“Commenti” Salario minimo? Niente leggi (S.Pezzotta)

24/01/2006
    martedì 24 gennaio 2006

    Pagina 34 – Economia

    Salario minimo? Niente leggi

    Savino Pezzotta

      Sulla prima proposta di Boeri e Garibaldi, la "semplificazione delle figure contrattuali", la Cisl non può che essere d´accordo. Quella che viene avanzata è la storica proposta della Cisl la quale ritiene che la legge debba, al massimo, delimitare il campo nel quale le parti sociali hanno la facoltà di determinare le regole pattizie per loro natura più flessibili e adattabili alle varie realtà.

      Sulla proposta di uniformare il contributo previdenziale per tutti i tipi di rapporto di lavoro il consenso della Cisl è ovvio, essendo questa la proposta che la Cisl avanza da anni quale strumento per evitare fra le altre cose il dumping da costi sociali.

      Più problematico per noi è l´approccio al salario minimo definito per legge. Ancor più problematico se il salario minimo, definito legislativamente, è anche differenziato per età, per regione, o altro. A nostro avviso, questo è terreno in cui le parti sociali debbono restare le uniche vere protagoniste. Come sempre nulla osterebbe da parte nostra ad un successivo recepimento legislativo di quanto rinvenuto dalle parti.

      Sull´ultimo tema proposto dall´articolo ("facilitare la transizione verso il contratto a tempo indeterminato"), il ragionamento deve essere per forza di cose più complesso. Perché, anche in questo campo, l´invasione della regolazione per legge dei rapporti di lavoro ha creato situazioni assai difficili da districare, soprattutto se si perpetua l´uso della legge per regolare materie così poco omogenee. A nostro avviso, non si possono regolare in modo uniforme situazioni tanto diverse. Sono infatti diversi i mercati di lavoro territoriali, sono diverse le figure professionali, sono diverse le organizzazioni del lavoro fra settori produttivi, fra piccole, medie e grandi imprese, fra pubblico e privato, fra imprese che lavorano nel mercato interno e imprese che operano nel mercato globalizzato. In ogni caso la direttrice di marcia proposta, ovvero quella di restringere l´area dei contratti a tempo determinato alle prestazioni lavorative veramente a termine, alla luce delle esperienze maturate, è sicuramente condivisibile. L´allungamento del periodo di prova, non inaccettabile in termini di principio, dovrebbe essere invece modulato contrattualmente dalle parti sociali a seconda delle figure professionali e delle realtà produttive.

    l´articolo compare sul sito
    www.lavoce.info