“Commenti&Analisi” Al riordino manca una visione organica – Bersani e Mantini

20/03/2003



            Giovedí 20 Marzo 2003
            NORME E TRIBUTI


            Al riordino manca una visione organica


            DI PIERLUIGI BERSANI
            E PIERLUIGI MANTINI*
            *Deputati Ulivo

            Nel mondo del lavoro che si trasforma con ritmi straordinari l’organizzazione delle professioni e dei servizi professionali non può essere più retta da regole della prima metà del 900. Le professioni intellettuali tradizionali e le nuove professioni emergenti costituiscono insieme oltre il 20% del mercato del lavoro in Italia e altrettanto in termini di Pil. Per questo riteniamo essenziale la riforma delle professioni per la modernizzazione e la maggiore equità e competitività dell’Italia nell’economia globale. Si intravedono ora le prime bozze della riforma delle professioni, elaborate dal tavolo tecnico coordinato dal sottosegretario alla giustizia Vietti, e dobbiamo dire con chiarezza che non ci siamo. Avevamo offerto, come Ulivo, un periodo di "tregua costruttiva" affinché il Governo, anche sulla base delle nostre proposte di legge, potesse meglio definire un suo schema di riforma. L’Ulivo ha messo a disposizione l’utile esperienza maturata nella precedente legislatura: dal disegno di legge del governo Prodi del 3 luglio 1998 fino al disegno Fassino elaborato con l’intesa dei mondi professionali. Abbiamo contribuito a far cooperare gli Ordini, coordinati nel Cup, e le libere associazioni (Colap) espressione delle nuove professioni, intensificando il dialogo con il Cnel e i sindacati convinti che occorra un vero "patto" tra i mondi professionali affinché i professionisti possano contare nelle politiche di concertazione delle grandi scelte economiche del Paese. Abbiamo dato tempo al Governo, pur avvertendo l’urgenza e la centralità di questi temi ancora maggiori alla luce delle nuove competenze legislative concorrenti delle Regioni e dell’elaborazione della direttiva europea in materia di professioni. Abbiamo richiamato l’attenzione della maggioranza mentre si sciupava il tempo con le inutili lacerazioni sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, e con le deleghe su lavoro e previdenza. Ma dopo le promesse elettorali, i "professional day" berlusconiani e 20 mesi di Governo, i risultati sono assai deludenti anche per chi aveva confidato nell’attuale Esecutivo: si pensi alla sperequata attuazione del pur giusto principio della totalizzazione dei contributi previdenziali che graverà in modo insostenibile per alcune Casse professionali. Nella bozza Vietti non c’è nulla per i giovani professionisti, poco o nulla remunerati, mantenuti per anni senza garanzie, in bilico tra tortuosi tirocini ed esami di Stato che sarebbero almeno da riformare. Nulla sugli anacronistici numeri chiusi di alcuni Ordini (notai, farmacisti). Soluzioni confuse sullo sviluppo delle società professionali che sono invece un fattore di crescita, anche internazionale, assolutamente decisivo. C’è invece una certa ostilità all’affermazione di un sistema professionale effettivamente "duale", con Ordini riformati e riconoscimento delle nuove professioni: ma è mai possibile che gli informatici o i pubblicitari debbano essere oggi in Italia una figura professionale "clandestina"? Nella "bozza Vietti", sono evidenti i segni di un’impostazione corporativa che, anziché assegnare agli Ordini moderne funzioni di deontologia e di stimolo alla qualità, rischiano di burocratizzarne ancor più il ruolo. Si tratta solo di una bozza e perciò suscettibile di modifiche e miglioramenti. Con pazienza e tenacia riformista, consapevoli dei tempi, rilanciamo i ragionevoli contenuti della nostra proposta, su cui però pretendiamo risposte concrete: – creazione di un sistema "duale" che legittimi, accanto agli Ordini, anche il mondo delle nuove professioni basato sulle associazioni riconosciute tramite requisiti statutari previsti per legge, con possibilità di rilascio dell’"attestato di competenza" agli iscritti, secondo il modello delle direttive Ue. Il sistema duale costituirà un incentivo notevole all’autorganizzazione nel mondo del lavoro, con forme di garanzia per i cittadini; – pieno riconoscimento dell’esercizio professionale tramite società: società tra professionisti, con limitazione del socio terzo di puro capitale, per le attività riconosciute, e società commerciali, per le nuove attività; – revisione dei minimi tariffari, che vanno mantenuti per le attività di pubblico interesse, ma privilegiando i meccanismi negoziali (minimi e massimi), con la gestione di essi da parte di un organo aperto alla partecipazione di rappresentanze di tutela di consumatori e utenti; – riconoscimento per i giovani praticanti del diritto all’equo compenso e comunque di un minimo riconosciuto e possibilità di svolgere il tirocinio, che non dovrà essere superiore a due anni, nell’ambito della formazione universitaria, presso scuole di specializzazione, presso imprese, in alternativa al praticantato oggi svolto quasi esclusivamente negli studi professionali che spesso genera un ingiustificato sfruttamento dei giovani subito dopo la laurea; – riforma dell’esame di Stato secondo criteri di oggettività, imparzialità e semplificazione, prevedendo la possibilità di valutazioni abilitanti direttamente collegate al tirocinio; – riconoscimento della pubblicità di contenuto informativo in grado di meglio promuovere l’offerta e di stimolare la concorrenza senza cadere però in eccessi dannosi; – riconoscimento dell’Ordine come ente pubblico non economico ma limitatamente a precise funzioni pubblicistiche senza pericolose sovrapposizioni con il libero associazionismo sindacale; – promozione della formazione continua obbligatoria e di crediti di imposta per la ricerca di elevato contenuto scientifico e tecnico-disciplinare; – obbligo di copertura assicurativa per tutti i professionisti; – aggancio dei profili professionali al nuovo assetto delle lauree (brevi e specialistiche) e riconoscimento del principio della libera scelta dell’iscrizione a più Albi nell’ambito di equipollenze dei percorsi formativi. L’Ulivo è impegnato a fare la riforma delle professioni consapevole delle urgenze e delle necessità. Valuteremo con attenzione i segnali di innovazione che proverranno dal Governo pronti a una vasta mobilitazione dei ceti più moderni del Paese.