“Commenti&Analisi” Amici americani, è un errore – di S.Pezzotta

13/02/2003



  Il commento




13.02.2003
Amici americani, è un errore

di 
Savino Pezzotta


 Bisogna che gli uomini e le donne di buona volontà, in Italia e nel mondo, si uniscano per testimoniare la loro vocazione non violenta e l’impegno ad evitare tutti i pericoli di una guerra come quella che incombe sulla comunità internazionale e rappresenta una minaccia per l’equilibrio della convivenza tra i popoli. L’Europa, in queste settimane, ha già visto incrinarsi la sua unità politica diplomatica riguardo alla condotta da tenere nei confronti dell’Iraq e alla possibilità di una comune iniziativa.
La Cisl è stata la prima forza del mondo sindacale (dalla Ces alla Cisl Internazionale) a sollecitare una chiara presa di posizione dei lavoratori in favore della pace, e sarà presente con le sue parole d’ordine e le sue bandiere, come già è accaduto in altre recenti circostanze, alla manifestazione del 15 Febbraio promossa dal Forum Sociale Europeo. Chiediamo al nostro governo di non tralasciare ogni iniziativa utile ad una soluzione politica della tensione tra Usa e Iraq. Sollecitiamo l’Onu ad assumersi fino in fondo la responsabilità morale e politica che le compete onde evitare un sanguinoso conflitto: la guerra può essere scongiurata.
L’amicizia e l’ammirazione che da sempre la Cisl, con i suoi militanti e i suoi iscritti, nutre per la democrazia americana e il popolo degli USA ci spingono ad agire affinché non si giunga a quella errata soluzione. La guerra non risolve i problemi anche i più complessi, e può essere anche un male peggiore di quello che si intende risolvere. La Cisl scenderà in piazza per testimoniare la sua cultura di pace, accanto ad altre forze, nel rispetto delle diversità e del pluralismo. Ma non accetterà proprio per questo forzature politiche o di parte che intendessero strumentalizzare ancora una volta la manifestazione del 15 Febbraio e la generale volontà di pace che in essa si esprime.
Non basta, infatti, partecipare alle manifestazioni, ai dibattiti e alle diverse iniziative per la pace: occorre un impegno lungo e coerente, di vasta portata umana. Nel mondo non c’è solo la guerra in Iraq, le strade non sono insanguinate solo in Palestina ed in Israele, molti sono i conflitti aperti nel mondo, come tanti sono i regimi dittatoriali che negano le più elementari condizioni di libertà, a partire da quella sindacale. Mentre diciamo “no” alle pretese di guerra preventiva, pensiamo anche all’impegno che occorre in Afganistan, in Birmania a fianco del sindacato clandestino contro la giunta militare, nel sostegno che diamo al sindacato libero cinese. Molti sono gli esempi dell’impegno per la pace e lo sviluppo che la nostra organizzazione ha preso e sta sviluppando in molte parti del mondo. Ma ora è necessario compiere un ulteriore passo avanti nella società e nel sindacato per una cultura di pace e di non violenza. Molte cose sono cambiate nel mondo dai tempi della “guerra fredda” e cresce lentamente l’idea che non sia la forza l’unico strumento per risolvere le questioni. Ciò è soprattutto fonte di soddisfazione per molti di noi (non si è seminato invano!) ma sappiamo che non basta.
Quando parliamo di pace non ci si può riferire solo alle grandi questioni internazionali. Occorre riflettere anche sulla quotidianità e sulla capacità di mutare profondamente i nostri comportamenti. La pace è una domanda esigente e costantemente inappagata. Come si può essere uomini di pace, pacifici e non pacifisti, se continuiamo a valutare e interpretare i rapporti politici, sociali e personali solo in base alla logica del confronto “amico/nemico” piuttosto che non in base a quella del dialogo e della relazione all’altro? Il dialogo non nega le differenze, né tantomeno la durezza dialettica: e tuttavia impone di premettere sempre nei riguardi dell’altro la domanda “chi sei?”, piuttosto che quella “con chi stai?”, segnando così confini e separazioni.. So bene che un simile cammino è difficile. Ma il sentiero della pace è pieno di asperità e ostacoli perché richiede di superare le tensioni conflittuali senza annullare le differenze ed ampliando la possibilità dello scambio e della relazione/rispetto dell’altro.

Parlare, scrivere e manifestare per la pace è abbastanza facile. Mentre è sicuramente più difficile essere dei “pacifici” perché ciò implica un profondo mutamento di se stessi attraverso una continua purificazione – come insegnava Ghandi – dei propri atti, dei gesti e delle parole. Essere in pace con se stessi è la condizione essenziale per incontrare e comprendere le ragioni degli altri. Un simile percorso sollecita il superamento dei nostri risentimenti e della volontà di potenza che alligna dentro di noi. Occorre che gli europei, gli occidentali non siano percepiti dagli “altri” come rivali che umiliano e offendono induca al crescere di un giustificato risentimento che può portare a conflitti distruttivi. Su questo dovremmo riflettere in questi giorni e valutare se questa guerra non finisca per alimentare ciò che, a parole, vuole sconfiggere.
Il tema della pace non si esaurisce nel discorso politico, ma impone l’avvio di nuovi comportamenti nel modo di vivere e nei rapporti tra le persone sul piano pubblico e privato. Non si afferma un valore come la pace se non ci si impegna contemporaneamente a far crescere tutti i valori, se non ci si educa quotidianamente alla solidarietà, al giudizio sereno della realtà, a vivere la dimensione di un’appartenenza complessiva ed interculturale nel mondo, se il nostro linguaggio non è rispettoso delle altrui opinioni. Ci sono parole che offendono quanto un’ arma e che, se non contenute, possono essere scintille di violenza.
La presenza della Cisl nelle diverse manifestazioni, nei dibattiti e confronti cercherà di rendere operante questa intenzione, nell’esigenza di costruire una mentalità nuova e diversa, capace di bandire i settarismi, le voglie d’egemonia e la visione della politica come luogo di costanti e radicate inimicizie. Continuiamo a restare ancorati all’idea della politica come “amicizia” e come ricerca, nella dialettica delle posizioni, del bene comune a livello nazionale e internazionale. Così si spiega il nostro impegno e il costante tentativo d’essere in ogni luogo “operatori di pace”.