“Commenti&Analisi” A Montezemolo rispondo: i nuovi patti si fanno in azienda (T.Treu)

12/12/2005
    venerdì 9 dicembre 2005

      Pagina 33 -Economia

      L’ INTERVENTO

        E a Montezemolo rispondo: i nuovi patti si fanno in azienda

          Le politiche del lavoro e le relazioni industriali devono contribuire a un ripresa virtuosa dell’ economia ed è giusto chiedere, come ha fatto il presidente della Confindustria Luca di Montezemolo, che il centrosinistra chiarisca le sue intenzioni. La competitività del nostro sistema produttivo richiede interventi strutturali: più innovazione, più ricerca, crescita dimensionale delle imprese, internazionalizzazione. Un requisito essenziale è anche un mercato del lavoro efficiente e flessibile. Ma perché la flessibilità sia sostenibile deve essere regolata e accompagnata da ragionevoli sicurezze e sostegni ai lavoratori interessati dalle trasformazioni. Il mercato del lavoro può migliorare soprattutto con un rafforzamento dei servizi all’ impiego, una formazione di qualità e un sistema di ammortizzatori sociali attivi più che con una moltiplicazione di forme contrattuali flessibili.

          Il cambiamento è particolarmente urgente nelle relazioni industriali, punto di sofferenza del nostro sistema. I ritardi dei rinnovi contrattuali, non solo dei metalmeccanici, segnalano un disagio profondo. Il mutamento più importante richiesto alle parti, a cominciare dal sindacato, è che la sfida della competitività sia assunta come fondamentale e comune. Se questa sfida non sarà vinta ci sarà sempre meno spazio per la distribuzione di risorse, in tutte le forme, salariali e di welfare.

          Ma per andare in questa direzione occorre ricostruire un clima di fiducia fra le parti perché è stata indebolita dalle tensioni di questi anni, alimentate da politiche governative sbagliate. Per questo occorre riprendere la via della concertazione e del negoziato; negli anni 90 l’ obiettivo fu stabilizzare l’ inflazione; oggi deve essere la definizione di un patto per lo sviluppo.

          Il contributo delle relazioni industriali si può realizzare anzitutto nelle imprese, perché è lì che si possono raggiungere accordi virtuosi fra le parti circa le modalità con cui incrementare il valore aggiunto e distribuirne i benefici. Per questo la contrattazione collettiva deve spostare il suo baricentro verso il livello decentrato. Il contratto nazionale resta importante per garantire la tenuta della retribuzione di base rispetto all’ inflazione e regolare gli istituti normativi fondamentali. Proposte in questa direzione sono state avanzate dalla Confindustria e nel sindacato soprattutto dalla Cisl. Se le parti si decidessero a tale riforma sarebbe più facile risolvere anche questioni specifiche come quella dei sabati lavorativi. La flessibilità funzionale, riguardante orari di lavoro, inquadramenti professionali e costo del lavoro, è decisiva per migliorare la competitività aziendale. Spesso è più importante della flessibilità esterna o numerica, riguardante assunzioni e licenziamenti. La richiesta, avanzata dal vice-presidente Bombassei, di avere più spazi di flessibilità di orario, compresi i sabati lavorativi, risponde a questa esigenza. Tale esigenza può essere impellente in momenti difficili come quelli attuali e quindi il sindacato deve farsene carico. Con l’ avvertenza peraltro che risposte del genere non bastano certo a vincere la sfida della competitività se non sono accompagnate da interventi strutturali come quelli sopra accennati. Anche la flessibilità dell’ orario può essere regolata negoziando con il sindacato. Questa è la strada da seguire, come ha sostenuto anche Cesare Damiano su questo giornale. Ma la sede propria per un negoziato su temi del genere è l’ azienda, non il livello nazionale; oltretutto così si evita il rischio di negoziare due volte le stesse cose. Il livello aziendale è il più adatto anche per concordare sistemi retributivi che realizzino un’ effettiva partecipazione dei lavoratori alla produttività dell’ impresa.

        Tiziano Treu
        *senatore della Margherita