“Commenti” Quel rifiuto Cgil che paralizza la concertazione (P.Ichino)

03/07/2006
    luned� 3 luglio 2006

    Pagina 1 e 20 – Opinioni

    LEGGE BIAGI

      Quel rifiuto Cgil che paralizza
      la concertazione

        di Pietro Ichino

          La nuova politica di concertazione tra governo, sindacati e imprenditori sulle politiche del lavoro � inceppata da una sorta di paralisi mentale che impedisce alla Cgil persino di avviare un confronto pragmatico con le altre confederazioni sulle questioni pi� importanti – dalla contrattazione collettiva alla rappresentanza nei luoghi di lavoro -, per costruire una posizione comune che possa essere oggetto di negoziazione.

          Oltre alle questioni dell’assetto della contrattazione collettiva e della rappresentanza sindacale nei luoghi di lavoro, un’altra questione cruciale, sulla quale questa incapacit� di dialogo pragmatico appare evidente, � quella posta dalla richiesta della Cgil, sempre pi� insostenibile, di abrogazione secca della legge Biagi. In questi giorni la Cgil, insieme all’ala sinistra della maggioranza, ha salutato con grande favore la prima uscita ufficiale del ministro Damiano: la circolare n. 17, con la quale egli ha impartito agli ispettori del lavoro indicazioni severe contro l’abuso delle false collaborazioni autonome nei call center. Ma il settimanale della Cgil Rassegna sindacale (al pari di Liberazione , Manifesto e Unit� ) si � ben guardato dal rilevare che quella circolare �, e dichiara esplicitamente di essere, un’applicazione rigorosa degli articoli 61-69 della legge Biagi.

          Quella circolare �, in realt�, la versione ridotta di una direttiva elaborata dal ministro del Lavoro precedente, della quale abbiamo dato notizia su queste pagine il 15 aprile scorso, originariamente destinata ad applicarsi a tutti i settori. Il neoministro Damiano ha preferito ridurre l’impatto di quel vero e proprio �giro di vite� maliziosamente predisposto dal suo predecessore, limitandolo per ora soltanto a un settore che occupa qualche decina di migliaia di lavoratori. Sta di fatto, comunque, che se si proseguir� su questa linea, indirizzando l’attivit� ispettiva secondo gli stessi nuovi criteri a tutte le altre zone del tessuto produttivo dove le false collaborazioni autonome si annidano, saranno sempre gli articoli 61- 69 della legge Biagi a costituire il riferimento normativo pi� efficace, tra quelli attualmente disponibili.

          Lo stesso discorso vale nella materia del nuovo apprendistato, la cui disciplina � assai pi� rigorosa di quella del vecchio contratto di formazione e lavoro. Ma il discorso vale anche per il �lavoro a chiamata�, gi� in precedenza consentito da una legge del 1962, ora sottoposto a regolamento e limitazioni pi� stringenti. E vale anche per lo staff leasing , che peraltro non ha ancora avuto alcuna applicazione concreta: esplicitamente previsto dalla legge Biagi per la gestione di servizi come quelli di pulizia, vigilanza, reception, consulenza informatica, marketing e alcuni altri, che oggi sono comunemente svolti nella forma dell’appalto di servizi, lo staff leasing non ridurrebbe certo, ma al contrario migliorerebbe le condizioni di stabilit� e protezione dei lavoratori in questi settori.

          Questo non toglie che la legge Biagi abbia, in realt�, molti difetti che possono e devono essere corretti, lacune che � urgente colmare. Su questo terreno dovrebbe e potrebbe collocarsi un’iniziativa efficace di concertazione tra i sindacati, gli imprenditori e il governo; ma quell’iniziativa � oggi impedita dal vero e proprio blocco mentale che rende la Cgil incapace di ragionare sugli effetti concreti e misurabili di quella legge e di aprire un discorso pragmatico sul suo possibile miglioramento. Al proprio viscerale rifiuto nei confronti di quella legge la Cgil oggi, incredibilmente, sacrifica addirittura i rapporti con le proprie alleate tradizionali Cisl e Uil, colpevoli di avere contribuito a scriverla; e sacrifica, ancor pi�, il proprio interesse a un rapporto fluido e costruttivo col governo. Non � un caso che a fomentare quel rifiuto totale e non negoziabile sia proprio la parte della Cgil che vuole impedire il ritorno alla politica di concertazione.

          I modi per superare questa paralisi sono due: il primo � che sia il ministro del Lavoro, senza curarsi troppo delle paturnie della Cgil, a prendere rapidamente l’iniziativa di una ragionevole correzione dei difetti e integrazione delle lacune della legge Biagi, per aprire a settembre il confronto con sindacati e imprenditori su una propria proposta. Il secondo � che, se non lo fa il ministro, quell’iniziativa la prendano Cisl, Uil e Ugl, senza attendere che passino i mali di pancia della consorella, aprendo poi la negoziazione in proposito con le associazioni delle imprese e con il governo.

            In entrambi i casi, alla Cgil sarebbe molto difficile chiamarsi fuori. E sono sempre pi� numerosi i dirigenti dello stesso sindacato maggiore i quali, pur non dichiarandolo pubblicamente, dentro di s� sperano in un’iniziativa di questo genere, che lo costringa a uscire dal vicolo cieco in cui si � cacciato.