteri e bloccarono l´avanzata. Il mattino dopo, il 25 marzo, si tenne una teleconferenza tra i comandanti delle forze Usa dispiegate. I generali erano pessimisti sulla possibilità di continuare l´avanzata su Bagdad senza prima aver reso sicure le linee dei rifornimenti, e senza aver eliminato le sacche di resistenza.
            Il 26 marzo, terzo giorno della tempesta di sabbia, la preoccupazione si era già trasformata in ansia. La terza divisione di fanteria era stata duramente colpita: per la prima volta un tank Abrams e due veicoli da combattimento Bradley erano andati distrutti, e questo aveva destato il sospetto che l´esercito iracheno disponesse di migliori capacità anticarro di quanto fosse stato previsto. L´unica cosa da fare era ritirarsi e consolidare le posizioni già raggiunte senza avanzare sulla capitale irachena. Il 27 Wallace si incontrò con Petraeus per un bilancio. Era la prima volta in tre giorni che era possibile stare all´aperto.
            La situazione sul campo di battaglia pareva molto migliore, vista dal Pentagono. Secondo una fonte di alto livello del dipartimento della Difesa «La sensazione era che la guerra stesse procedesse bene», e che il bilancio delle operazioni consentiva di considerare positivamente gli obiettivi già raggiunti: la messa in sicurezza dei pozzi petroliferi, l´ingresso di mille soldati dalla Giordania nel deserto iracheno, l´aver evitato che l´Iraq fosse in grado di lanciare missili Scud o aerei droni con sostanze chimiche o biologiche. E inoltre i soldati erano ad appena 50 miglia dalla capitale.
            Franks aveva previsto di attaccare Bagdad nel weekend del 29-30 marzo, ma prima di dare il via voleva rendersi conto degli effetti dei bombardamenti e quindi dovette attendere il termine della tempesta di sabbia. La situazione era molto dissimile per i comandanti sul terreno, per il generale Franks e per il Pentagono. «Non ci fu coordinamento», ha detto una fonte, «credo che non ci sia stata nemmeno una battaglia nella quale non si sia registrata una certa mancanza di coordinamento delle strategie e delle tattiche».
            Forse l´unica vera e importante riunione di guerra si è tenuta il 29 marzo, sabato, in Maryland, nella tenuta di Camp David. Alcuni generali in pensione contestavano che i soldati americani dovessero attendere i rinforzi della quarta divisione di fanteria, e molti vertici in servizio dell´esercito erano d´accordo. Come ricorda l´ex portavoce della Camera Newt Gingrich, amico di Rumsfeld e membro del Defense Policy Board del Pentagono: «Era una fase cruciale: l´esercito stava lavorando sodo, si trovava alle prese con la Guardia Repubblicana ma con un numero di soldati inferiore a quanto sarebbe stato necessario. Quello è stato un momento cruciale. Un´amministrazione meno sicura di sé si sarebbe fermata, attendendo l´arrivo di rinforzi».
            Alla riunione il presidente Bush si presentò «pronto ad attendere il dispiegarsi degli avvenimenti senza fretta» e al termine, riferisce un consigliere, si decise che la «campagna militare rimanesse focalizzata su Bagdad», e pertanto che le truppe avanzassero sulla capitale il più velocemente possibile. I generali volevano almeno 600 mila soldati dispiegati sul terreno. Ma l´ordine fu: procedete.
            La mattina del 1 aprile, martedì, l´esercito e i marines si rimisero in moto. Ma il momento peggiore per i marines arrivò il giorno successivo. Le intelligence americane intercettarono una comunicazione da Bagdad ad un comandante di alto grado iracheno che si credeva avesse accesso all´arsenale chimico. L´intercettazione consisteva in un´unica agghiacciante parola: «Sangue». Secondo gli analisti era l´ordine di lanciare un attacco chimico contro i soldati americani. I comandanti diedero ordine di indossare le uniformi protettive e le maschere antigas. E quella sera tutti dormirono nei sacchi a pelo, indossandole. Venne l´alba, ma non l´attacco chimico. Era ormai evidente che il regime non aveva alcun controllo sulla situazione e che la Guardia Repubblicana si stava disintegrando.
            Nessuno aveva davvero voglia di attaccare la capitale: sin dall´inizio la prospettiva di una guerriglia urbana in aree residenziali, in una città di cinque milioni di abitanti, era stata l´incubo dei comandanti. Nessuna superiorità tecnologica, nessuna egemonia dell´aria avrebbe potuto fare da contrappeso ai rischi di un terribile bilancio in termini di vite umane nelle strade. Occorreva circondare la città e vedere che cosa sarebbe successo, ma gli iracheni hanno fatto saltare i ponti per rallentare l´avanzata americana. Quando i marines sono arrivati al fiume Diyala, un piccolo affluente del Tigri, è stato necessario chiamare i genieri affinché erigessero due ponti mobili. Mentre l´esercito entrava nel centro di Bagdad, i marines dovettero attendere. Ma anche se sono entrati per secondi, a loro sono toccati i momenti più memorabili. Alle 11.30 di mercoledì 9 aprile McKiernan, Wallace e Conway si riunirono in teleconferenza per pianificare l´assalto di Bagdad. L´esercito avrebbe dovuto arrivare da occidente, i marines da oriente e si sarebbero trovati in centro. Secondo questo piano avrebbero dovuto conquistare la città in quattro giorni. Alle 6.30 fu programmata un´altra teleconferenza d´urgenza: gli eventi stavano precipitando. Saddam e i vertici del suo governo si erano volatilizzati. Il governo iracheno non c´era più. I marines, aiutati dagli iracheni, hanno abbattuto la statua del raìs.
            Copyright Washington Post – la Repubblica – Traduzione di Anna Bissanti