“Commenti” Welfare a misura d’uomo – di Luigi Bobba

16/09/2002



Luigi Bobba
Presidente nazionale delle Acli

(Del 14/9/2002 Sezione: Cultura Pag. 18)
TRE STRADE PER MIGLIORARE LA SPESA SOCIALE
WELFARE A MISURA D´UOMO

NON ci saranno tagli alla spesa sociale e il Governo rispetterà gli impegni sottoscritti con le parti
sociali nel Patto per l’Italia: questa la promessa di Berlusconi che costituisce, a mio avviso,
solo il «minimo sindacale» di ciò che ci si può attendere dalla prossima legge finanziaria.
Ci sono tre proposte che sono state al centro del confronto che le Acli hanno promosso
nei giorni scorsi a Vallombrosa sul «welfare che verrà». La prima ha a che fare con la famiglia
e con il nostro sistema fiscale. Il prof. Campiglio, attraverso un accurato studio, ha dimostrato
che l’attuale sistema di deduzioni e detrazioni finisce per penalizzare le famiglie numerose, i redditi
più bassi, le famiglie mono parentali e i disoccupati. Sono circa 6.500 miliardi di vecchie lire che
vengono sottratti alle famiglie meno abbienti e ai cittadini più deboli. Come invertire la tendenza?
Introducendo nella riforma fiscale il quoziente familiare, uno strumento che, come già avviene in
Francia, tiene conto non solo del reddito ma anche del numero dei componenti delle famiglie e
che produce rilevanti effetti redistributivi a favore dei soggetti più svantaggiati. La seconda
proposta riguarda gli anziani non autosufficienti. Le Acli chiedono di istituire presso l’INPS
un apposito «Fondo» contro questo nuovo rischio dell’età anziana. Ispirandosi al modello tedesco,
si potrebbe creare un’assicurazione obbligatoria con contributi a carico di lavoratori, imprese e pensionati.
Un fondo di circa 24.000 miliardi – un importo tre volte superiore all’attuale spesa che il nostro
Paese sostiene per i non autosufficienti, pari allo 0,58 del PIL -, per dare una risposta dignitosa alle
tante famiglie che si trovano ad affrontare situazioni spesso drammatiche. Infine, nella riforma del mercato
del lavoro andrebbe inserito un esplicito riconoscimento dei diritti individuali di formazione.
Un modo per fornire ogni lavoratore e ogni disoccupato di una «dote» personale di formazione
da poter spendere nei diversi momenti della vita lavorativa. La formazione sarà il nuovo baricentro
della protezione sociale del lavoro e il criterio principe per assicurare la realizzazione del principio
di eguaglianza anche nella società della conoscenza. A metà ottobre, le Acli consegneranno al Presidente
della Camera 100.000 firme affinché tale principio venga inserito nella nostra legislazione.
Quoziente familiare, assicurazione pubblica sul rischio di non autosufficienza, riconoscimento dei diritti
individuali di formazione: tre strade perché il nostro welfare sia «portatile» cioè vicino ai bisogni delle
persone e delle famiglie.
Luigi Bobba