“Commenti” Taglio delle tasse: trance da Confcommercio

20/03/2007
    martedì 20 marzo 2007

    Pagina 2 – EDITORIALE

    Taglio delle tasse
    Trance da Confcommercio

      Forse è l’effetto di qualche strano fluido iniettato nelle bottigliette d’acqua offerte ai relatori, o forse qualche abile ipnotizzatore nascosto nella platea, oppure magari è la conseguenza di venefiche radiazioni emanate dalle poltrone del palco. O forse, più banalmente, è il fatto che Confcommercio rappresenta milioni e milioni di elettori. Fatto sta che ormai da anni e in modo assolutamente bipartisan, è da qui, proprio dalle assemblee o dai forum promossi dall’associazione dei commercianti, che partono le più astruse proposte in materia economica. E da autorevoli rappresentanti del governo. In precedenza, in uno dei momenti di crisi più nera per l’economia italiana, di crescita quasi zero, di deficit oltre il 3% del Pil, parzialmente mitigato da valanghe di condoni, un Berlusconi a trentasei denti annunciò ai commercianti che avrebbe abbassato le tasse per la seconda volta. Una roba da sei miliardi di euro che costrinse Tremonti a tripli salti carpiati per ricavare le risorse nei meandri della contabilità nazionale (due dei quali furono addirittura ricavati dal condono edilizio).

      E da Cernobbio 2007, dall’annuale forum Ambrosetti organizzato da Confcommercio, il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, ci ha spiegato sabato che con le risultanze del boom di gettito bisognerebbe anzitutto abbassare le tasse alle imprese. Che piuttosto che agire sulla domanda bisognerebbe insomma agire dal lato dell’offerta.

      Al di là delle motivazioni squisitamente economiche che smentiscono questa tesi, ci è venuto in aiuto per fortuna, per spiegare anche la demenzialità politica di un’iniziativa del genere, il presidente del Senato Franco Marini. Un taglio delle tasse a beneficio delle famiglie, ha detto l’ex sindacalista della Margherita, non si può rinviare. I motivi, aggiungiamo noi, sono ovvi. Il famoso cuneo fiscale per i contribuenti, previsto solo per i redditi sotto i quarantamila euro, è stato sostanzialmente vanificato dall’aumento delle tasse locali. Il cuneo fiscale per le imprese, invece, manco per niente. Anzi, si può dire che questa prima finanziaria di sacrifici che è servita a portarci fuori dall’emergenza dei conti pubblici, grava quasi solo sulle spalle delle famiglie (basti vedere l’aumento della pressione fiscale) mentre contiene un bel regalo alle imprese. Inoltre, guardando ai dati marcoeconomici così strabilianti del 2006, quello che salta agli occhi è l’estrema debolezza dei consumi. Mentre tirano tantissimo le esportazioni e sono ripresi un po’ anche gli investimenti. E tutti gli economisti più acuti dicono che il problema è, casomai, di aiutare le imprese a ristrutturarsi, a rendersi meno dipendenti dai flussi dell’export. Un problema diverso e più urgente del problema del livello delle loro tasse.

      Alla vigilia di una tornata elettorale non proprio irrilevante per le sorti di questo governo sarebbe insomma molto più importante dare un segnale alle famiglie e ai consumatori. E liberare il ministro dell’Economia dallo strano stato di trance autolesionista in cui è caduto sabato, dal palco del forum dei commercianti.