“Commenti” Turismo: obiettivi possibili (G.Maresu)

20/02/2006
    sabato 18 febbraio 2006

    Pagina 3o – Turismo/Raporto Bit

      Quattro obiettivi possibili

        Meno fiscalit� e pi� impegno pubblico-privato di rilancio. Per coordinare il lavoro stato-regioni

          di Gavino Maresu *
          * direttore del Dipartimento turismo dell’Eurispes

            La Bit 2006 che si celebra a Milano in questi giorni e l’imminenza delle elezioni politiche sono due fatti coincidenti che portano in primo piano sullo scenario nazionale anche il tema del nostro turismo, che sta subendo una lenta, ma continua perdita di competitivit� sui mercati internazionali. Oggi infatti non esiste un sistema turistico �nazionale’; di fatto, esistono 20 sistemi regionali, strutturati in maniera difforme tra loro, frutto di un vespaio di leggi, decreti e regolamenti, spesso contrastanti tra loro. Tali contrasti si verificano anche sul piano delle strategie di marketing, che spesso sfociano in competizione reciproca sui mercati internazionali, nonostante i vari progetti interregionali.

              Uno dei nodi cruciali che il prossimo governo dovr� sciogliere � quindi quello dell’adozione di una politica nazionale per il turismo, pur nei limiti imposti dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001 n. 3, e quindi delle competenze regionali. Non vi � per� alcun dubbio sul fatto che lo stato rimane il vero motore dell’economia del turismo, qualora lo si reputi (come in effetti �) come fenomeno plurimo di carattere economico, finanziario, culturale e sociale. Il turismo infatti coniuga indissolubilmente il settore primario, costituito dai beni naturali, ambientali e culturali e dalle infrastrutture, con quello terziario. Questo genera un intreccio di competenze stato-regioni-enti locali che sovrasta abbondantemente la cosiddetta �competenza esclusiva in materia di turismo’, che discende dalla legge costituzionale citata. L’economia del turismo �, di conseguenza, non solo economia delle imprese e delle attivit� turistiche, ma � soprattutto economia dell’ambiente in senso lato, i cui aspetti, come la conservazione e tutela dei beni culturali e ambientali, in forza dell’articolo 9 della Costituzione, la formazione professionale, la fiscalit�, le funzioni di comuni e province, i rapporti internazionali, il sistema statistico, la tutela della concorrenza ecc., sono governati in base a principi fondamentali riservati alla legislazione dello stato, almeno secondo l’attuale Costituzione.

                Tutto ci� quindi postula la necessit� che a determinare le linee guida in tema di politica economica finalizzata anche allo sviluppo turistico debba essere lo stato, che � protagonista essenziale non solo nella formazione dell’offerta turistica nazionale, ma anche in tema di promozione della marca Italia. Allo stato quindi dovrebbe competere l’enunciazione dei principi che disegnano il sistema turistico nazionale, sotto il profilo delle politiche generali intersettoriali, sempre per� tenendo conto del quadro di competenze delle regioni anche nella valorizzazione, promozione e organizzazione di attivit� culturali, che sono settori di legislazione concorrente.

                  � ancora da capire se il neonato Comitato nazionale del turismo, viste le sue finalit�, sia in grado di determinare tali principi: il rischio pi� grosso che corre, infatti, � quello di impantanarsi in istanze e rivendicazioni corporative di ciascuno degli organismi che sono rappresentati al suo interno.

                    Dovranno comunque essere almeno quattro gli obiettivi che il nuovo governo e le regioni dovranno impegnarsi a raggiungere nei prossimi cinque anni: il primo � l’abbattimento al 5,5% dell’Iva sui servizi alberghieri, allineandola cio� a quella della Francia, rendendo cos� pi� competitiva la nostra offerta sui mercati, consentendone anche la deducibilit� per i viaggi d’affari e congressi internazionali nel nostro paese. Con l’abbattimento dell’Iva � fondamentale l’introduzione di un’imposta di soggiorno da 0,15 a 1,07 euro al giorno a seconda della tipologia di struttura, come si pratica in Francia, eliminando cos� i vari balzelli imposti ai turisti da molte citt� italiane, i cui proventi devono essere destinati alla riqualificazione delle risorse culturali e ambientali. Bisogna inoltre fare emergere il cosiddetto �turismo che non appare’, costituito dalla domanda di soggiorni in appartamenti per vacanza che, secondo uno studio della Mercury/Rescasa, avrebbe generato nel 2003 oltre 729 milioni di presenze, che potrebbero produrre centinaia di milioni di euro di imposte di soggiorno.

                      Enit, regioni e operatori devono infine adottare una strategia di marketing integrato, tendente non solo a promuovere la marca Italia, ma anche a intraprendere una vera politica dei prodotti/turismi, fra i quali in primis il turismo rurale (da non confondere con l’agriturismo!), quello cio� dei borghi e dell’Italia cosiddetta minore, consci del fatto che la competizione sui mercati si gioca tra territori/destinazioni, organizzati in una logica sistemica e di interrelazioni solidali tra tutti i protagonisti pubblici e privati.

                        Gli operatori infine dovranno convincersi che la promozione non pu� essere delegata solo agli enti pubblici, e che le defaillance del nostro turismo sui mercati non sono quindi imputabili solo alle scarse risorse destinate all’Enit, anche perch� i veri attori della promozione sui mercati sono la regioni, che da sole spendono oltre 160 milioni di euro. Se i �prodotti/servizi’ sono i loro, devono essere di conseguenza anche loro stessi a farsene carico parziale per promuoverli.

                          �Un cammello � un cavallo disegnato da un comitato’: cos� viene descritto, nel mondo della pubblicit�, il risultato poco brillante di un progetto di comunicazione, frutto di compromessi tra tecnici e committenti. Sapranno i membri del neonato Comitato nazionale per il turismo evitare il rischio di �disegnare un cammello’, invece che un purosangue, nel nome del superiore interesse nazionale della marca Italia? Su questa scommessa si gioca la futura crescita del turismo nazionale.